Algeria: tra proteste e scioperi della fame

Pubblicato il 9 ottobre 2019 alle 10:10 in Africa Algeria

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L’Algeria continua ad essere teatro di violente manifestazioni che vedono in prima linea anche giovani studenti, i quali chiedono le dimissioni di tutti i “simboli” legati al precedente governo e contestano le prossime elezioni presidenziali, indette per il 12 dicembre.

In particolare, martedì 8 ottobre, le forze di polizia hanno ostacolato studenti desiderosi di marciare nelle strade della capitale algerina, lanciando nuovamente slogan contro l’ex presidente, Abdelaziz Bouteflika, ed il proprio entourage. Dopo essersi riuniti, i giovani algerini si sono visti bloccare dalle forze dell’ordine, una volta giunti nei pressi del Teatro Nazionale. Successivamente, circa 200 manifestanti si sono radunati nella strada principale della capitale, ma anche qui hanno assistito ad operazioni di repressione. Sebbene anche in precedenza sia stata adottata una linea dura contro i manifestanti, è la prima volta che si impedisce a studenti di marciare.

Una studentessa di architettura di 20 anni,Suraya, ha affermato che la polizia ha frenato molti giovani e ha dichiarato di aver assistito ad almeno cinque arresti. Da parte loro, media e blogger hanno parlato di decine di arresti indiscriminati, come affermato anche da un giornalista, Khaled Dararni, sul proprio account Twitter. “Siamo studenti, non siamo terroristi”, “Algeria libera e democratica” e “Un Paese civile, non uno Stato di polizia”, hanno urlato gli studenti contro la polizia. Non da ultimo, sono stati inneggiati anche slogan contro le elezioni del 12 dicembre, tra cui “Gaid Salah, no alle elezioni quest’anno”, mentre uno striscione dei manifestanti riportava: “Queste elezioni non si svolgeranno perché si tratta di frode e falsificazione”.

Di fronte a tale atmosfera, numerosi detenuti delle scorse settimane hanno intrapreso uno sciopero della fame, per denunciare il proprio arresto “ingiusto” e illegale e una detenzione “arbitraria”, sebbene sia stato dichiarato dagli stessi attivisti detenuti di vivere in buone condizioni. Questi si sono detti determinati nel proseguire con lo sciopero della fame perché credono in una giusta causa, legata al futuro dell’Algeria.

Sono circa otto mesi che l’Algeria è caratterizzata da un’atmosfera di mobilitazione politica e protesta. In particolare, la serie di moti popolari ha avuto inizio lo scorso 22 febbraio. Le richieste degli algerini includono soprattutto le dimissioni di tutte le personalità politiche legate all’ex presidente e il rinnovo dell’élite politica al potere. Dopo le prime 6 settimane, il 2 aprile, il presidente in carica, Abdelaziz Bouteflika, si è dimesso, mettendo fine a circa 20 anni di potere. Tuttavia, anche in seguito alla caduta dell’ex capo di Stato, le proteste sono continuate e i manifestanti si riuniscono regolarmente nelle piazze per contestare la presa di potere da parte delle forze armate, capeggiate da Ahmed Gaid Salah, generale dell’esercito ritenuto vicino a Bouteflika.

Nelle ultime ore, gli arresti contro esponenti dell’opposizione, giornalisti e attivisti pro-democrazia si sono moltiplicati, nella cornice di una campagna di arresti iniziata precedentemente, a due mesi di distanza dalle prossime elezioni. Secondo alcuni reporter di Algiers Herald, violenza e repressione sono state impiegate dalle forze dell’ordine anche contro giovani e bambini che si sono uniti agli studenti l’8 ottobre. A detta di organizzazioni per i diritti umani, sono centinaia i detenuti a causa delle proteste degli ultimi mesi, che hanno poi evidenziato l’aumento di azioni arbitrarie, rapimenti di bambini, processi rapidi e rinvii a giudizio.

L’indizione di elezioni presidenziali è stata motivo di scontento popolare in quanto i movimenti di mobilitazione e di opposizione, tra cui l’alleanza di “Alternativa Democratica”, considerano tale mossa un tentativo di imporre un sistema ed un potere simile al precedente. Si pensa altresì che ciò potrebbe portare nuovamente a fenomeni di favoritismo in campo politico, vista l’assenza di garanzie convincenti, e all’ascesa di personalità legate ancora all’entourage di Bouteflika.

Il generale Salah spinge da tempo per nuove elezioni, affermando che il voto immediato è l’unico modo per far uscire l’Algeria da questa situazione di stallo. Il capo di Stato ad interim, Abdelkader Bensalah, ha affermato che le elezioni rappresenteranno un’opportunità unica e consentiranno di riguadagnare la fiducia del Paese, oltre a costituire una porta per il popolo algerino verso una nuova fase promettente, che sarà segnata da una nuova realtà in cui poter praticare la vera democrazia. Tale decisione, a detta di Bensalah, è il risultato di un dialogo che ha portato a un consenso sulle elezioni e a garanzie per assicurarne la credibilità. “Le condizioni ci impongono elezioni anticipate, l’unica soluzione democratica ed efficace che consentirà al nostro Paese di superare la situazione attuale” sono state le parole di Bensalah, secondo cui votare costituisce non solo una necessità ma anche un requisito fondamentale per intraprendere un percorso verso la ripresa politica ed istituzionale del Paese e far fronte alle principali sfide economiche, sociali e di sicurezza.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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