Brexit: UE rigetta il piano di Johnson, Macron lancia ultimatum

Pubblicato il 7 ottobre 2019 alle 19:36 in Europa UK

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Il partito di governo del Regno Unito ha attribuito la responsabilità del ritorno dello stallo sulla Brexit alla controparte europea, dopo che Bruxelles ha rifiutato le proposte avanzate dal premier, Boris Johnson, in merito alle alternative al backstop, la clausola oggetto di contesa tra il Regno Unito e l’UE.

A esattamente 10 giorni di distanza dall’incontro ufficiale tra i vertici europei e inglesi in cui si deciderà se il Regno Unito potrà o meno uscire dal blocco comunitario in possesso di un accordo di recesso, le trattative tra Londra e Bruxelles sono entrate in una nuova fase di stallo.

Ciò accade in seguito al rifiuto da parte dell’Unione Europea di accettare le proposte del Regno Unito in merito all’alternativa al backstop, la clausola da cui dipende l’impasse sulla Brexit, negoziata dall’ex premier, Theresa May, e sostenuta dai vertici dell’Unione Europea. Il backstop, nello specifico, prevede che la Gran Bretagna rimanga in un’unione doganale temporanea con l’UE dopo la Brexit, fino a soluzione migliore. Tale clausola impedirebbe il ritorno di un confine duro in Irlanda, unica frontiera terrestre tra Gran Bretagna e UE, misura duramente contrastata da Johnson in quanto renderebbe il Regno Unito dipendente dall’UE.

In alternativa al backstop, il governo inglese aveva presentato, il 2 ottobre, le proprie proposte all’UE. Tale alternativa, in sintesi, consiste nell’istituzione di un backstop con la sola Irlanda del Nord, la quale vedrà, come allo stato attuale, l’inesistenza dei controlli con l’Irlanda per lo scambio di beni materiali e alimentari, consentendo all’Irlanda del Nord di avere gli stessi limiti all’importazione che vi sono negli altri Paesi dell’UE. Parallelamente, però, Belfast rimarrà nel territorio doganale del Regno Unito, divenendo di fatto un confine doganale con l’Irlanda.

A non essere stata accettata da Bruxelles è, nello specifico, la proposta in merito all’uscita dell’Irlanda del Nord dall’unione doganale con l’UE, il che farebbe scaturire l’obbligo di controlli alla frontiera e di istituzione di barriere doganali sul territorio irlandese.

Da parte sua, il governo inglese ha dichiarato di essere disponibile a migliorare la proposta avanzata, nel tentativo di raggiungere un compromesso con l’UE, ma se la richiesta dell’UE è quella di far rientrare l’Irlanda del Nord nel territorio doganale di un altro Stato, ovvero l’Irlanda, rispetto al Regno Unito, “la risposta è un fermissimo no”.

Nel frattempo, il premier ha riconosciuto che Londra “è già scesa a compromessi” per quanto riguarda l’allineamento di Belfast alle norme europee sulla circolazione di beni materiali e alimentari. In virtù di tale concessione, Johnson ha chiesto all’Europa di dettagliare maggiormente le proprie critiche in merito all’alternativa al backstop.

Le proposte del Regno Unito sono altresì state al centro del vertice telefonico tra Johnson e Macron di domenica 6 ottobre. 

Secondo quanto emerso, nel corso del vertice Johnson ha ribadito come sia ora compito dell’UE di trovare un accordo, mentre Macron ha lanciato un ultimatum a Johnson al fine di riuscire entro venerdì 11 ottobre a chiudere le trattative preliminari.

Nello specifico, al termine del vertice, un funzionario dell’Eliseo ha dichiarato che Macron “ha riferito a Johnson che i negoziati devono continuare velocemente nei prossimi giorni, al fine di riuscire a valutare entro la settimana corrente se è possibile raggiungere un accordo in linea con i principi dell’Unione Europea”.

Tale divergenza di opinioni ha fatto sì che la Brexit sia tornata in una fase di stallo, caratterizzata dalla presenza di due schieramenti. Da un lato Johnson, che sostiene di aver ricevuto il supporto dei propri parlamentari all’indomani della pubblicazione del piano e, al tempo stesso che spetti ora all’UE scendere a compromessi. Dall’altro, l’UE che sostiene che le proposte presentate da Londra non sono in grado di fungere da base per l’avvio di nuove discussioni e che non sono percepite come tali dal resto degli Stati membri.

In tale contesto, il governo inglese, il quale continua a ribadire l’intenzione di abbandonare il blocco comunitario entro il 31 ottobre, con o senza accordo, ha dichiarato che “il Regno Unito ha avanzato una grande e importante offerta, ma spetta ora all’UE dimostrare la volontà di scendere a compromessi, altrimenti il Regno Unito uscirà senza un accordo”.

Il Regno Unito ha assunto l’impegno di lasciare l’UE entro il 31 ottobre rinegoziando l’accordo precedentemente raggiunto tra Buxelles e l’ex premier, Theresa May, il quale era stato respinto per tre volte dai legislatori, oppure andando via senza aver concordato un accordo di recesso.

Lunedì 9 settembre, però, il Parlamento aveva ottenuto l’approvazione della regina sul disegno di legge che di fatto vieta l’uscita dall’UE senza un accordo. La legge approvata prevede che il primo ministro avrà tempo fino al 19 ottobre, ovvero 2 giorni dopo il vertice con l’Unione, per raggiungere un accordo con l’UE e farlo approvare dal Parlamento inglese o, in alternativa, ottenere il consenso dei deputati sull’uscita senza un accordo. Nel caso in cui ciò non avvenga entro il 19 ottobre, il premier dovrà a quel punto chiedere a Bruxelles un’estensione della scadenza per l’abbandono da parte del Regno Unito del blocco comunitario, prorogandola al 31 gennaio 2020, sempre se l’Unione non propone una data alternativa. In caso contrario, il premier avrà 2 giorni di tempo per accettare la nuova scadenza, che però potrà nel frattempo essere rigettata dai membri del Parlamento.

A tale riguardo, nella lettera a Juncker in merito alle alternative al backstop, Johnson ha dichiarato che “vi è davvero poco tempo per negoziare un nuovo accordo” e ciò deve essere fatto “prima della riunione del Consiglio Europeo” che si terrà il 17 e 18 ottobre.

Nonostante Johnson sostenga di essere in ogni caso intenzionato a lasciare il blocco comunitario entro il 31 ottobre, il governo inglese aveva promesso, il 4 ottobre, alla massima Corte scozzese che il premier, Boris Johnson, scriverà una lettera all’Unione Europea chiedendo una proroga dei tempi per uscire dal blocco comunitario, in caso di mancato raggiungimento dell’accordo di recesso.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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