Immigrazione: ONU estende mandato per perquisire navi a largo della Libia, estesa anche Operazione Sophia

Pubblicato il 6 ottobre 2019 alle 7:08 in Immigrazione Libia

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Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato all’unanimità l’estensione, di un anno, dell’autorizzazione che consente agli Stati membri dell’ONU di perquisire le navi a largo delle coste libiche, in alto mare, sospettate di trafficare illegalmente migranti. La risoluzione condanna duramente le azioni dei trafficanti di esseri umani, affermando che minano gli sforzi volti a stabilizzare il Paese del Nord Africa e mettono in pericolo le vite di centinaia di migliaia di persone.

L’operazione Sophia, promossa dall’Unione Europea, è stata l’unica iniziativa navale regionale incaricata di effettuare ispezioni su imbarcazioni sospette e dunque finalizzata a contrastare il traffico di esseri umani nel Mediterraneo. Il 26 settembre, il Consiglio dell’Unione Europea ha deciso di estendere il mandato dell’Operazione Sophia di 6 mesi, fino al 31 marzo 2020. Formalmente nota con il nome di European Union Naval Force in the South Central Mediterranean (EUNAVFOR Med), l’Operazione è stata lanciata il 22 giugno 2015 dall’Unione Europea come parte del suo approccio globale all’immigrazione. Il suo scopo è quello di contrastare l’attività illegale dei trafficanti di esseri umani lungo il Mediterraneo centrale e meridionale e di distruggere tale business. Nello specifico, l’obiettivo della missione è quello di “identificare e sequestrare i mezzi utilizzati, o sospettati di essere utilizzati, dai trafficanti di migranti, al fine di fornire un contributo agli sforzi europei finalizzati alla distruzione del modello operativo delle reti di trafficanti del Mediterraneo centromeridionale e prevenire ulteriori perdite di vite umane”. Alla missione partecipano 26 Paesi su 28, ad esclusione di Belgio e Danimarca. Tra gli altri compiti della missione c’è quello di addestrare la Guardia Costiera e la Marina libica, di monitorare l’efficacia a lungo termine dell’addestramento e di contribuire al rispetto dell’embargo sulle armi, imposto dalle Nazioni Unite, anche in alto mare, a largo delle coste libiche. Inoltre, l’operazione conduce attività di sorveglianza e raccoglie informazioni sul traffico e sulle esportazioni illegali di petrolio dalla Libia, nel rispetto delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il comandante dell’Operazione Sophia è l’ammiraglio italiano Enrico Credendino e il quartier generale della missione si trova a Roma.

La chiusura dei porti italiani alle imbarcazioni delle ONG e delle missioni europee, portata avanti dall’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini, al momento della sua nomina, avvenuta il primo giugno scorso, aveva portato alla negoziazione di un nuovo accordo sull’operazione Sophia dell’Unione Europea. Il nuovo accordo non prevedeva più l’utilizzo di navi, ma una serie di pattuglie aeree e un più stretto coordinamento con la Libia. La privazione dell’Operazione Sophia del suo assetto navale è derivato, secondo quanto ricostruito da ANSAmed, dai contrasti tra i membri dell’Unione Europea in materia di ridistribuzione dei migranti. Lo spiegamento delle navi, secondo quanto si evince dal documento del Consiglio dell’UE, rimarrà sospeso, poiché gli Stati membri continuano a lavorare nelle sedi appropriate per trovare una soluzione sugli sbarchi.

Secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), dall’1 gennaio al 4 settembre 2019 i migranti che hanno raggiunto l’Europa sono stati 66.794, di cui 53.916 via mare. Il numero di morti e dispersi ammonta invece a 909. I Paesi europei maggiormente colpiti dal fenomeno migratorio sono la Grecia, la Spagna, Cipro, l’Italia e Malta. In particolare, dall’1 gennaio al 28 agosto 2019, sono giunti 33.117 migranti in Grecia, 19.342 in Spagna, 5.193 a Cipro, 5.624 in Italia e 2.245 a Malta. Paragonando i dati alle cifre totali riguardanti lo stesso periodo del 2018, gli arrivi sono diminuiti del 25.6%.   

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Chiara Gentili

di Redazione

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