Pronta l’operazione turca in Siria, ma Trump minaccia Ankara

Pubblicato il 8 ottobre 2019 alle 12:29 in Siria Turchia USA e Canada

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Ankara ha annunciato che i preparativi per una grande operazione militare nel Nord-Est della Siria sono completi, ma il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha minacciato di “distruggere” l’economia della Turchia in caso di azioni “fuori dai limiti”. 

Le forze armate turche “non tollereranno mai l’istituzione di un corridoio terroristico ai nostri confini. Tutti i preparativi per l’operazione sono stati completati”, ha dichiarato, martedì 8 ottobre, il Ministero della Difesa di Ankara su Twitter. Già in passato la Turchia aveva suggerito l’ipotesi di un intervento a Est dell’Eufrate, ma aveva sempre posticipato tale progetto in quanto aveva posto in essere un accordo con Washington per creare una zona “cuscinetto” sicura, entro i confini siriani, che fosse sgombrata dai militanti curdi delle YGP. 

La sera di lunedì 7 ottobre, Trump ha però minacciato di “distruggere e cancellare” l’economia del Paese se questo avesse intrapreso un’azione “off limits” per il presidente degli Stati Uniti. Tali affermazioni sono state pubblicate sul profilo Twitter di Trump. “Come ho affermato con forza prima, e solo per ribadire, se la Turchia fa qualcosa che io, nella mia grande e ineguagliata saggezza, considero off limits, distruggerò e cancellerò totalmente l’Economia della Turchia (l’ho già fatto prima!)”, si legge nel post del presidente degli Stati Uniti. 

L’esercito statunitense ha dichiarato che “non supporterà e non sarà coinvolto nell’operazione” e “non sarà più presente nell’area”, secondo quanto riferito dalla Casa Bianca il 6 ottobre. Non è chiaro se gli Stati Uniti ritireranno tutte le 1000 truppe che sono presenti nel Nord della Siria. Per il momento, l’esercito USA ha evacuato due checkpoint a Tel Abyad e Ras al Ain, due città lungo il confine turco. Dal canto loro, le Syrian Democratic Forces (SDF), le forze che controllano la regione, guidate dalle YPG e sostenute dagli Stati Uniti, hanno risposto alle minacce turche tramite il loro portavoce, Mustafa Bali. Questo ha affermato di volere la stabilità nella regione, ma ha promesso di rispondere militarmente a qualunque attacco. 

Il ritiro è stato rapidamente condannato da un gruppo di politici bipartisan per il timore di violenze contro le forze curde che sono da tempo alleate con Washington e che hanno supportato gli Stati Uniti nella lotta all’ISIS nella regione. Il senatore Lindsey Graham, un repubblicano che di solito supporta Trump, ha affermato che la decisione è un “disastro in atto”. Anche le forze a guida curda, da parte loro, hanno accusato Washington di rinnegare i propri impegni, ritirando le truppe dal Nordest del Paese e aprendo la strada a un assalto turco nella regione controllata dai curdi. In una dichiarazione, rilasciata il 7 ottobre, le Syrian Democratic Forces (SDF) si sono impegnate a “difendere la nostra terra a tutti i costi” e hanno definito la decisione di Washington “una pugnalata alle spalle”.

Le SDF, guidate dalle Unità di Protezione del Popolo Curdo (YPG), sono state il principale alleato degli Stati Uniti in Siria e negli ultimi anni avevano ampliato il loro controllo nella Siria settentrionale e orientale, fino ad occupare una vasta area che si estende per 480 km dal fiume Eufrate al confine con l’Iraq. La Turchia considera le forze curde una “organizzazione terroristica” legata al il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), che ha condotto una campagna armata di decenni per l’autonomia in Turchia e che è considerata un’organizzazione illegale da Ankara. In vista dell’operazione turca, l’esercito statunitense ha cominciato il ritiro delle truppe dal Nord-Est della Siria, lunedì 7 ottobre. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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