Elezioni in Kosovo: vince l’opposizione, un passo verso il dialogo?

Pubblicato il 7 ottobre 2019 alle 18:55 in Kosovo Serbia

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Con il 97.9% dei seggi scrutinati, i principali partiti di opposizione del Kosovo, Vetevendosje, di centro-sinistra, e la Democratic League for Kosovo (LDK), di centro-destra, reclamano la vittoria delle elezioni parlamentari anticipate del 6 ottobre.

Nello specifico, secondo gli ultimi dati resi noti da Europe Elects su Twitter, il principale partito di centro-sinistra guidato da Albin Kurti ha riscosso il 25.6% dei voti degli elettori, mentre la principale formazione politica di centro-Destra guidato dalla candidata premier, Vjosa Osmani, ha ricevuto circa il 25% dei consensi popolari. In terza posizione, il partito nazionalista e conservatore PDK, attualmente al governo, il quale si attesta intorno al 21% dei voti. A seguire, AAK, il partito del premier uscente, Ramush Haradinaj, in coalizione con il PSD, con l’11.6% dei voti, il partito di centro-destra SL, con il 6.7% dei consensi, e la coalizione composta da NISMA, AKR e PD-RE, al di sotto del 5%.

Le elezioni erano state convocate lo scorso luglio, quando il premier, Ramush Haradinaj, si era dimesso dopo essere stato convocato per essere interrogato dal tribunale per i crimini di guerra dell’Aia in merito all’insorgenza contro la Serbia dell’Esercito di liberazione del Kosovo, noto in inglese come Kosovo Liberation Army (KLA), o, in albanese, Ushtria Çlirimtare e Kosovës (UÇK o UCK).

Tale fattore aveva beneficiato i principali partiti dell’opposizione, ovvero la Democratic League for Kosovo (LDK) e Vetevendosje, i quali, per poter andare al governo, devono ora formare una coalizione, non avendo raggiunto nessuno dei due la maggioranza parlamentare. In tale contesto, sebbene consapevoli entrambi delle divergenze, i due partiti hanno reso noto di essere disposti a “sedersi e parlare della formazione di una coalizione”, come dichiarato dalla candidata premier di LDK.

Ad accomunare i due partiti, l’idea che si debba contrastare ogni sorta di concessione territoriale alla Serbia, opzione che era emersa quale tentativo per sbloccare il dialogo con Belgrado. Parallelamente, entrambi mirano a combattere il crimine e la corruzione.

I due partiti, però, come sottolineato dalla BBC, risultano profondamente diversi. Vetevendosje è un partito anti-sistemico, nazionalista e filo-albanese. I suoi parlamentari sono noti in Kosovo per aver più volte interrotto le sessioni dell’Assemblea Nazionale lanciando gas lacrimogeno in sala. In merito ai dazi imposti sui beni importati dalla Serbia, il leader del partito ha reso noto che è intenzione di Vetevendosje abolire le tariffe, ma che Belgrado sarà al centro di ulteriori misure ritorsive. Alan Kurti, inoltre, come evidenziato da Al Jazeera English, è percepito quale simbolo dell’inizio di una nuova era democratica del Paese, visto il suo passato da giovane attivista anti-elitario

Dall’altra parte, LDK è il partito più antico del Kosovo, e spera di portare al potere la prima donna premier della storia del Paese più giovane d’Europa. A tale riguardo, Osmani, 37enne professoressa di legge formata negli Stati Uniti, aveva dichiarato, nel corso della campagna elettorale, che “una donna ha una percezione completamente diversa dello stato e di come prendersi cura dei suoi cittadini”.

In caso di conferma del risultato emerso dopo lo scrutinio del 97,9% dei seggi, ovvero la vittoria del partito di centro sinistra Vetevendosje, Alan Kurdi verrà incaricato di formare il nuovo governo. In merito alla possibile coalizione con il partito di centro destra, Kurdi ha reso noto che “da primo ministro del Kosovo” avrebbe “teso la mano” alla LDK per collaborare alla formazione del nuovo governo.

Di fronte ai dati elettorali, il partito attualmente al governo, il PDK, il quale ha ricevuto poco più del 20% dei consensi, ha ammesso di “non aver vinto”. Nello specifico, il leader del partito, Kadri Veseli, un forte alleato del presidente del Kosovo, Hashim Thaci, ha dichiarato di “accettare il verdetto popolare e di dover andare all’opposizione”.

Anche il leader della New Kosovo Alliance (AKR), Behgjet Pacolli, si è congratulato con i cittadini per aver completato le procedure di voto in maniera pacifica ed ha altresì rivolto i propri complimenti ai leader delle due formazioni in testa, ovvero Vetevendoske e la LDK.

A livello internazionale, il presidente dell’Albania, Ilir Meta, ha dichiarato, lunedì 7 ottobre, che le elezioni parlamentari del Kosovo sono state “un esempio eccellente di una democrazia che funziona”. Nello specifico, Meta ha dichiarato che “i cittadini del Kosovo e la classe politica hanno dimostrato al mondo intero che lo Stato del Kosovo non è solo pienamente in funzione, ma è anche un esempio di una democrazia che cresce”.

Anche l’ambasciatore degli Stati Uniti in Kosovo, Philip Kosnett, ha accolto positivamente il risultato della competizione elettorale. Nello specifico, Kosnett ha reso noto, commentando l’alto tasso di affluenza, di aver notato “il forte impegno del popolo kosovaro nei confronti del futuro del proprio Paese”.

Il Kosovo ha la popolazione più giovane d’Europa, con una età media di 29 anni, e ha visto una crescita economica a un tasso del 4% nell’ultimo decennio, sebbene sia ancora un Paese povero, motivo per cui dal 2008, anno della dichiarazione di indipendenza del Paese, oltre 200.000 kosovari hanno lasciato il Paese e hanno presentato richiesta d’asilo in Unione Europea. Nell’ambito della competizione elettorale, hanno partecipato 25 entità politiche e coalizioni pre-elettorali. Secondo quanto reso noto dall’agenzia stampa del Kosovo, gli aventi diritto sono 1.937.868 persone. Tuttavia, la commissione centrale elettorale aveva deciso di stampare 1.801.800 schede elettorali.

Le elezioni sono state monitorate dalla missione di osservazione dell’Unione Europea, istituita domenica 15 settembre, in linea con quanto precedentemente realizzato da Bruxelles nei confronti di Pristina. Le missioni di osservazione elettorale dell’Unione Europea in Kosovo sono già state 4, di cui 2 nel 2017, a conferma dell’impegno dell’UE nei confronti del Paese più giovane d’Europa.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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