Etiopia: scontri etnici causano la morte di 22 persone

Pubblicato il 5 ottobre 2019 alle 6:11 in Africa Etiopia

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L’Etiopia continua a fare i conti con la questione etnica dopo che l’ultimo round di violenze esploso nello Stato nordorientale di Amhara ha provocato la morte di 22 persone nell’arco di una settimana. Gli scontri sono scoppiati quando, venerdì scorso, un gruppo di uomini armati ha ucciso 10 persone durante un’imboscata contro un minibus che attraversava la città di Gondar, nel Nord di Amhara. Il giorno successivo, anche 12 soldati sono rimasti uccisi quando due convogli con a bordo il personale delle forze speciali sono stati presi d’assalto.

Secondo il presidente del nuovo partito del Movimento Nazionale di Amhara (NAMA), Desalegn Chane, la violenza sarebbe stata perpetrata dal Kimant Committee, un gruppo di leader eletti a livello locale che fanno campagna per l’autodeterminazione del popolo Kimant, un sottogruppo etnico della regione. Fekadu Mamo, presidente del Committee, ha negato le accuse e ha affermato che i membri del gruppo si stavano difendendo dopo essere stati attaccati dalle milizie locali.

L’ambasciata americana ad Addis Abeba ha emesso un avviso di sicurezza giovedì 3 ottobre, affermando di aver ricevuto notizie di spari, blocchi stradali e distruzione di proprietà nella città di Gondar e nella più ampia regione di Amhara.

A luglio, il primo ministro etiope Abiy Ahmed aveva nominato il nuovo capo del governo regionale di Amhara, dopo che il governatore precedente era rimasto ucciso durante un tentato colpo di Stato, il 22 giugno. Il fallito golpe si era verificato a Bahir Dar, capitale dello Stato di Amhara. I cospiratori avevano intenzione di rovesciare il capo del governo regionale, Ambachew Mekonnen, che di fatto è rimasto ucciso insieme a un suo consigliere. Oltre a loro, hanno perso la vita anche il Generale etiope Seare Mekonnen, Capo di Stato maggiore dell’esercito, ucciso da un proiettile sparato dalla sua guardia del corpo, e un altro ufficiale in pensione. Il 24 giugno, le autorità di Addis Abeba hanno rivelato che l’organizzatore del golpe, il generale Asamnew Tsige, era stato eliminato dalle forze di sicurezza etiopi. Successivamente, nella giornata di lunedì 24 giugno, un gruppo di uomini in uniforme mimetica ha ucciso più di 50 persone nella zona di Metakal, nella regione occidentale di Benishangul-Gumuz. “Stiamo ancora indagando, ma abbiamo il sospetto che gli aggressori potrebbero essere le stesse persone coinvolte nel colpo di Stato fallito nella regione di Amhara”, aveva dichiarato il capo della sicurezza locale in tale occasione. 

Secondo le autorità governative, il tentato colpo di Stato e le violenze che si sono susseguite facevano parte di un complotto ideato da un generale ribelle e portato avanti dalla sua milizia. Il fine ultimo sarebbe stato la conquista della regione di Amhara. Tali eventi rivelano la forte instabilità che caratterizza l’Etiopia, nonostante l’operato del riformista del premier Abiy Ahmed. Il 2 aprile 2019 si è concluso il suo primo anno di mandato. Il primo ministro etiope è il leader più giovane del continente africano. Nell’arco di 12 mesi, Abiy è stato promotore di una serie di riforme sociali, economiche e di sicurezza che hanno portato sia a una svolta nella politica interna ed estera del Paese, il più popoloso dell’Africa dopo la Nigeria, sia a un nuovo equilibrio diplomatico nel Corno d’Africa. La sua azione riformatrice è talmente determinata che l’Etiopia sembra essere a un bivio tra dittatura e democrazia. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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