Brexit, Europa: “Non siamo in grado di raggiungere un accordo”

Pubblicato il 9 ottobre 2019 alle 19:04 in Europa UK

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I leader dell’Unione Europea hanno messo da parte le proposte sulla Brexit avanzate dal Regno Unito, accusando il premier inglese, Boris Johnson, di aver presentato a Bruxelles idee non collaudate per risolvere la crisi sul confine irlandese.

È quanto reso noto, martedì 8 settembre, dalla BBC, la quale, a seguito di una sessione del Parlamento europeo, ha rivelato quanto dichiarato dal presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, il quale ha rivelato ai deputati di Bruxelles di “non poter escludere” del tutto di riuscire a raggiungere un accordo con Londra nei prossimi giorni, nonostante i progressi siano stati limitati.

A tale riguardo, anche il premier inglese ha dichiarato di rimanere “ottimista, ma con cautela”, in merito al raggiungimento di un accordo con Bruxelles.

Perché questo avvenga, tuttavia, il negoziatore capo dell’UE, Michel Barnier, ha dichiarato che è necessario che Bruxelles riceva “oggi stesso, non domani”, nuove proposte, in grado di funzionare e di risolvere lo stallo che si è creato sull’alternativa al backstop, la clausola dell’accordo di recesso negoziata dall’ex premier, Theresa May, fortemente contrastata dall’attuale governo, ma fortemente sostenuta dall’Unione Europea.

In sintesi, il backstop prevede che la Gran Bretagna rimanga in un’unione doganale temporanea con l’UE dopo la Brexit, fino a soluzione migliore. Tale clausola impedirebbe il ritorno di un confine duro in Irlanda, unica frontiera terrestre tra Gran Bretagna e UE, misura duramente contrastata da Johnson in quanto renderebbe il Regno Unito dipendente dall’UE.

In alternativa al backstop, il governo inglese aveva presentato, il 2 ottobre, le proprie proposte all’UE. Tale alternativa consiste nell’istituzione di un backstop con la sola Irlanda del Nord, la quale vedrà, come allo stato attuale, l’inesistenza dei controlli con l’Irlanda per lo scambio di beni materiali e alimentari, consentendo all’Irlanda del Nord di avere gli stessi limiti all’importazione che vi sono negli altri Paesi dell’UE. Parallelamente, però, Belfast rimarrà nel territorio doganale del Regno Unito, divenendo di fatto un confine doganale con l’Irlanda. Ciò comporterà che verranno effettuati i consueti controlli doganali, tranne che sui beni materiali e alimentari, ma questi avverranno in luoghi lontani dai confini.

Bruxelles, tuttavia, non ha accettato la proposta in merito all’uscita dell’Irlanda del Nord dall’unione doganale con l’UE, il che farebbe scaturire l’obbligo di controlli alla frontiera e di istituzione di barriere doganali con l’Irlanda.

Nello specifico, secondo quanto rivelato da Barnier, con tale proposta il Regno Unito ha suggerito di “sostituire una soluzione operativa, pratica e legale” finalizzata ad evitare un confine duro con l’Irlanda, con “una soluzione esclusivamente temporanea”. Parallelamente, secondo Barnier, l’alternativa inglese “non è stata testata” e si basa, tra le altre cose, su strumenti tecnologici “che ancora non sono stati sviluppati”.

Per tale ragione, ha reso noto Barnier, le due parti “non sono di sicuro nella posizione di riuscire a raggiungere un accordo”, sebbene vi sia l’intenzione di farlo entro il prossimo vertice del Consiglio europeo, programmato per il 17 e 18 ottobre.

Ciò che serve, ha commentato Barnier, “sono veri controlli, operativi e credibili, dato che si sta parlando della credibilità del mercato unico, nei confronti dei consumatori, delle aziende e degli Stati terzi con cui sono stati siglati gli accordi”.

Il tema delle proposte inglesi avanzate in alternativa al backstop sarà anche al centro dell’incontro che si terrà giovedì 10 ottobre tra Johnson e il suo omologo irlandese, Leo Varadkar, il quale aveva avuto modo di effettuare un colloquio telefonico con Johnson all’indomani della presentazione delle alternative al backstop. A seguito del colloquio telefonico, Varadkar aveva rilasciato una dichiarazione ufficiale, con la quale aveva reso noto che, secondo l’Irlanda, “le proposte del Regno Unito non rispettano gli obiettivi prefissati dal backstop”.

Il Regno Unito ha assunto l’impegno di lasciare l’UE entro il 31 ottobre rinegoziando l’accordo precedentemente raggiunto tra Buxelles e l’ex premier, Theresa May, il quale era stato respinto per tre volte dai legislatori, oppure andando via senza aver concordato un accordo di recesso.

Lunedì 9 settembre, però, il Parlamento aveva ottenuto l’approvazione della regina sul disegno di legge che di fatto vieta l’uscita dall’UE senza un accordo. La legge approvata prevede che il primo ministro avrà tempo fino al 19 ottobre, ovvero 2 giorni dopo il vertice con l’Unione, per raggiungere un accordo con l’UE e farlo approvare dal Parlamento inglese o, in alternativa, ottenere il consenso dei deputati sull’uscita senza un accordo. Nel caso in cui ciò non avvenga entro il 19 ottobre, il premier dovrà a quel punto chiedere a Bruxelles un’estensione della scadenza per l’abbandono da parte del Regno Unito del blocco comunitario, prorogandola al 31 gennaio 2020, sempre se l’Unione non propone una data alternativa. In caso contrario, il premier avrà 2 giorni di tempo per accettare la nuova scadenza, che però potrà nel frattempo essere rigettata dai membri del Parlamento.

A tale riguardo, nella lettera a Juncker in merito alle alternative al backstop, Johnson ha dichiarato che “vi è davvero poco tempo per negoziare un nuovo accordo” e ciò deve essere fatto “prima della riunione del Consiglio Europeo” che si terrà il 17 e 18 ottobre.

Nonostante Johnson sostenga di essere in ogni caso intenzionato a lasciare il blocco comunitario entro il 31 ottobre, il governo inglese aveva promesso, il 4 ottobre, alla massima Corte scozzese che il premier, Boris Johnson, scriverà una lettera all’Unione Europea chiedendo una proroga dei tempi per uscire dal blocco comunitario, in caso di mancato raggiungimento dell’accordo di recesso.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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