Regno Unito: Brexit “sull’orlo del collasso” dopo la telefonata tra Johnson e Merkel

Pubblicato il 8 ottobre 2019 alle 19:31 in Europa Germania UK

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Un informatore del governo inglese ha rivelato al Guardian che i dialoghi sulla Brexit sono “sull’orlo del collasso”, dopo che il premier, Boris Johnson, ha avuto un colloquio telefonico con la cancelliera tedesca, Angela Merkel, e dopo che il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha accusato Johnson di portare avanti uno “stupido gioco delle colpe”.

Il tutto, secondo quanto ricostruito dal Guardian, è emerso dopo che nel corso del vertice telefonico tra Johnson e Merkel, i due leader non sono riusciti a convergere in merito alla propria posizione sull’Irlanda del Nord, al centro della proposta inglese in alternativa al backstop, la clausola che di fatto è la causa dello stallo dei negoziati con Bruxelles. Il backstop, negoziato dall’ex premier, Theresa May, e sostenuto dai vertici dell’Unione Europea, prevede che la Gran Bretagna rimanga in un’unione doganale temporanea con l’UE dopo la Brexit, fino a soluzione migliore. Tale clausola impedirebbe il ritorno di un confine duro in Irlanda, unica frontiera terrestre tra Gran Bretagna e UE, misura duramente contrastata da Johnson in quanto renderebbe il Regno Unito dipendente dall’UE.

In alternativa al backstop, però, il governo inglese aveva presentato, il 2 ottobre, le proprie proposte all’UE. Tale alternativa, in sintesi, consiste nell’istituzione di un backstop con la sola Irlanda del Nord, la quale vedrà, come allo stato attuale, l’inesistenza dei controlli con l’Irlanda per lo scambio di beni materiali e alimentari, consentendo all’Irlanda del Nord di avere gli stessi limiti all’importazione che vi sono negli altri Paesi dell’UE. Parallelamente, però, Belfast rimarrà nel territorio doganale del Regno Unito, divenendo di fatto un confine doganale con l’Irlanda.

Bruxelles, tuttavia, non ha accettato la proposta in merito all’uscita dell’Irlanda del Nord dall’unione doganale con l’UE, il che farebbe scaturire l’obbligo di controlli alla frontiera e di istituzione di barriere doganali sul territorio irlandese.

Tale questione è stata, secondo quanto rivelato dall’informatore anonimo del Guardian, al centro del colloquio telefonico tra Johnson e Merkel, la quale chiedeva, a nome dell’UE, la permanenza dell’Irlanda del Nord nell’unione doganale, richiesta vista dal governo inglese quale “essenzialmente impossibile, non per ora ma per sempre”.

In virtù di ciò, il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha reagito inviando un Tweet diretto a Johnson, nel quale ha dichiarato che “ciò che è in ballo non è chi vince lo stupido gioco delle colpe”, ma “il futuro dell’Europa e del Regno Unito, oltre che la sicurezza e gli interessi dei nostri cittadini”. In maniera ancora più diretta, Tusk ha reso noto che Johnson “non vuole un accordo, non vuole una estensione, non vuole un annullamento”.

Da parte sua, Downing Street ha ribadito che il governo rimane concentrato al fine di raggiungere un accordo con l’UE, con la quale ha avviato i negoziati preliminari sulle proposte avanzate da Johnson il 2 ottobre.

Tuttavia, l’informatore anonimo del Guardian ha reso noto che Merkel “ha messo in chiaro che un accordo è altamente improbabile e che a suo parere l’UE porrà il veto sull’uscita dall’unione doganale”. In particolare, Merkel ha dichiarato che “se la Germania vuole lasciare l’UE può farlo senza problemi, ma il Regno Unito non può farlo senza lasciare che l’Irlanda del Nord rimanga per sempre in una unione doganale con l’UE e perfettamente allineata in materia di diritto comunitario”. In particolare, ha spiegato Merkel, “almeno l’Irlanda dovrà avere il potere di veto su tale questione”, essendo direttamente chiamata in causa.

Da ciò, la risposta del vicepremier irlandese, Simon Coveney, al Tweet di Tusk, in merito al quale Coveney ha reso noto di ritenere che sia “difficile essere in disaccordo, dato che riflette il senso di frustrazione di tutta l’Europa e l’enormità di cosa sia in ballo per tutti noi”. L’Irlanda, ha annunciato il vicepremier, “rimane disponibile a finalizzare un giusto accordo sulla Brexit, ma vi è bisogno di un governo inglese disponibile e volenteroso a lavorare con l’Unione al fine di riuscirci”.

Da parte sua, una portavoce della Commissione europea ha dichiarato che Bruxelles “non ha cambiato posizione” e che “vuole un accordo”, motivo per cui “sta lavorando con il Regno Unito”.

Il Regno Unito ha assunto l’impegno di lasciare l’UE entro il 31 ottobre rinegoziando l’accordo precedentemente raggiunto tra Buxelles e l’ex premier, Theresa May, il quale era stato respinto per tre volte dai legislatori, oppure andando via senza aver concordato un accordo di recesso.

Lunedì 9 settembre, però, il Parlamento aveva ottenuto l’approvazione della regina sul disegno di legge che di fatto vieta l’uscita dall’UE senza un accordo. La legge approvata prevede che il primo ministro avrà tempo fino al 19 ottobre, ovvero 2 giorni dopo il vertice con l’Unione, per raggiungere un accordo con l’UE e farlo approvare dal Parlamento inglese o, in alternativa, ottenere il consenso dei deputati sull’uscita senza un accordo. Nel caso in cui ciò non avvenga entro il 19 ottobre, il premier dovrà a quel punto chiedere a Bruxelles un’estensione della scadenza per l’abbandono da parte del Regno Unito del blocco comunitario, prorogandola al 31 gennaio 2020, sempre se l’Unione non propone una data alternativa. In caso contrario, il premier avrà 2 giorni di tempo per accettare la nuova scadenza, che però potrà nel frattempo essere rigettata dai membri del Parlamento.

A tale riguardo, nella lettera a Juncker in merito alle alternative al backstop, Johnson ha dichiarato che “vi è davvero poco tempo per negoziare un nuovo accordo” e ciò deve essere fatto “prima della riunione del Consiglio Europeo” che si terrà il 17 e 18 ottobre.

Nonostante Johnson sostenga di essere in ogni caso intenzionato a lasciare il blocco comunitario entro il 31 ottobre, il governo inglese aveva promesso, il 4 ottobre, alla massima Corte scozzese che il premier, Boris Johnson, scriverà una lettera all’Unione Europea chiedendo una proroga dei tempi per uscire dal blocco comunitario, in caso di mancato raggiungimento dell’accordo di recesso.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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