Kashmir: attacco “terrorista” con granata, 10 feriti

Pubblicato il 5 ottobre 2019 alle 12:10 in Asia India

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Un attacco è stato portato avanti, sabato 5 ottobre, nella città di Anantnag, nel sud del Kashmir, dove l’esplosione di una granata ha ferito 10 persone, tra cui un poliziotto e un giornalista.

A renderlo noto sono state, via Twitter, alcune fonti interne alla polizia locale, le quali hanno accusato “terroristi” e hanno spiegato che il perimetro è stato recintato e sono iniziate le indagini sulla vicenda. Sono state riportate “ferite lievi” da 10 persone. L’esplosione è avvenuta in prossimità dell’ufficio governativo cittadino. Qualora l’aggressione venga confermata ufficialmente e imputata a soggetti terroristici, si tratterà del primo attentato a edifici governativi dall’inizio della repressione del governo centrale indiano sulla regione del Kashmir, lungamente contesa tra India e Pakistan, che ne rivendicano rispettivamente l’intero territorio. Il Ministero del Paese non ha ancora confermato l’accaduto.

Molti cittadini nella regione sono in fermento da quando il primo ministro indiano, Narendra Modi, ha privato le regioni a maggioranza musulmana di Jammu e Kashmir del loro statuto speciale e della loro autonomia, il 5 agosto, imponendo censure e chiusure di reti telefoniche per arginare il malcontento locale. Le comunicazioni via internet e via telefono nella valle del Kashmir sono ancora oggi in gran parte bloccate. A detta del governo, ciò è necessario per ripristinare la calma nella zona. Alcuni critici sostengono che ciò non farà altro, al contrario, che aumentare l’alienazione dei cittadini di quelle aree, potenzialmente provocando reazioni di resistenza armata.

Anche gli Stati Uniti si sono espressi in merito, facendo un appello affinché Nuova Delhi alleggerisca rapidamente le restrizioni imposte nella regione del Kashmir amministrata dall’India. A riferirlo era stato un alto funzionario, dopo che il presidente USA, Donald Trump, aveva incontrato i leader di India e Pakistan, a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nella giornata di giovedì 26 settembre, in un momento ancora teso per la contesa regione del Kashmir.

Complessivamente ci sono state 722 manifestazioni in tutta la regione, a partire dal 5 agosto. Inoltre, le autorità indiane hanno arrestato numerosi leader politici locali in gran parte della regione dell’Himalaya. Le città maggiormente interessate sono state quella di Srinagar, il distretto di Baramulla, nel Nord-Ovest e Pulwama, situata nel Sud. Quasi 200 civili e 415 membri delle forze di sicurezza sono stati feriti, secondo una fonte interna al governo indiano, resa pubblica il 15 settembre. Inoltre, circa 4.100 persone, tra cui 170 leader politici, sono stati arrestati in tutta la valle, con 3.000 rilasci nelle ultime 2 settimane.

I contrasti tra India e Pakistan in relazione al Kashmir vanno avanti da decenni. Tale regione si trova al confine tra i due Paesi ed è suddivisa in 3 aree, tutte oggetto di dispute territoriali. Ad incrementare ulteriormente le tensioni tra i due Stati asiatici, le accuse dell’India al Pakistan in merito al sostegno fornito ai militanti separatisti nel Kashmir, smentito da Islamabad. Le tensioni hanno raggiunto l’apice il 2 agosto, dopo che le forze di sicurezza indiane avevano rivelato di aver sventato un attentato nella regione, pianificato, a loro avviso, da un gruppo di militanti supportati dal Pakistan. Da qui, la decisione di isolare alcune aree del Kashmir indiano e di arrestare alcuni politici locali.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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