Immigrazione, Italia: presentato il nuovo decreto migranti

Pubblicato il 4 ottobre 2019 alle 18:03 in Immigrazione Italia

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Il ministro degli Affari Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha presentato, venerdì 4 ottobre, il nuovo decreto interministeriale sui migranti, al quale hanno lavorato anche il premier, Giuseppe Conte e i ministri di Giustizia, Alfonso Bonafede, e Interno, Luciana Lamorgese.

“È stato un lavoro di squadra”, ha commentato il ministro degli Esteri, il quale ha altresì annunciato che il nuovo decreto del governo, il quale “è un primo step”, ridurrà i tempi per decidere “se un migrante potrà stare in Italia da circa 2 anni a 4 mesi”.

La redistribuzione, secondo il ministro degli Esteri, “non è la soluzione definitiva” e per tale ragione, ciò a cui si deve mirare “è fermare le partenze”. La redistribuzione, ha commentato Di Maio, “aiuta a gestire il problema migranti come Europa e non più come Italia”. Tuttavia, ha commentato il ministro, “il fenomeno migratorio lo si gestisce in emergenza con le redistribuzioni in Europa, ma attenzione: se in un Paese di origine si viene a sapere che si può arrivare in Italia o, se va bene, con la redistribuzione addirittura in Francia, o in Germania, si rischia un pull-factor, che può far partire più persone di quelle che stavano partendo”.

Il Piano Rimpatri Sicuri, invece, ha dichiarato il ministro Di Maio, chiarisce “il messaggio che chi ha bisogno di aiuto è ben accetto, ma chi in base alle regole internazionali non può stare qui sarà rimpatriato”, il che consente di “evitare il ‘pull factor’ “.

I tempi verranno però ridotti soltanto verso 13 Paesi, considerati “sicuri”, ovvero Albania, Algeria, Bosnia, Capo Verde, Ghana, Kosovo, Macedonia del Nord, Marocco, Montenegro, Senegal, Serbia, Tunisia e Ucraina.

A tale riguardo, il ministro degli Esteri ha commentato positivamente la presenza del Marocco, con il quale, ha sottolineato, “noi non abbiamo rafforzato le nostre relazioni”. Tuttavia, ha aggiunto Di Maio, “sicuramente sarà oggetto di uno dei miei prossimi viaggi, insieme alla Tunisia dove vedremo il gruppo di lavoro misto italo-tunisino per implementare l’accordo sui rimpatri”.

In Italia, ha spiegato Di Maio, “ci sono dei meccanismi di rimpatrio che non sono stati implementati in questi anni, e non sono stati sviluppati negli ultimi 14 mesi”. Attualmente, ha spiegato il ministro, “su un totale di 7.087 arrivi al 27 settembre 2019, oltre un terzo proviene da uno di questi Paesi”. Ciò significa che “per un terzo degli arrivi, acceleriamo le procedure e arriviamo a 4 mesi”, ha spiegato Di Maio, il quale ha dichiarato di considerare il decreto “un passo che rende il nostro Paese meno burocratizzato per quanto riguarda le procedure sull’immigrazione e più consapevole del fatto che chi sta qui è una persona che può stare qui”.

Da parte sua, il ministro della Giustizia ha dichiarato che è proprio la presenza di un elenco di Paesi sicuri che “permette di dimezzare tutta la procedura” della protezione internazionale e al tempo stesso “dà alla Giustizia un aiuto importante”, vista la mole di domande che i magistrati sono chiamati a smaltire. Con il nuovo decreto, se “chi si trova ad esaminare una domanda di protezione internazionale” sa che il Paese di provenienza è sicuro, sa che “non ci sono i presupposti per ottenere la protezione, salvo prova contraria”.  

Il ministro Bonafede ha in seguito presentato i dati relativi alle domande per la protezione internazionale che “presso le sezioni specializzate dei tribunali erano 47.000 nel 2016, 41.800 nel 2017, mentre nel 2018 erano 48.952 pendenze”. Stando agli ultimi dati, tali domande pendenti ammontavano, nel luglio 2019, a oltre 70.000. I procedimenti definiti, invece, “nel 2016 erano circa 14.290”, divenuti 41.938 nel 2018.

Il ministro Di Maio ha altresì delineato quelli che saranno i prossimi passaggi del Piano Rimpatri Sicuri. In primo luogo, l’implementazione del Fondo Rimpatri, introdotto per “stimolare gli accordi internazionali sui rimpatri”, perché “sono i fondi che andremo a utilizzare con i Paesi di provenienza per stabilire rimpatri più veloci”. La cooperazione allo sviluppo, una delle due anime che compongono il Ministero degli Esteri italiano, è un tema su cui Di Maio ha dichiarato di “voler agire, perché la cooperazione allo sviluppo è la leva per fare in modo che da quei Paesi non si parta più”. In secondo luogo, Di Maio ha sottolineato che con Marocco e Tunisia l’Italia ha accordi di rimpatrio “da rafforzare o in alcuni casi da ratificare”, motivo per cui l’obiettivo è “quello di stabilire relazioni tra governi molto più forti”.

Secondo le stime dell’IOM, dall’1 gennaio al 2 ottobre 2019 i migranti che hanno raggiunto l’Europa sono stati 83.107, di cui 67.129 via mare. Il numero di morti e dispersi ammonta invece a 994, di cui 659 nella rotta del Mediterraneo Centrale, la quale vede la Libia tra i principali porti di partenza, 269 nella rotta occidentale, la quale coinvolge Marocco e Algeria, e 66 nella rotta orientale, il cui principale porto di partenza è la Turchia. I Paesi europei maggiormente colpiti dal fenomeno migratorio sono la Grecia, la Spagna, Cipro, l’Italia e Malta. In particolare, dall’1 gennaio al 29 settembre 2019, sono giunti 44.561 migranti in Grecia, 21.223 in Spagna, 7.892 in Italia, 4.944 a Cipro e 2.867 a Malta. Paragonando i dati alle cifre totali riguardanti lo stesso periodo del 2018, gli arrivi sono diminuiti del 20.6%. 

Per quanto concerne gli arrivi in Italia, il Dipartimento per la Pubblica Sicurezza del Viminale rende noto che dall’1 gennaio al 4 ottobre 2019 sono sbarcati in Italia  7.896 migranti che, se paragonati alle cifre dello stesso periodo dell’anno precedente, rappresentano il 62,61% in meno. Coloro che sbarcano in Italia provengono principalmente dalla Tunisia, dal Pakistan, dalla Costa d’Avorio, dall’Algeria, dall’Iraq, dal Sudan, dal Bangladesh, dall’Iran, dalla Guinea e dal Marocco. 

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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