Iraq: sollevato il coprifuoco a Baghdad, il bilancio dei morti sale a 72

Pubblicato il 5 ottobre 2019 alle 14:04 in Iraq Medio Oriente

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Le autorità irachene hanno tolto il coprifuoco nella capitale, Baghdad, sabato 5 ottobre, dopo che le agitazioni antigovernative hanno provocato scontri violenti in cui sono morte 72 persone e centinaia sono rimaste ferite.

La motivazione per la quale è stato sollevato il coprifuoco non è stata chiarita dalle autorità ma, nella giornata di sabato, il traffico appare normale nella capitale irachena, e le principali strade e piazze della città sono calme. Recinsioni e barriere sono ancora in piedi a bloccare i principali luoghi in cui migliaia di manifestanti si sono scontrati con le forze dell’ordine nel corso della settimana conclusasi. Funzionari del gabinetto governativo del primo ministro, Adel Abdul Mahdi, hanno incontrato i rappresentanti dei cittadini in rivolta a Baghdad e in altre province irachene per discutere e ascoltare le loro richieste, stando a quanto ha annunciato la TV nazionale. Tanto Mahdi quanto il presidente iracheno, Barham Salih, hanno entrambi affermato che verranno incontro alle necessità espresse dal popolo, nonostante non sia ancora chiaro in che modo i leader del Paese intendano esaudire le richieste dei cittadini. Lo speaker del Parlamento nazionale, venerdì 4 ottobre, ha proposto di migliorare il sistema di attribuzione delle case popolari per i meno abbienti, e le offerte di lavoro per i giovani in cerca di impiego. Allo stesso tempo, verrà fatta giustizia, punendo i responsabili degli omicidi dei manifestanti. Cecchini della polizia hanno colpito altri manifestanti anche nella giornata di venerdì, oltre a impiegare lacrimogeni e idranti. Le forze di sicurezza, dal canto loro, hanno accusato uomini armati di nascondersi tra i manifestanti e sparare alla polizia. Non solo cittadini, ma anche molti poliziotti sono morti. Il bilancio aggiornato delle vittime è salito a 72.

Il 3 ottobre, il premier aveva proclamato il coprifuoco nella capitale Baghdad e in altre città irachene, tra cui Nassiriya, Amarah, Najaf ed il governatorato di Babylon. In particolare, era stato fatto divieto a tutti i veicoli e alle persone di circolare nella capitale dalle 5 del mattino del 3 ottobre fino a nuovo ordine, con alcune eccezioni riservate ai servizi governativi. Inoltre, era stato altresì proclamato lo stato di allerta per gli uffici del governo e delle missioni diplomatiche, con l’obiettivo di salvaguardare la sovranità statale ed i centri vitali del Paese.

Nonostante il coprifuoco, le proteste erano però continuate anche il 3 ottobre a Baghdad così come nelle altre città, tra cui Nassiriya e Amarah. In particolare, migliaia di giovani radunatisi nella capitale avevano cercato di accedere alla Green Zone, l’area fortificata sede di ambasciate ed istituzioni. Gli scontri con le forze di sicurezza avevano portato ad ulteriori vittime, tra cui 4 a Nassiriya e 3 ad Al Diwaniyah, nel Sud del Paese.

Le proteste hanno avuto inizio martedì 1° ottobre, in piazza Tahrir, nella capitale irachena di Baghdad, dove i cittadini iracheni si sono radunati per protestare contro disoccupazione, corruzione, deterioramento delle condizioni di vita e malfunzionamento dei servizi. Tali manifestazioni hanno poi interessato anche altre città del Sud del Paese, tra cui Najaf, Bassora, Nasiriyah e Al-Diwaniyah. Alcuni slogan hanno altresì inneggiato contro il governo iracheno e le proprie milizie. Tra le maggiori richieste presentate dai cittadini iracheni vi è la fornitura di servizi adeguati, il miglioramento delle condizioni di vita, riforme, opportunità di lavoro, il contrasto alla disoccupazione, soprattutto giovanile, e alla corruzione finanziaria e amministrativa che coinvolge in particolare le istituzioni statali. Il tutto riassunto nella richiesta di una “vita giusta e dignitosa”.

Si tratta delle maggiori proteste contro il governo di Adel Abdul Mahdi, sin dall’inizio del proprio mandato, nel mese di ottobre 2018. Per alcuni, tale mobilitazione non è stata organizzata da nessun partito politico ma rappresenta una continuazione di quanto accaduto alcune settimane fa, quando studenti universitari inoccupati sono scesi nelle strade irachene per protestare contro la mancanza di posti di lavoro.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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