Sudan: dal Golfo 1.5 miliardi di dollari per la ripresa economica

Pubblicato il 8 ottobre 2019 alle 16:25 in Arabia Saudita Emirati Arabi Uniti Sudan

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Il Sudan ha ricevuto martedì 8 ottobre la prima metà del finanziamento da 3 miliardi di dollari promesso da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti ad aprile 2019 e aspetta di ricevere la restante parte entro la fine dell’anno. È quanto ha reso noto il ministro delle Finanze sudanese, Ibrahim Elbadawi, affermando che 500 milioni di dollari sono stati depositati nella Banca centrale mentre 1 miliardo di dollari sono stati ricevuti sotto forma di prodotti petroliferi e mezzi di produzione agricoli. Le lunghe file per il pane e il carburante sono una caratteristica ricorrente della lunga crisi economica del Sudan. I Paesi del Golfo hanno accettato di procedere con il pacchetto di aiuti subito dopo la cacciata dell’ex presidente sudanese Omar al Bashir, dando supporto in quel momento al Consiglio militare di transizione succedutosi al potere.

“Ho incontrato gli ambasciatori del Regno e degli Emirati Arabi Uniti e abbiamo concordato un programma preciso che, se Dio vorrà, potrà portarci alla fine del 2020 con tutto il finanziamento versato”, ha detto Elbadawi. Il ministro ha parlato a margine di un evento ad Abu Dhabi, dove il premier sudanese Abdalla Hamdok si è recato dopo aver visitato Riad, la scorsa settimana. Il primo ministro di Khartoum è stato accompagnato, durante il suo viaggio nel Golfo, dal generale Abdel Fattah al-Burhan, capo dell’attuale Consiglio Sovrano di Transizione. A fine settembre, Elbadawi aveva annunciato un piano di salvataggio economico della durata di 9 mesi volto a contenere l’inflazione dilagante e a garantire al contempo le forniture essenziali di beni di base. Tale misura permetterà di mantenere in vigore i sussidi di pane e benzina almeno fino a giugno 2020. Secondo i piani del primo ministro Hamdok, un tempo economista presso la Commissione economica delle Nazioni Unite per il panel africano, i sussidi saranno poi sostituiti da trasferimenti di denaro diretti rivolti alle famiglie povere.

Hamdok ha più volte sottolineato che la priorità del suo governo è quella di stabilizzare l’economia sudanese. Secondo quanto specificato da Elbadawi, il piano di salvataggio aiuterà ad alleviare l’inflazione, pur mantenendo alta l’offerta di beni primari, e servirà altresì a risistemare il budget del Sudan. Tra le intenzioni di Hamdok, poi, c’è anche quella di introdurre riforme significative alla spesa militare, cui è rivolta la maggior parte del bilancio del governo sudanese. Portare la pace in Sudan e risolvere i conflitti nelle regioni del Darfur, del Nilo Blu e del Kordofan meridionale libererebbe il budget del Paese dal peso di una pesante spesa militare. Secondo le parole del ministro Elbadawi, “il piano di salvataggio economico mira a ristrutturare il settore bancario, a razionalizzare la spesa pubblica, a far fronte agli oneri finanziari dello Stato e a riesaminare le esenzioni fiscali, dal momento che circa il 60% delle attività economiche presenti in Sudan è esente dalle tasse”.

Il nuovo primo ministro del Sudan ha prestato giuramento, mercoledì 21 agosto, come leader del governo di transizione, promettendo di riportare la stabilità a livello nazionale, risolvere la crisi economica e garantire una pace duratura. Il capo del deposto Consiglio militare, Abdel Fattah al-Burhan, ha invece assunto il ruolo di presidente del Consiglio Sovrano, l’organo che gestirà il Paese per 3 anni e 3 mesi fino a nuove elezioni. Tale organismo è composto da 10 membri, 5 nominati dai militari e 5 dai civili, più 1 che viene designato di comune accordo tra le parti. L’accordo di pace tra civili e militari è stato firmato il 17 luglio e promette di guidare la transizione pacifica verso la democrazia mettendo fine ai conflitti in corso e cercando di soddisfare le richieste dei cittadini, desiderosi di una svolta politica dopo anni di governo autoritario da parte dell’ex presidente Omar al-Bashir.

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Chiara Gentili

di Redazione

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