Cipro: continuano le provocazioni della Turchia, arriva seconda nave da perforazione

Pubblicato il 5 ottobre 2019 alle 7:22 in Cipro Turchia

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La Turchia ha inviato una seconda nave da perforazione per compiere trivellazioni di idrocarburi a largo di Cipro e quest’ultima ha definito tale mossa un gesto “assolutamente provocatorio e aggressivo” nei confronti della sovranità territoriale di Nicosia. “Ankara sta impiegando tattiche di bullismo tipiche di un’era ormai lontana”, ha detto la presidenza cipriota commentando l’invio di una nuova nave, la Yavuz, nei pressi della costa sudoccidentale dell’isola. “Questa nuova provocazione è un esempio del disprezzo della Turchia nei confronti dell’Unione Europea e delle ripetute richieste della comunità internazionale di cessare le sue attività illegali”, ha aggiunto. La Yavuz si trova al momento a circa 94 chilometri di distanza dalle coste cipriote.

La presidenza di Nicosia ha affermato che la regione si trova all’interno della piattaforma continentale di Cipro ed è stata delimitata con l’Egitto “in conformità alle regole del diritto internazionale”. Cipro, inoltre, ha già concesso in licenza i diritti di esplorazione nell’area ad aziende italiane e francesi. La Turchia, dunque, è stata invitata a “fermare al più presto le sue attività illegali e a ritirare tutte le sue navi da perforazione”.

Nel frattempo, Cagatay Erciyes, capo del dipartimento del Ministero degli Esteri turco che si occupa del Mediterraneo orientale, ha annunciato su Twitter che la Yavuz inizierà un nuovo round di perforazioni nell’area il 7 ottobre. Erciyes sostiene che l’area si trova all’interno della piattaforma continentale turca e che Ankara possiede tutti i diritti legali per perforare lì. Anche il ministro dell’Energia turco, Fatih Donmez, ha spiegato che la Yavuz è in rotta verso “il pozzo di Guzelyurt-1”. Nicosia, con il supporto della comunità internazionale, ritiene tale area una sua Zona economica esclusiva (Zee).

La Yavuz è la seconda nave inviata da Ankara per condurre operazioni di trivellazione nelle acque circostanti l’isola di Cipro, ricche di gas naturale, risorsa che Nicosia già vende a Egitto e Israele. Le prime trivellazioni erano partite lo scorso 3 maggio, e risultano tuttora in corso, con la nave Fatih a largo delle coste di Pafo, ad Ovest dell’isola, all’interno di un’area la cui competenza territoriale è stata reclamata dalle autorità cipriote, mentre la Turchia aveva dichiarato di agire all’interno della propria area di competenza.

Nello specifico, la Turchia aveva affermato che le aree della zona marittima al largo di Cipro dove si verificavano le operazioni di trivellazione rientravano nella piena giurisdizione turca o dei turco-ciprioti, i quali hanno il proprio Stato separatista nel Nord dell’isola e sono riconosciuti solo dalla Turchia.

La disputa energetica tra il governo greco-cipriota e la Turchia si inserisce nell’ambito della più ampia questione cipriota, ossia la disputa tra Nicosia e Ankara in merito alla sovranità sull’isola, il cui territorio risulta diviso dalla cosiddetta “linea verde” che separa l’area amministrata dalla Repubblica di Cipro e abitata prevalentemente dalla comunità greco-cipriota dall’area amministrata dalla Repubblica Turca di Cipro del Nord e abitata prevalentemente dalla comunità turco-cipriota. Tale divisione risale al 1974, quando, in seguito al tentativo di colpo di Stato da parte di nazionalisti greco-ciprioti che favorivano l’annessione dell’isola alla Grecia, il 20 luglio, Ankara inviò le sue truppe “a protezione della minoranza turco-cipriota” nella parte settentrionale dell’isola, sulla quale la Turchia ha poi stabilito il controllo.

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Chiara Gentili

di Redazione

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