Corea del Nord: stop ai negoziati con Washington

Pubblicato il 6 ottobre 2019 alle 17:44 in Corea del Nord USA e Canada

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Il capo della delegazione nordcoreana ha accusato gli Stati Uniti di essere “inflessibili”, annunciando un immediato stop ai negoziati in Svezia, dopo che le trattative erano appena state riprese, sabato 5 ottobre, in seguito allo stallo di febbraio.

È stato già dichiarato concluso il nuovo vertice tra Pyongyang e Washington in tema di armamenti nucleari, con la prospettiva di un nuovo periodo di stallo. Il tentativo di dialogo ha avuto luogo in Svezia, presso un centro per conferenze isolato, situato nelle periferie della capitale Stoccolma. Il leader della delegazione proveniente dalla Corea del nord, mediatore in tema di nucleare, Kim Myong Gil, dopo aver passato gran parte della giornata a dialogare con la controparte americana, ha criticato l’inflessibilità statunitense, affermando che i diplomatici di Washington non si distaccano dal loro “vecchio punto di vista e atteggiamento”. “I negoziati non hanno soddisfatto le nostre aspettative e alla fine sono stati interrotti”, ha spiegato Myong Gil, con l’aiuto di un interprete, ai giornalisti presenti fuori dall’ambasciata nordcoreana.

Quanto agli Stati Uniti, un comunicato rilasciato dalla portavoce del Dipartimento di Stato americano, Morgan Ortagus, ha chiarito che i commenti del mediatore nordcoreano non riflettono “il contenuto o lo spirito” di quasi 9 ore di dialogo, e che Washington ha accettato l’invito in Svezia per tornare ad avere ulteriori discussioni con la controparte asiatica. La donna ha spiegato che la delegazione americana aveva già pensato ad alcune nuove iniziative volte a spianare la strada al dialogo, e ha sottolineato l’importanza di un impegno più vasto: “Gli Stati Uniti e la Repubblica Popolare Democratica di Corea non supereranno un lascito di 70 anni di guerra e ostilità sulla Penisola Coreana nel corso di un solo sabato. Queste sono problematiche complesse, e richiedono un forte impegno da parte di ambo i Paesi. Gli Stati Uniti dispongono di tale impegno”.

Kim Myong Gil, per contro, ha ridimensionato il tentativo di riavvicinamento americano, spiegando che Washington ha “creato aspettative” millantando un nuovo metodo, soluzioni creative e un approccio flessibile, salvo poi averli “delusi grandemente” e aver frenato il loro “entusiasmo verso i negoziati” non adducendo “nulla” sul tavolo negoziale.

L’indomani, domenica 6 ottobre, il presidente cinese, Xi Jinping, ha scambiato messaggi con il leader nordcoreano per riaffermare la loro vicinanza e il legame bilaterale durante il 70° anniversario dall’avviamento dei legami diplomatici tra i due Paese. Pechino è il più grande alleato di Pyongyang. In tale occasione, Xi, che ha incontrato Kim 5 volte nel corso del 2018, ha affermato di aver raggiunto con la controparte “una serie di importanti intese, che portano le relazioni tra la Cina e la Corea del Nord a una nuova era storica”.

Kim ha fatto eco alle parole del presidente cinese, affermando che “in accordo con i desideri di entrambi i Paesi, i due leader salvaguarderanno risolutamente la pace e la stabilità della Penisola Coreana e del mondo”.

Il vertice rappresentava le prime discussioni formali da quando il presidente americano, Donald Trump, e il leader nordcoreano, Kim Jong Un, si erano incontrati l’ultima volta il 30 giugno, acconsentendo di comune accordo a riprendere i negoziati impelagatisi dopo il vertice di febbraio in Vietnam. Il ritorno al tavolo delle trattative non era stato facile già a causa di una serie di test missilistici avviati dalla Corea del Nord negli ultimi mesi. Il 3 ottobre, Pyongyang aveva inoltre confermato di aver eseguito con successo il test di un missile balistico lanciato da un sottomarino, definendolo necessario per l’autodifesa e il contenimento delle minacce esterne.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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