Siria: colpito centro sanitario sostenuto da Save the Children

Pubblicato il 5 ottobre 2019 alle 6:45 in Medio Oriente Siria

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Un attacco di artiglieria in Siria ha colpito una struttura sanitaria nel Nord-Ovest del Paese, mettendola fuori servizio e ferendo 7 persone. L’ONG Save the Children ha specificato che i proiettili di artiglieria hanno centrato l’ala meridionale di un impianto sanitario nella città di Maarat al-Numan, nella provincia di Idlib. L’organizzazione umanitaria, che sostiene la struttura, ha riferito che anche un dottore risulta essere tra i feriti ma non ha specificato chi sarebbero i responsabili dell’attacco. L’Osservatorio siriano per i diritti umani, invece, accusa dell’attacco le forze del regime.

Circa 60 pazienti, compresi bambini, erano presenti all’interno della struttura al momento dell’esplosione. L’intera entità del danno è ancora in fase di valutazione, ma il centro è attualmente fuori servizio. “Il complesso sanitario di Maraat al-Numan serve fino a 300.000 persone e ha una media di 200 visitatori al giorno, offrendo un aiuto fondamentale a centinaia di bambini e alle loro famiglie”, ha dichiarato Save the Children in una nota. “Ancora una volta sono i civili che pagano il prezzo di un lungo tremendo conflitto”, ha detto il portavoce di Save the Children, Amjad Yamin.

Il 17 settembre 2018, Turchia, Russia, Iran e Siria, avevano raggiunto a Sochi un’intesa con l’obiettivo di scongiurare un massiccio assalto del regime a Idlib e nelle province vicine, dove si erano raggruppati i gruppi ribelli che erano stati sconfitti e i civili evacuati dalle altre città. Con tale accordo era stata istituita un’area di 15 – 20 km in cui queste persone, insieme alle proprie famiglie e ad altri civili scappati da diverse zone di conflitto, potessero considerarsi al sicuro rispetto agli attacchi del regime. Questa zona è rimasta l’unica non ancora sotto il pieno controllo del regime siriano ma le parti russa e turche stanno ancora discutendo sull’invio di truppe congiunte nell’area.

L’accordo di Sochi avrebbe dovuto evitare un’azione militare su larga scala da parte del regime ma ciò non si è mai verificato. La guerra civile è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale del Paese è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano, Bashar Al-Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

Sin dalla fine del mese di aprile, la provincia di Idlib e le aree adiacenti, nel Nord-Ovest del Paese, hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia. Sebbene nei primi tre mesi i combattimenti fossero concentrati soprattutto nell’area rurale di Hama, le forze del regime hanno iniziato, l’8 agosto, ad ampliare il proprio raggio di azione nella periferia meridionale di Idlib.

Dopo circa quattro mesi di combattimenti e 950 civili morti, venerdì 30 agosto, l’esercito russo aveva reso noto di aver accettato un cessate il fuoco unilaterale nella regione Nord-occidentale di Idlib, che avrebbe rispettato anche il regime siriano a partire dalla mattina di sabato 31 agosto. Si tratta di una regione con postazioni strategiche, in cui l’esercito siro-russo sta cercando di riguadagnare terreno attraverso operazioni via terra. Tuttavia, già a partire dal 10 settembre, tale tregua è stata violata. Uno degli ultimi attacchi è del 16 settembre, quando le forze del regime siriano hanno nuovamente bombardato l’area rurale meridionale di Idlib.

Idlib e le aree circostanti ospitano circa 3 milioni di persone, circa la metà sfollate, e la recente escalation ha costretto alla fuga più di 400.000 persone, la maggior parte delle quali ha cercato rifugio nella regione di confine con la Turchia, nel Nord di Idlib. Metà delle vittime del conflitto sono donne e bambini. A ciò si aggiunge la distruzione di scuole e strutture sanitarie e civili.

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Chiara Gentili

di Redazione

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