L’Oman verso un futuro “non petrolifero”, primo Paese mediorientale nel commercio globale

Pubblicato il 8 ottobre 2019 alle 14:27 in Medio Oriente Oman

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Il sultanato dell’Oman ha dato inizio, il 7 ottobre, al forum per il Partenariato tra il settore pubblico e privato (PPP), alla luce dell’istituzione di un’autorità apposita che prenderà in esame 38 progetti in diversi campi, tra cui sanità, istruzione, trasporti e servizi pubblici, con l’obiettivo di diversificare l’economia omanita, renderla indipendente dal petrolio, e far sì che il settore privato svolga un ruolo sempre più rilevante per la crescita economica del Paese.

In tale occasione, il ministro delle Finanze, Darwish Al Balushi, ha evidenziato che una partnership tra il settore pubblico e privato potrebbe altresì portare ad una eventuale diminuzione del prezzo del petrolio. Pertanto, incentivare le attività produttive non legate al greggio significa intraprendere il giusto percorso per diversificare l’economia del sultanato e divenire, in tal modo, meno dipendenti dal cosiddetto oro nero.

In Oman, il settore non-petrolifero ha contribuito sempre di più nell’ultimo periodo alla crescita economica del Paese. Come evidenziato dal ministro omanita, nel 2018 le attività non petrolifere hanno contribuito al 70% del PIL, e tale risultato è stato raggiunto proprio grazie al ruolo rilevante assunto dal settore privato. Inoltre, la PPP rappresenta una delle pietre miliari della strategia omanita Vision 2040, che include, tra i diversi punti, progetti dal valore di circa 2.5 miliardi di rial omaniti per mettere in atto un’efficiente cooperazione tra il pubblico ed il privato nei prossimi anni.

In tal modo, il sultanato si prepara a qualsiasi fluttuazione dei prezzi del petrolio. A detta di al-Balushi, anche i giovani saranno inclusi nelle prossime strategie di sviluppo, in particolare nel settore delle energie rinnovabili, in cui potrebbero verificarsi cambiamenti simili a quelli apportati dalla quarta rivoluzione industriale. Non da ultimo, secondo quanto rivelato dal ministro, il governo omanita ha recentemente emanato una serie di legislazioni per promuovere gli investimenti nel Paese, tra cui la legge per gli investimenti di capitale straniero, quella per le compagnie commerciali, la norma per la privatizzazione ed un’altra riguardante la partnership tra il settore pubblico e privato.

In tale quadro, l’Oman è stato inserito nella lista dei 20 Paesi più emergenti in termini di commercio globale, pubblicata da Standard Chartered, una compagnia britannica che opera nel settore dei servizi bancari e finanziari. L’indice della Standard Chartered ha preso in esame 66 mercati in tutto il mondo, determinandone il potenziale per la crescita commerciale, sulla base di fattori riguardanti gli ultimi 10 anni, tra cui il dinamismo economico, la prontezza al commercio e la diversificazione delle esportazioni.

In particolare, Muscat è il primo membro mediorientale di tale classifica ed occupa la nona posizione a livello internazionale. Tali dati, a detta di Standard Chartered, dimostrano che il sultanato sta proseguendo sempre più sulla strada dell’internazionalizzazione dei propri mercati e della diversificazione economica, grazie anche ad accordi e politiche commerciali che rendono il Paese sempre più indipendente da risorse petrolifere. Le proprie strategie riguardano il settore manifatturiero, della logistica, il turismo, la pesca e le risorse minerarie, e mirano a capitalizzare le risorse naturali dell’Oman stesso, facilitando, al contempo, i rapporti commerciali con l’estero. Non da ultimo, tale risultato rende il sultanato un centro di importanza rilevante per l’intera regione mediorientale.

Sul versante politico, per decenni l’Oman è stato fautore di un fragile equilibrio diplomatico, rapportandosi con l’Arabia Saudita, con l’Iran e con il resto dei membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG) senza prendere parte ai violenti scontri regionali. Il Sultanato dell’Oman è stato spesso descritto come “intermediario” o “oasi di pace e stabilità”, grazie alla propria neutralità ed al proprio ruolo di mediatore nelle contese regionali e nazionali. Tale politica è incarnata dal proprio sovrano, il sultano Qaboos bin Said al-Said, da 49 anni a capo del Paese e fautore principale di una politica di non ingerenza ed indipendenza.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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