Iraq: 104 i morti delle proteste, Washington a fianco di Baghdad

Pubblicato il 7 ottobre 2019 alle 15:46 in Iraq Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Secondo quanto affermato dai Ministeri della Difesa e dell’Interno iracheni, il bilancio delle vittime causate dalle manifestazioni, iniziate il 1° ottobre a Baghdad, è di 104 morti e circa 6.000 feriti. Tra questi, vi sono anche membri delle forze militari.

In particolare, il Ministero della Difesa ha negato il coinvolgimento delle forze del regime nelle operazioni di uccisione che hanno accompagnato le manifestazioni. A tal proposito, sono state condannate delle “mani maligne” che hanno creato maggiore tensione nel Paese, i cui dettagli saranno rivelati alla fine delle indagini in corso.

Da parte sua, il Ministero dell’Interno ha poi specificato che tra le vittime decedute vi sono altresì 8 membri delle forze di sicurezza. I feriti, a detta della medesima fonte, sono 6107, comprendenti 1241 agenti delle forze dell’ordine. Inoltre, l’ultima ondata di manifestazioni ha causato l’incendio di 8 sedi partitiche e altri 51 edifici.

Anche la sera del 6 ottobre i cittadini sono scesi nelle strade irachene, sebbene in numero limitato rispetto ai giorni precedenti, nonostante una calma relativa che aveva caratterizzato il Paese nelle prime ore del mattino. A tal proposito, una fonte medica ha riferito della morte di 5 persone, nell’Est della capitale.

In tale quadro, sempre il 6 ottobre, nel corso di un incontro con il governo iracheno, il primo ministro, Adel Abdul Mahdi, ha affermato che l’esecutivo di Baghdad si sta impegnando per presentare un programma operativo, volto ad alleviare le sofferenze del popolo iracheno e perseguire coloro che sono stati accusati di corruzione e manipolazione di denaro pubblico.

Mahdi ha poi chiesto ai manifestanti di astenersi dall’uscire per le strade di Baghdad e degli altri governatorati, oltre ad aver evidenziato la distruzione di numerosi edifici istituzionali statali e sedi di partito, nel corso delle manifestazioni degli ultimi giorni.

Inoltre, il 7 ottobre, il premier iracheno, ha discusso delle manifestazioni verificatisi con il segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo. Quest’ultimo ha ribadito il sostegno e la fiducia di Washington verso gli sforzi profusi dal governo di Baghdad per rafforzare la sicurezza e la stabilità del Paese.

Sempre il 7 ottobre, dal comando generale dell’esercito iracheno è giunto l’ordine per i propri membri di ritirarsi dal distretto di Sadr City, in quanto i militari verranno sostituiti dalla polizia federale. Inoltre, la televisione di Stato ha reso noto l’avvio dei processi per gli ufficiali ritenuti colpevoli di azioni scorrette nel corso delle manifestazioni.

Le proteste hanno avuto inizio martedì 1° ottobre, in piazza Tahrir, nella capitale irachena di Baghdad, dove i cittadini iracheni si sono radunati per protestare contro disoccupazione, corruzione, deterioramento delle condizioni di vita e malfunzionamento dei servizi. Tali manifestazioni hanno poi interessato anche altre città del Sud del Paese, tra cui Najaf, Bassora, Nasiriyah e Al-Diwaniyah. Alcuni slogan hanno altresì inneggiato contro il governo iracheno e le proprie milizie.

In un discorso trasmesso all’alba di venerdì 4 ottobre dalla televisione di Stato, il premier Mahdi aveva cercato di calmare la situazione. In particolare, il primo ministro aveva dichiarato di aver ascoltato la voce dei manifestanti iracheni ed aveva promesso che avrebbe soddisfatto le loro richieste “legittime e giustificabili”. Il 3 ottobre, lo stesso premier aveva proclamato il coprifuoco totale nella capitale Baghdad e in altre città irachene, tra cui Nassiriya, Amarah, Najaf ed il governatorato di Babylon. Coprifuoco interrotto, poi, il 5 ottobre.

Tra le maggiori richieste presentate dai cittadini iracheni vi è la fornitura di servizi adeguati, il miglioramento delle condizioni di vita, riforme, opportunità di lavoro, il contrasto alla disoccupazione, soprattutto giovanile, e alla corruzione finanziaria e amministrativa che coinvolge in particolare le istituzioni statali. Il tutto riassunto nella richiesta di una “vita giusta e dignitosa”.

Si tratta delle maggiori proteste contro il governo di Adel Abdul Mahdi, sin dall’inizio del proprio mandato, nel mese di ottobre 2018. Per alcuni, tale mobilitazione non è stata organizzata da nessun partito politico ma rappresenta una continuazione di quanto accaduto alcune settimane fa, quando studenti universitari inoccupati sono scesi nelle strade irachene per protestare contro la mancanza di posti di lavoro.

L’Iraq ha lottato per riprendersi dalla sua battaglia contro l’ISIS, durata dal 2014 al 2017. Tuttavia, il sistema “quote” e la corruzione dilagante nel Paese, così come l’abuso di potere e la presenza ai vertici di alcuni partiti religiosi e delle milizie, continuano a ostacolare l’istituzione e il funzionamento dello Stato in modo efficace e rapido. Non da ultimo, le istituzioni e infrastrutture irachene devono ancora riprendersi da decenni segnati da combattimenti settari, occupazione straniera, invasione degli Stati Uniti, sanzioni internazionali e guerre con i propri vicini.

Inoltre, sebbene l’Iraq disponga della quarta più grande riserva petrolifera, a detta del Fondo Monetario Internazionale, la maggior parte della popolazione, pari a circa 40 milioni, vive in condizioni di povertà senza un’adeguata assistenza sanitaria, istruzione, elettricità o altri servizi. Non da ultimo, i giovani criticano l’incapacità del governo di fornire posti di lavoro adeguati. Secondo la World Bank, la disoccupazione giovanile raggiunge circa il 25%. Non da ultimo, l’Iraq ha raggiunto un punteggio di 18 su 100 nella lista Paesi più corrotti al mondo, secondo i dati di Transparency International, dove 0 indica un alto livello di corruzione. Ciò è dovuto al fatto che circa 450 miliardi di dollari di fondi pubblici sono scomparsi dalla caduta del regime di Saddam Hussein nel 2003, ovvero quattro volte il bilancio dello Stato e più del doppio del PIL dell’Iraq. 

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.