Brexit: UE respinge richiesta UK a nuovo dialogo nel weekend

Pubblicato il 5 ottobre 2019 alle 13:16 in Europa UK

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L’Unione Europea ha respinto la richiesta avanzata dal Regno Unito, il quale aveva chiesto di intavolare un nuovo dialogo nel weekend di sabato 5 e domenica 6 ottobre, mentre il premier inglese, Boris Johnson, ha riaffermato la sua intenzione a lasciare il blocco il 31 ottobre, nonostante il rischio di una Brexit senza accordo.

La Commissione Europea ha annunciato che le nuove proposte sulla Brexit addotte da Johnson non forniscono basi per portare a compimento un accordo sull’uscita del Paese insulare dal blocco europeo. Natasha Bertaud, portavoce della Commissione Europea, ha spiegato che le trattative sul piano del premier inglese, volte a sostituire la clausola del backstop irlandese con provvedimenti alternativi, non avranno luogo nel fine settimana. Bertaud ha aggiunto che al Regno Unito verrà concessa “un’altra opportunità di presentare le sue proposte nel dettaglio” nella giornata di lunedì 7 ottobre. “Se il dialogo avesse luogo nel weekend sembrerebbero veri e propri negoziati”, ha spiegato la diplomatica dell’UE, citata dal Times, puntualizzando: “Siamo ancora ben lungi da ciò”.

Johnson ha spesso ripetuto che non chiederà un ulteriore rinvio della Brexit, chiarendolo nuovamente venerdì 4 ottobre. “Nuovo accordo o nessun accordo, ma nessun ritardo”, ha scritto il primo ministro su Twitter accompagnando il messaggio con gli hashtag #GetBrexitDone e #LeaveOct31”. Tuttavia, il suo governo ha reso noto per la prima volta, nella medesima giornata, che Johnson invierà una lettera all’UE chiedendo un rinvio della Brexit qualora non si raggiungesse un accordo entro il 19 ottobre.

Johnson non ha ancora spiegato l’apparente contraddizione. Un suo importante consigliere, Dominic Cummings, ha riferito al Times che il governo monitorerà i prossimi sviluppi nella settimana a venire, ma che a ogni modo non cambierà la sua posizione in merito ai negoziati. “Se non otteniamo nulla la prossima settimana, ce ne andremo”, ha concluso il consigliere britannico.

Il Regno Unito ha assunto l’impegno di lasciare l’UE entro il 31 ottobre rinegoziando l’accordo precedentemente raggiunto tra Buxelles e l’ex premier, Theresa May, il quale era stato respinto per tre volte dai legislatori, oppure andando via senza aver concordato un accordo di recesso. La seconda opzione, però, costituirebbe un illecito, a causa dell’approvazione del Benn Act, la legge che prevede, in caso di mancato raggiungimento di un accordo con Bruxelles, l’estensione dei termini per la Brexit al 31 gennaio, vietando di fatto l’uscita dall’UE senza un accordo di recesso.

La clausola che è oggetto di contesa tra il Regno Unito e l’UE è il backstop, negoziata dall’ex premier, Theresa May, e sostenuta dai vertici dell’Unione Europea. Il backstop, nello specifico, prevede che la Gran Bretagna rimanga in un’unione doganale temporanea con l’UE dopo la Brexit, fino a soluzione migliore. Tale clausola impedirebbe il ritorno di un confine duro in Irlanda, unica frontiera terrestre tra Gran Bretagna e UE, misura duramente contrastata da Johnson in quanto renderebbe il Regno Unito dipendente dall’UE.

In alternativa al backstop, il governo inglese ha presentato, il 2 ottobre, le proprie proposte all’UE. Tale alternativa, in sintesi, consiste nell’istituzione di un backstop con la sola Irlanda del Nord, la quale vedrà, come allo stato attuale, l’inesistenza dei controlli con l’Irlanda per lo scambio di beni, consentendo all’Irlanda del Nord di avere gli stessi limiti all’importazione di beni che vi sono negli altri Paesi dell’UE. Parallelamente, però, Belfast rimarrà nel territorio doganale del Regno Unito, divenendo di fatto una dogana con l’Irlanda.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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