Tunisia: verso i risultati definitivi delle elezioni parlamentari

Pubblicato il 8 ottobre 2019 alle 10:33 in Africa Tunisia

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La Tunisia ha assistito, domenica 6 ottobre, ad elezioni parlamentari, ad una settimana di distanza dal secondo turno di quelle presidenziali, previste per il 13 ottobre. Secondo quanto rivelato alla chiusura dei seggi e al termine dei sondaggi del 7 ottobre, i due partiti che hanno ottenuto il maggior numero di voti sono Ennahda, un partito di centro- destra, auto-definitosi “islamico” e “democratico”, e Il cuore della Tunisia, con a capo il populista Nabil Karoui.

I candidati alle elezioni parlamentari del 7 ottobre sono stati circa 16.000, provenienti da 200 partiti politici diversi. In gioco vi sono 214 seggi. Stando agli ultimi sondaggi, Ennahda ha ottenuto il 17.5% dei voti, arrivando al primo posto, mentre la seconda posizione è, al momento, occupata da “Qalb Tunis”, ovvero “Il cuore della Tunisia”, con il 15.6% dei voti. Risultati, questi ultimi, in attesa di una conferma che si prevede arriverà nelle prossime ore. Di fronte a tale scenario, il partito di centro-destra ha annunciato che negozierà con le altre parti e le liste indipendenti ad esso vicine per formare un governo. In particolare, il portavoce Emad al-Khemiri ha affermato che si cercherà di comporre un esecutivo in grado di rispondere alle esigenze di giustizia sociale e lotta alla corruzione. Non da ultimo, al-Khemiri ha affermato che tali primi risultati dimostrano la fiducia del popolo tunisino verso Ennahda ed il riconoscimento degli sforzi profusi per salvaguardare i valori conquistati con la rivoluzione e con la fase di transizione democratica.

In tale quadro, la Commissione elettorale indipendente ha reso noto che l’affluenza alle urne all’interno del Paese è stata del 41,3%, mentre il tasso di partecipazione all’estero è stato del 16,4%. Tali cifre rappresentano una netta diminuzione rispetto al 60% raggiunto con le elezioni legislative del 2014. Ciò si è verificato dopo che alle ore 14.00 del 6 ottobre l’affluenza era appena del 15%, fatto che ha spinto i membri della commissione elettorale a lanciare un appello ai cittadini affinché si recassero in massa alle urne. Secondo alcuni, i cittadini tunisini erano scoraggiati dal fallimento di ripetute coalizioni di governo che hanno visto Ennahda, partito che incorpora l’élite del Paese, impegnarsi con scarso successo per risanare un’economia debole e dei servizi pubblici fatiscenti.

Ennahda, considerato il maggiore partito politico tunisino, nonché quello che tuttora gode di più ampia popolarità a livello nazionale, si è trovato all’interno di numerose coalizioni di governo a partire dalla rivoluzione che, nel 2011, ha portato la democrazia nel Paese. Quanto a Karoui, egli è uno dei due candidati che sono riusciti ad arrivare al secondo round delle presidenziali, svoltesi il 15 settembre. L’uomo è stato arrestato il 23 agosto con accusa di riciclaggio di denaro e frode fiscale, accuse respinte. Nonostante ciò, la commissione elettorale aveva affermato che il candidato avrebbe avuto il diritto di competere per la posizione di presidente, in quanto non era stato emesso, al momento della candidatura, un verdetto contro di lui. La magistratura tunisina, il 18 settembre, si è rifiutata di rilasciare Karoui. Precedenti richieste erano già state respinte il 5 settembre dalla Corte d’Appello ed il 13 settembre dalla Corte Suprema di Cassazione.

Se i risultati delle parlamentari saranno confermati, Ennahda dovrà provare ad ottenere la maggioranza per formare un governo con i suoi alleati, e in ciò potrebbe incontrare delle difficoltà, a causa della disparità tra i blocchi parlamentari. Tuttavia, come accaduto con le elezioni presidenziali, ciò che si è verificato alle urne il 7 ottobre rappresenta l’ascesa di nuove forze che avranno influenza nel nuovo panorama politico tunisino, sia nella coalizione sia nell’opposizione. A diminuire sarà il ruolo di altri attori, come il Partito costituzionale libero, il fronte del vecchio regime prima della rivoluzione, la Dignity Coalition, conservatrice di destra, oltre ad altri partiti centristi come “Lunga vita alla Tunisia”, con a capo il premier Youssef Chahed.

Il Parlamento in Tunisia esercita il potere legislativo. Prima della riforma costituzionale del 1º giugno 2002, il parlamento era monocamerale. Successivamente, è diventato bicamerale, portando alla formazione della Camera dei deputati da un lato, altresì nota come camera bassa, e la Camera dei Consiglieri o camera alta dall’altro lato. La prima è composta da 214 seggi. I deputati membri vengono eletti dal popolo e rimangono in carica per un periodo di cinque anni. Almeno il 25% dei seggi deve essere riservato ai parlamentari appartenenti ai gruppi di opposizione mentre oltre il 27% dei deputati tunisini sono donne. La camera alta è, invece, composta da 112 membri, tra cui compaiono rappresentanti dei governatorati, rappresentanti delle organizzazioni professionali e delle figure nazionali. 41 consiglieri sono nominati direttamente dal capo dello Stato.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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