Siria: USA ritirano le truppe in vista dell’attacco turco

Pubblicato il 7 ottobre 2019 alle 11:46 in Siria USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’esercito statunitense ha cominciato il ritiro delle truppe dal Nord-Est della Siria, lunedì 7 ottobre, in vista di un’operazione militare della Turchia contro le forze curde presenti nell’area. 

Ankara ha comunicato che l’operazione militare turca in Siria, che sarà effettuata via terra e via cielo, a Est del fiume Eufrate, potrebbe iniziare ormai “in ogni istante”. Il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato che il suo Paese ha come scopo ultimo quello di portare la pace e far in modo che i rifugiati tornino nel proprio Paese. Il leader turco, durante un raduno politico, si è detto spazientito dall’approccio statunitense: “Abbiamo avvertito in ogni modo i nostri interlocutori sulla situazione ad Est dell’Eufrate e abbiamo agito con pazienza a sufficienza”. Erdogan ha poi fatto intendere che le forze turche sono ormai pronte ad agire contro i militanti curdi, nonostante questi siano stati supportati dagli Stati Uniti e siano stati centrali nella lotta contro l’ISIS. “Ci siamo preparati, abbiamo completato i nostri piani operativi, dato le istruzioni necessarie”, ha riferito Erdogan. Il presidente turco ha aggiunto che la campagna militare può iniziare fin da subito, “già oggi o domani”. 

L’esercito statunitense ha dichiarato che “non supporterà e non sarà coinvolto nell’operazione” e “non sarà più presente nell’area”, secondo quanto riferito dalla Casa Bianca. Non è chiaro se gli Stati Uniti ritireranno tutte le 1000 truppe che sono presenti nel Nord della Siria. Per il momento, l’esercito USA ha evacuato due checkpoint a Tel Abyad e Ras al Ain, due città lungo il confine turco. Dal canto loro, le Syrian Democratic Forces (SDF), le forze che controllano la regione, guidate dalle YPG e sostenute dagli Stati Uniti, hanno risposto alle minacce turche tramite il loro portavoce, Mustafa Bali. Questo ha affermato di volere la stabilità nella regione, ma ha promesso di rispondere militarmente a qualunque attacco. “Non esiteremo a far diventare qualsiasi attacco non provocato della Turchia una guerra vera e propria sull’intera frontiera per difendere noi e il nostro popolo”, ha annunciato Bali, aggiungendo che le SDF, le quali avevano reso noto di essere indietreggiate di 14 km su alcuni punti del confine, sono impegnate a tener fede agli accorti presi tra Washington e Ankara, e continueranno a rispettare tale patto a condizione che “le minacce di pericolo cessino”.

Già in passato la Turchia aveva suggerito l’ipotesi di un intervento a Est dell’Eufrate, ma aveva sempre posticipato tale progetto in quanto aveva posto in essere un accordo con Washington per creare una zona “cuscinetto” sicura, entro i confini siriani, che fosse sgombrata dai militanti curdi delle YGP. Il primo accordo di tale tipo risale al 17 settembre 2018. In tale data, Turchia, Russia, Iran e Siria, a Sochi, avevano raggiunto un’intesa, con l’obiettivo di scongiurare un massiccio assalto del regime a Idlib e nelle province vicine, dove si erano raggruppati i gruppi ribelli che erano stati sconfitti e i civili evacuati dalle altre città. Con tale accordo era stata istituita un’area di 15 – 20 km in cui queste persone, insieme alle proprie famiglie e ad altri civili scappati da diverse zone di conflitto, potessero considerarsi al sicuro rispetto agli attacchi del regime. Questa zona è rimasta l’unica non ancora sotto il pieno controllo del regime siriano ma le parti russa e turche stanno ancora discutendo sull’invio di truppe congiunte nell’area.

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.