Sudan sollecita rimozione dalla lista americana del terrorismo

Pubblicato il 6 ottobre 2019 alle 6:21 in Africa Sudan

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Dopo mesi di instabilità politica, il nuovo governo di transizione del Sudan sta cercando di rimuovere il Paese dalla lista americana di Stati sponsor del terrorismo. La mossa aiuterà il primo ministro, Abdalla Hamdok, a portare avanti le riforme economiche di cui il Sudan ha bisogno e a completare l’impegno verso la stabilizzazione politica del Paese, tuttora in fase di transizione dopo la caduta dell’ex presidente Omar al-Bashir, l’11 aprile 2019. La scorsa settimana, parlando in occasione della 74esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Hamdok aveva già reso noto che la rimozione del Sudan dalla lista sarebbe stata la priorità del suo governo e aveva affermato che le sanzioni imposte da Washington stavano causando “una tremenda sofferenza” alla popolazione sudanese.

Gli Stati Uniti avevano aggiunto il Sudan all’elenco di Stati sponsor del terrorismo nel 1993, in seguito all’accusa che l’allora presidente al-Bashir stesse supportando con il suo operato i gruppi armati e i militanti jihadisti locali. In particolare, il governo di Khartoum era stato colpito dalle sanzioni americane a causa del presunto supporto a organizzazioni terroristiche come al-Qaeda, Hamas ed Hezbollah. “È stato l’ex regime a sostenere il terrorismo e il popolo sudanese si è ribellato. Queste sanzioni hanno causato enormi sofferenze al nostro popolo”, ha affermato Hamdok. “Pertanto, chiediamo agli Stati Uniti di rimuovere il Sudan dall’elenco degli Stati sponsor del terrorismo e di smettere di punire il popolo del Sudan per i crimini commessi dal precedente regime”, ha aggiunto.

Già nel 2017, il governo americano aveva intrapreso trattative con il vecchio esecutivo di Khartoum per normalizzare le relazioni tra i due Paesi, ma ad aprile le discussioni sono state sospese in seguito al rovesciamento di al-Bashir. I funzionari americani hanno reso noto che la sospensione continua ad essere in vigore nonostante siano ripresi i negoziati con il nuovo governo di transizione sudanese.

“Ci sono diverse questioni che non vediamo l’ora di affrontare con un governo a guida civile”, aveva detto David Hale, sottosegretario agli affari politici degli Stati Uniti, quando era stato intervistato a Khartum in agosto. La designazione del Sudan come Stato sponsor del terrorismo rende praticamente impossibile per il Paese alleggerire il proprio debito pubblico e chiedere finanziamenti a prestatori internazionali come il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale. In generale, l’inserimento nella lista ha impedito anche agli alleati del Sudan e alle varie organizzazioni mondiali di cooperare con il Paese africano.  

Sebbene i funzionari degli Stati Uniti abbiano espresso il proprio sostegno al nuovo governo sudanese, la rimozione del Sudan dall’elenco del Dipartimento di Stato richiede l’approvazione del Congresso degli Stati Uniti d’America dopo una procedura di revisione della durata di almeno 6 mesi.

Da parte sua, la Francia ha promesso che donerà 60 milioni di euro al Sudan per aiutare la transizione verso la democrazia. Il finanziamento, annunciato dal ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, potrebbe favorire la rivalsa di Khartoum all’interno del panorama internazionale, dopo che per anni ne è rimasto escluso a causa dell’inserimento nella lista americana di Stati sponsor del terrorismo, nell’agosto 1993. Inoltre, l’offerta servirà ad affrontare il debito estero del Sudan, grave preoccupazione del nuovo esecutivo presieduto dal primo ministro Hamdok. “Gli impegni presi, il modo in cui l’esercito ha compreso il suo ruolo durante questo periodo, tutto indica l’uscita del Sudan da questa lista”, ha detto Le Drian. “Aiuteremo il Paese a normalizzare le relazioni con le istituzioni finanziarie internazionali e ad avanzare nel processo che gli permetterà di ottenere un trattamento specifico per il suo debito estero”, ha aggiunto. Il presidente francese Emmanuel Macron ha anche promesso che ospiterà una conferenza con i creditori internazionali del Sudan per aiutare Khartum ad affrontare i problemi del debito non appena gli Stati Uniti avranno rimosso il Paese dalla lista di Stati sponsor del terrorismo.

Il nuovo primo ministro del Sudan, Abdalla Hamdok, ha prestato giuramento, mercoledì 21 agosto, come leader del governo di transizione, promettendo di riportare la stabilità a livello nazionale, risolvere la crisi economica e garantire una pace duratura. Il capo del deposto Consiglio militare, Abdel Fattah al-Burhan, ha invece assunto il ruolo di presidente del Consiglio Sovrano, l’organo che gestirà il Paese per 3 anni e 3 mesi fino a nuove elezioni. Tale organismo è composto da 10 membri, 5 nominati dai militari e 5 dai civili, più 1 che viene designato di comune accordo tra le parti. L’accordo di pace tra civili e militari è stato firmato il 17 luglio e promette di guidare la transizione pacifica verso la democrazia mettendo fine ai conflitti in corso e cercando di soddisfare le richieste dei cittadini, desiderosi di una svolta politica dopo anni di governo autoritario da parte dell’ex presidente Omar al-Bashir.

Uno degli obiettivi prioritari del nuovo premier è quello di riportare al più presto la pace e la stabilità in Sudan, condizione che permetterebbe anche la rimozione del Paese dalla lista americana degli Stati sponsor del terrorismo. La nazione africana è teatro tuttora di diversi conflitti interni, che interessano principalmente le zone del Darfur, del Nilo Blu e del Kordofan meridionale. Le forze militari e paramilitari sudanesi sono state accusate ripetutamente di crimini di guerra e violazioni dei diritti umani in quelle aree. Il nuovo governo di transizione, nato il 7 settembre dall’ accordo di condivisione dei poteri tra la fazione civile e quella militare del Sudan, ha espresso tutto il suo impegno nel cercare di risolvere le dispute nei primi 6 mesi del suo operato. Hamdok ha ribadito anche in prima persona quest’intenzione e ha sottolineato che una ridotta spesa militare, favorita dal ripristino della pace, potrebbe altresì stabilizzare l’economia del Paese, attualmente in sofferenza.

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.