Palestina: governo torna a incassare tasse riscosse da Israele per 430 milioni di dollari

Pubblicato il 6 ottobre 2019 alle 12:20 in Israele Palestina

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Il governo palestinese, a corto di liquidità e in piena crisi finanziaria, torna ad accettare le collette fiscali raccolte per suo conto da Israele, dopo averle rifiutate per mesi.

A renderlo noto sono state sia fonti diplomatiche palestinesi sia israeliane nella giornata di venerdì 4 ottobre. In tal proposito, una portavoce del Ministero delle Finanze di Israele ha affermato che 1,5 miliardi di Shekels (ossia circa 430 milioni di dollari) verranno consegnati all’Autorità Palestinese (AP) nella giornata di domenica 6 ottobre. L’inversione di rotta potrebbe aiutare il governo palestinese ad alleggerire la crescente crisi finanziaria.

L’Autorità Palestinese aveva smesso di accettare le entrate fiscali dal governo israeliano a causa di una disputa relativa agli stipendi pagati alle famiglie dei militanti palestinesi uccisi o detenuti nelle carceri da Israele. In particolare, lo scorso febbraio, Israele ha deciso di detrarre il 5% dei circa 190 milioni di dollari mensili, per un valore di circa 10 milioni di dollari, dalle entrate fiscali raccolte per conto dei palestinesi, corrispondente all’importo che l’Autorità Palestinese paga alle famiglie dei prigionieri o direttamente ai detenuti nelle carceri israeliane. Israele considera tali pagamenti attacchi incoraggianti, mentre per i palestinesi si tratta di una forma di supporto alle famiglie che hanno perso il proprio capofamiglia. In risposta ad Israele, i palestinesi hanno rifiutato di incassare i 180 milioni di dollari rimanenti mensili, fino a quando l’intero importo non sarà trasferito, lasciando, però, l’Autorità Palestinese in crisi finanziaria, in quanto i trasferimenti fiscali costituivano circa la metà del budget del governo palestinese, secondo i dati del Ministero delle Finanze locale.

Hussein al-Sheikh, il ministro degli Affari Civili nel governo palestinese, ha reso noto che a seguito di accordi raggiunti con il ministro delle Finanze israeliano, Moshe Kahlon, a partire da giovedì 10 ottobre, entrambi i Paesi intavoleranno discussioni su una pletora di temi e problematiche inerenti alla questione economica e finanziaria. Al-Sheikh ha però chiarito su Twitter che resta in piedi la disputa circa i salari delle famiglie dei “prigionieri e martiri” palestinesi, e che il suo Paese è determinato a pagare tali introiti “ad ogni costo”.

Israele definisce tali stipendi una politica di “pay for slay” (paga per uccidere) e sostiene che tale mossa incoraggi le violenze. I palestinesi guardano ai loro connazionali detenuti come eroi di guerra in una lotta per l’indipendenza del loro Stato, e sostengono che le loro famiglie meritino il sostegno economico statale.

Gli Stati Uniti, nel corso del 2018, hanno varato una legge per ridurre nettamente gli aiuti al governo palestinese a meno che quest’ultimo non cessi il supporto a tali individui, e l’amministrazione Trump ha concretamente tagliato centinaia di milioni di dollari di sussidi economici.

Gli analisti hanno messo in guardia sul rischio che l’instabilità finanziaria provochi ulteriori scoppi di violenza in Cisgiordania.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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