Etiopia: polizia reprime le proteste ad Amhara

Pubblicato il 9 ottobre 2019 alle 15:30 in Africa Etiopia

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La polizia etiope ha lanciato gas lacrimogeno contro centinaia di manifestanti radunatisi davanti a un tribunale della città settentrionale di Bahir Dar, nello Stato regionale di Amhara, per protestare contro le violenze che continuano ad agitare l’area da quando, il 22 giugno, un tentato golpe è stato sventato dalle forze di sicurezza. Nel fallito colpo di Stato, il governatore dello Stato regionale, Ambachew Mekonnen, è rimasto ucciso insieme al suo consigliere e, oltre a loro, hanno perso la vita anche il Generale etiope Seare Mekonnen, Capo di Stato maggiore dell’esercito, ucciso da un proiettile sparato dalla sua guardia del corpo, e un altro ufficiale in pensione. Il 24 giugno, le autorità di Addis Abeba avevano rivelato che l’organizzatore del golpe, il generale Asamnew Tsige, era stato eliminato dalle forze di sicurezza etiopi. Successivamente, nella stessa giornata, un gruppo di uomini in uniforme mimetica aveva ucciso più di 50 persone nella zona di Metakal, nella regione occidentale di Benishangul-Gumuz. “Stiamo ancora indagando, ma abbiamo il sospetto che gli aggressori potrebbero essere le stesse persone coinvolte nel colpo di Stato fallito nella regione di Amhara”, aveva dichiarato il capo della sicurezza locale in tale occasione. 

Gli abitanti chiedono da mesi di sapere la verità sugli omicidi e di recente l’intensità delle proteste si è fatta più incombente. Desalegn Chane, presidente del nuovo partito del Movimento Nazionale di Amhara (NAMA), ha confermato che la polizia ha sparato gas lacrimogeno contro i manifestanti. “I giovani hanno protestato, la polizia ha sparato gas lacrimogeni e li ha dispersi”, ha detto a Reuters, aggiungendo che non ci sono state vittime. Il portavoce del governo regionale si è invece rifiutato di commentare e anche gli alti ufficiali di polizia non si sono resi disponibili ad eventuali commenti. “I manifestanti hanno cantato e gridato alle autorità governative di rivelare la verità intera sui fatti del 22 giugno”, ha dichiarato Chane. Hanno poi chiesto il rilascio dei prigionieri attesi a processo a causa delle accuse di violenza. Tra questi c’è il generale di brigata Tefera Mamo, ex capo delle forze speciali di Amhara.

 Lo Stato settentrionale di Amhara ospita il secondo maggiore gruppo etnico del Paese che prende il nome dalla stessa regione. La violenza di giugno è stata una delle sfide maggiori per il governo del giovane primo ministro Abiy Ahmed, le cui riforme economiche e politiche hanno trasformato il volto di una delle più repressive nazioni dell’Africa orientale e hanno cercato di contenere, ancora senza grandi successi, i numerosi e gravi scontri etnici che sconvolgono il Paese. Le proteste di martedì 8 ottobre, davanti al tribunale di Bahir Dar, dimostrano che le forze di sicurezza regionali continuano a mostrare ancora un volto piuttosto severo durante la repressione delle manifestazioni a base etnica e politica.

L’Etiopia continua a fare i conti con la questione etnica dopo che l’ultimo round di violenze esploso nello Stato nordorientale di Amhara ha provocato la morte di 22 persone nell’arco di una settimana. Gli scontri sono scoppiati quando, venerdì scorso, un gruppo di uomini armati ha ucciso 10 persone durante un’imboscata contro un minibus che attraversava la città di Gondar, nel Nord di Amhara. Il giorno successivo, anche 12 soldati sono rimasti uccisi quando due convogli con a bordo il personale delle forze speciali sono stati presi d’assalto.

Secondo il presidente del nuovo partito del Movimento Nazionale di Amhara (NAMA), Desalegn Chane, la violenza sarebbe stata perpetrata dal Kimant Committee, un gruppo di leader eletti a livello locale che fanno campagna per l’autodeterminazione del popolo Kimant, un sottogruppo etnico della regione. Fekadu Mamo, presidente del Committee, ha negato le accuse e ha affermato che i membri del gruppo si stavano difendendo dopo essere stati attaccati dalle milizie locali.

L’ambasciata americana ad Addis Abeba ha emesso un avviso di sicurezza giovedì 3 ottobre, affermando di aver ricevuto notizie di spari, blocchi stradali e distruzione di proprietà nella città di Gondar e nella più ampia regione di Amhara.

Secondo le autorità governative, il tentato colpo di Stato e le violenze che si sono susseguite facevano parte di un complotto ideato da un generale ribelle e portato avanti dalla sua milizia. Il fine ultimo sarebbe stato la conquista della regione di Amhara. Tali eventi rivelano la forte instabilità che caratterizza l’Etiopia, nonostante l’operato del riformista del premier Abiy Ahmed. Il 2 aprile 2019 si è concluso il suo primo anno di mandato. Il primo ministro etiope è il leader più giovane del continente africano. Nell’arco di 12 mesi, Abiy è stato promotore di una serie di riforme sociali, economiche e di sicurezza che hanno portato sia a una svolta nella politica interna ed estera del Paese, il più popoloso dell’Africa dopo la Nigeria, sia a un nuovo equilibrio diplomatico nel Corno d’Africa. La sua azione riformatrice è talmente determinata che l’Etiopia sembra essere a un bivio tra dittatura e democrazia. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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