Yemen: Hodeidah tra proteste e attacchi Houthi

Pubblicato il 7 ottobre 2019 alle 10:01 in Medio Oriente Yemen

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Il governatorato di Hodeidah, nel Sud-Ovest dello Yemen, ha assistito, il 6 ottobre, sia a nuovi attacchi da parte dei ribelli sciiti Houthi sia a proteste dei cittadini locali contro la coalizione a guida saudita, attiva nel perdurante conflitto del Paese.

In particolare, i ribelli Houthi hanno condotto una violenta operazione ed intensi bombardamenti contro le postazioni delle forze congiunte del distretto di Ad-Durayhimi, nel Sud di Hodeidah. Secondo quanto rivelato da fonti militari locali, sono state utilizzate armi di grosso calibro e artiglieria pesante. Tale operazione si inserisce nel quadro di una violenta escalation che ha interessato, nelle ultime settimane, soprattutto Hays e At-Tuhayta. Questi ultimi rappresentano due centri urbani di notevole importanza, nonché punti fondamentali per il passaggio di rifornimenti verso il Sud-Ovest e l’Est di Hodeidah, dove vi è un costante movimento di truppe. Per tale motivo, i ribelli hanno cercato, ripetutamente, di prenderne il controllo.

L’ultima escalation giunge dopo che, il 9 settembre scorso, il Comitato delle Nazioni Unite per il coordinamento della ridistribuzione delle truppe a Hodeidah ha deciso di schierare squadre di monitoraggio in quattro punti della città. In particolare, dopo due giorni di riunioni, la commissione ha affermato di aver concordato l’attuazione di un meccanismo di tregua e cessate il fuoco, di cui si era già discusso in una riunione del 14 luglio scorso, quando i rappresentanti del governo yemenita e quelli del movimento Houthi si sono incontrati per la prima volta in 5 mesi, per discutere il ritiro delle forze ribelli da Hodeidah.

Il dislocamento delle truppe è una parte cruciale dell’accordo di cessate il fuoco raggiunto in Svezia l’ultimo giorno dei colloqui di pace, il 13 dicembre 2018. Quest’ultimo è un patto in base al quale gli Houthi avevano accettato di ritirarsi da tutti e 3 i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere alla delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area. Secondo quanto stabilito nel patto, il dislocamento dei contingenti Houthi sarebbe dovuto avvenire 21 giorni dopo l’annuncio del cessate il fuoco, il 18 dicembre 2018, ma quella data non è mai stata rispettata.

In tale quadro, il 6 ottobre, Hodeidah ha visto altresì i cittadini yemeniti scendere in piazza, per protestare contro la detenzione di alcune navi da soccorso da parte della coalizione emiratina-saudita, in un momento in cui si avverte un bisogno impellente di aiuti umanitari e assistenza. Inoltre, sono state altresì denunciate le politiche attuate dalla coalizione che mirerebbero, a detta dei manifestanti, a far morire di fame il popolo yemenita. Pertanto, le Nazioni Unite e le altre organizzazioni internazionali attive in Yemen sono state invitate ad intervenire per porre fine a tali pratiche e consentire l’arrivo di aiuti umanitari.

Da parte loro, i ribelli Houthi hanno negato l’impiego dei porti di Hodeidah sul Mar Rosso come basi militari. Tale accusa era stata precedentemente rivolta dal portavoce della coalizione a guida saudita, Turki al-Maliki, ma, a detta degli Houthi, si tratta di affermazioni infondate che mirano a giustificare le azioni di aggressione e l’assedio nel governatorato delle milizie saudite-emiratine. Non da ultimo, i ribelli sciiti hanno riportato che una delle ultime violazioni ha visto l’impedimento per 13 navi, con a bordo derivati di petrolio, di approdare in uno dei porti di Hodeidah, nonostante il permesso concesso in sede Onu.

Hodeidah rappresenta un ingresso di vitale importanza per le importazioni di merci e aiuti umanitari, nonché un’ancora di salvezza per milioni di residenti yemeniti fuggiti da altre aree del Paese, a seguito della guerra civile scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbu Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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