Europa: “Se la Turchia attacca la Siria, i rifugiati arriveranno da noi”

Pubblicato il 9 ottobre 2019 alle 18:29 in Europa Immigrazione

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I funzionari dell’Unione Europea hanno manifestato la propria preoccupazione in merito alla possibilità che l’offensiva della Turchia condotta a Nord-Est della Siria provochi una nuova ondata di rifugiati in Europa.

È quanto emerso in occasione della riunione della Commissione Giustizia e Affari Interni del Consiglio dell’Unione Europea, composta dai ministri dell’Interno dei 27 Stati membri, la quale si è tenuta lunedì 7 e martedì 8 ottobre, in Lussemburgo.

Nel corso del vertice, i ministri hanno riconosciuto che la cosiddetta rotta del Mediterraneo orientale, che coinvolge la Turchia e la Grecia, è nuovamente divenuta il principale canale utilizzato dai richiedenti asilo per raggiungere l’Europa.

A tale riguardo, il viceministro per le Politiche Migratorie della Grecia, Giorgios Koumoutsakos, ha reso noto che “per la Grecia, dal maggio 2019 ad oggi, gli arrivi dei migranti sono aumentati del 240%”, motivo per cui “risulta facilmente immaginabile l’ampiezza della sfida” che il Paese è chiamato ad affrontare.

In virtù di tale fattore, la Grecia, la Bulgaria e Cipro hanno rilasciato, nel corso della riunione dei ministri dell’Interno europei, una dichiarazione congiunta, con la quale hanno richiesto maggiore attenzione verso la rotta del Mediterraneo orientale. Nello specifico, i 3 Paesi della regione orientale hanno dichiarato che “diversi fattori geopolitici, tra cui i conflitti nei dintorni dell’area, soprattutto in Siria, faranno sì che, molto probabilmente, tale trend allarmante continui nel breve e nel medio periodo”.

Da parte sua, il ministro degli Affari Esteri del Lussemburgo, Jean Asselborn, ha dichiarato di “sperare che non si verifichi l’operazione” della Turchia, aggiungendo altresì che a seguito dell’operazione i rifugiati siriani accolti dalla Turchia potranno un giorno essere ritrasferiti nel Nord-Est della Siria, fattore “in grado di generare una nuova ondata verso l’Europa”.

La Grecia, Cipro e la Bulgaria avevano deciso, giovedì 3 ottobre, di avviare una nuova iniziativa congiunta, la Eastern Mediterranean Migration Route Initiative (EMMRI), per gestire l’emergenza migratoria nel Mediterraneo orientale. Tale iniziativa, secondo quanto comunicato dai 3 Paesi, è tesa ad “aumentare la sensibilità e attivare gli altri Stati membri dell’UE, la Commissione e le altre istituzioni europee in merito al fatto che le sfide migratorie che Grecia, Cipro e Bulgaria stanno affrontando siano sempre maggiori, continue e chiaramente sproporzionate, soprattutto se paragonate alle altre regioni del Mediterraneo e dell’Unione Europea”.

In occasione della presentazione dell’iniziativa trilaterale, Nicosia, Atene e Sofia avevano riportato i dati dei report della Commissione europea e del Servizio Esterno dell’Unione, secondo cui “dall’11 agosto all’1 settembre 2019 sono giunti 1.133 migranti dalla rotta del Mediterraneo occidentale e dell’Atlantico, 1.369 attraverso la rotta del Mediterraneo Centrale e 4.879 dal Mediterraneo orientale”. Tali cifre, aveva sottolineato il comunicato, dimostrano l’esistenza di un trend, il quale “è ancora presente”.

Grecia, Cipro e Bulgaria non sono i primi Paesi che lanciano un’azione congiunta in materia di immigrazione. Lunedì 23 settembre, Italia, Malta, Francia, Germania e Finlandia avevano raggiunto un accordo in tale ambito, il quale prevede 4 punti principali.

Il primo sancisce l’obbligatorietà della redistribuzione dei migranti, la quale funzionerà con un meccanismo di ripartizione delle quote stabilite dai singoli Paesi che decideranno di sottoscrivere l’accordo. Il secondo punto prevede l’impiego di “tempi rapidi”, ovvero circa 4 settimane, per i ricollocamenti e la redistribuzione sia di chi ha ottenuto lo status di rifugiato, sia della totalità dei richiedenti asilo. In terzo luogo, una volta definita la quota da ridistribuire, i migranti verranno direttamente registrati nel Paese di destinazione, che ne curerà anche i rimpatri, e non più in quello di primo approdo. Secondo quanto sottolineato dal ministro italiano, infine, l’accordo, che verrà ora presentato agli altri Paesi dell’UE, stabilisce anche “la rotazione volontaria dei porti di sbarco, non solo quando quelli di Italia e Malta sono saturi”, il che rappresenta, ha dichiarato Lamorgese, “un primo passo concreto per un approccio di vera azione comune europea”.

Secondo le stime dell’IOM, dall’1 gennaio al 7 ottobre 2019 i migranti che hanno raggiunto l’Europa sono stati 85.619, di cui 69.346 via mare. Il numero di morti e dispersi ammonta invece a 1041, di cui 660 nella rotta del Mediterraneo Centrale, la quale vede la Libia tra i principali porti di partenza, 315 nella rotta occidentale, la quale coinvolge Marocco e Algeria, e 66 nella rotta orientale, il cui principale porto di partenza è la Turchia. I Paesi europei maggiormente colpiti dal fenomeno migratorio sono la Grecia, la Spagna, Cipro, l’Italia e Malta. In particolare, dall’1 gennaio al 7 ottobre 2019, sono giunti 44.561 migranti in Grecia, 23.685 in Spagna, 7.942 in Italia, 4.944 a Cipro e 2.867 a Malta. Paragonando i dati alle cifre totali riguardanti lo stesso periodo del 2018, gli arrivi sono diminuiti del 20.6%. 

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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