Camerun: il processo di pace va avanti tra successi e perplessità

Pubblicato il 8 ottobre 2019 alle 12:11 in Africa Camerun

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Il presidente del Camerun, Paul Biya, ha elogiato i risultati raggiunti grazie al processo di pace avviato nel Paese per risolvere la crisi delle regioni anglofone dell’Ovest. “Il dialogo ha offerto l’opportunità di riaffermare ancora una volta il nostro attaccamento alla pace e alla concordia”, si legge in un tweet della presidenza rivolto alla popolazione. Il governo si aspetta che i colloqui aprano la porta a un accordo di pace storico che ponga fine agli scontri tra l’esercito e le milizie separatiste delle regioni nord e sudoccidentali. Queste ultime hanno cominciato a battersi, nel novembre 2016, per la costituzione di uno Stato autonomo con il nome di Ambazonia. Decenni di risentimento scatenati dalle discriminazioni perpetrate dalla maggioranza francofona del Camerun hanno provocato un conflitto armato che è costato la vita a circa 2.000 persone e ha costretto mezzo milione di abitanti ad abbandonare le proprie case.

I separatisti hanno partecipato alla Conferenza di Dialogo Nazionale, cominciata la scorsa settimana, presentando una serie di condizioni da imporre alle autorità di Yaounde, incluso il rilascio di 10 leader del gruppo condannati all’ergastolo dal tribunale militare della capitale ad agosto. Il presidente Biya, pochi giorni dopo, ha annunciato la scarcerazione di 333 militanti separatisti e i delegati presenti alla conferenza hanno adottato una risoluzione che prevede l’istituzione di uno “status speciale” per le aree di lingua inglese “finalizzato a rafforzare l’autonomia delle zone amministrative”. Un inviato di Al Jazeera da Yaounde, Ahmed Idris, ha affermato che “le regioni avranno maggiori entrate per svolgere le loro attività quotidiane, nonché per realizzare i propri progetti” e che i residenti potranno votare direttamente per i propri funzionari, compresi i governatori, precedentemente nominati dal governo federale.

Mentre il governo e l’opposizione hanno entrambe accolto con favore le raccomandazioni emesse dalla Conferenza di Dialogo Nazionale e hanno parlato di un buon primo passo verso il cambiamento, diversi ribelli separatisti hanno già dichiarato di non essere impressionati dalle iniziative proposte. Ebenezer Akwanga, uno dei leader di spicco del movimento, ha affermato che il popolo dell’autoproclamatasi Ambazonia, il Paese che i separatisti vogliono ritagliarsi dal Camerun, “non ha bisogno di uno status speciale”. “Non vogliamo far parte del Camerun”, ha detto Akwanga. “L’Ambazonia sta marciando verso la libertà e niente può fermarci”, ha aggiunto.

Nel 2016, in Camerun si verificarono alcuni movimenti pacifici di protesta, guidati da insegnanti e avvocati, contro l’emarginazione della minoranza anglofona attuata da parte del governo del Paese, a maggioranza francofona. Tuttavia, tali manifestazioni si sono trasformate in conflitti armati, che sono stati aggressivamente repressi dalle forze governative. Da quando le regioni anglofone, situate a Nord-Ovest e Sud-Ovest, hanno cominciato a battersi, nel novembre 2016, il numero delle forze di sicurezza e gli interventi militari per fronteggiare la crisi sono aumentati, secondo i dati di Amnesty International. Nel corso dei due anni passati, più di 25 soldati sono morti in una serie di raid per cercare di ottenere l’indipendenza. Migliaia di camerunensi sono fuggiti dal Paese, rifugiandosi nella vicina Nigeria. Gli Stati Uniti e i gruppi per i diritti umani hanno accusato il governo di Yaoundè di aver raso al suolo interi villaggi e di aver perpetrato uccisioni mirate nelle regioni anglofone del Paese, ma le autorità hanno negato.

Le tensioni nel Paese si sono aggravate quando, il primo ottobre 2017, i separatisti hanno proclamato l’indipendenza dell’Ambazonia, conosciuta anche come Camerun britannico del Sud, e creato un governo provvisorio, osteggiato dal presidente Biya. Nonostante alcuni tentativi di mediazione tra il governo e i gruppi secessionisti, nessuna azione concreta è stata ancora intrapresa. Da allora, sono state uccise almeno 1.800 persone, mentre circa 500.000 cittadini sono stati costretti ad abbandonare le proprie case.  

Le radici della divisione linguistica nello Stato africano risalgono alla fine della Prima Guerra Mondiale, quando la Società delle Nazioni decise di spartire il Camerun, ex colonia tedesca, tra i vincitori inglesi e francesi. Quando la Repubblica del Camerun ottenne l’indipendenza dalla Francia nel 1960, il Camerun del sud, sotto la dominazione inglese, si unì ad essa. Tuttavia, le politiche delle autorità centrali hanno sempre pesato sulla minoranza anglofona, che costituisce circa il 20% della popolazione e si sente emarginata culturalmente ed economicamente.

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Chiara Gentili

di Redazione

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