Yemen: continua la minaccia Houthi ad Hodeidah

Pubblicato il 4 ottobre 2019 alle 11:14 in Medio Oriente Yemen

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Le forze dell’esercito yemenita centrale hanno ostacolato, il 3 ottobre, i ribelli sciiti Houthi mentre cercavano di entrare nuovamente a Hodeidah, nell’Ovest dello Yemen.

In particolare, il gruppo di ribelli ha provato ad attaccare le postazioni dell’esercito yemenita e delle forze congiunte, situate nell’area montuosa meridionale di At Tuhayta. Allo stesso tempo, l’area montuosa di al-Faza ha assistito a violenti ed intensi bombardamenti, in particolare nel Nord e nell’Est. Dal canto loro, le forze congiunte sono state in grado di monitorare gli spostamenti dei propri avversari Houthi, contrastandoli con determinazione.

Secondo quanto affermato da fonti delle forze congiunte, queste ultime sono state impegnate in violenti scontri con i ribelli sciiti, che hanno visto l’impiego di armi pesanti e di medio calibro, oltre a provocare perdite sia materiali sia in termini di vite umane. Le medesime fonti hanno evidenziato anche ulteriori attacchi nella periferia meridionale di Hodeidah, sottolineando le nuove infrazioni al cessate il fuoco proposto in sede Onu.

Una delle ultime offensive da parte Houthi contro Hodeidah è del 24 settembre scorso, quando attacchi per mezzo di artiglieria pesante hanno interessato le aree orientali di Hays, nel Sud del governatorato. Secondo quanto rivelato da fonti militari locali, sono state prese di mira soprattutto le postazioni delle forze congiunte presenti nell’area e tali offensive continue hanno causato diversi danni alle abitazioni e alle proprietà dei civili.

Hays e At-Tuhayta rappresentano due centri urbani di notevole importanza, nonché punti fondamentali per il passaggio di rifornimenti verso il Sud-Ovest e l’Est di Hodeidah, dove vi è un costante movimento di truppe ma altresì tentativi di attacco e bombardamenti violenti.

Tale ultima escalation giunge dopo che, il 9 settembre scorso, il Comitato delle Nazioni Unite per il coordinamento della ridistribuzione delle truppe a Hodeidah ha deciso di schierare squadre di monitoraggio in quattro punti della città. In particolare, dopo due giorni di riunioni, la commissione ha affermato di aver concordato l’attuazione di un meccanismo di tregua e cessate il fuoco, di cui si era già discusso in una riunione del 14 luglio scorso, quando i rappresentanti del governo yemenita e quelli del movimento Houthi si sono incontrati per la prima volta in 5 mesi, per discutere il ritiro delle forze ribelli da Hodeidah. Il 9 settembre la Commissione ha affermato di aver istituito un centro operativo congiunto presso la sede della missione Onu a Hodeidah, che includerà funzionari di collegamento e coordinamento di entrambe le parti coinvolte nel conflitto e delle Nazioni Unite. Tale centro si adopererà altresì per ridurre l’escalation di tensioni nell’area e per far fronte ai diversi avvenimenti sul campo.

Il dislocamento delle truppe è una parte cruciale dell’accordo di cessate il fuoco raggiunto in Svezia l’ultimo giorno dei colloqui di pace, il 13 dicembre 2018. Quest’ultimo è un patto in base al quale gli Houthi avevano accettato di ritirarsi da tutti e 3 i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere alla delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area. Secondo quanto stabilito nel patto, il dislocamento dei contingenti Houthi sarebbe dovuto avvenire 21 giorni dopo l’annuncio del cessate il fuoco, il 18 dicembre 2018, ma quella data non è mai stata rispettata.

Hodeidah rappresenta un ingresso di vitale importanza per le importazioni di merci e aiuti umanitari, nonché un’ancora di salvezza per milioni di residenti yemeniti fuggiti da altre aree del Paese, a seguito della guerra civile scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbu Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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