Iraq: sale a 31 il numero delle vittime, intanto il premier fa promesse

Pubblicato il 4 ottobre 2019 alle 9:05 in Iraq Medio Oriente

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L’ultimo bilancio delle vittime causate dalle proteste iniziate il 1 ottobre in Iraq riporta la morte di 31 persone ed il ferimento di altre 1188. Dal canto suo, il primo ministro iracheno, Adel Abdul Mahdi, ha promesso di soddisfare le “richieste legittime” dei cittadini del proprio Paese.

Le proteste hanno avuto inizio martedì 1° ottobre, in piazza Tahrir, nella capitale irachena di Baghdad, dove i cittadini iracheni si sono radunati per protestare contro disoccupazione, corruzione, deterioramento delle condizioni di vita e malfunzionamento dei servizi. Tali manifestazioni hanno poi interessato anche altre città del Sud del Paese, tra cui Najaf, Bassora, Nasiriyah e Al-Diwaniyah. Alcuni slogan hanno altresì inneggiato contro il governo iracheno e le proprie milizie.

In un discorso trasmesso all’alba di venerdì 4 ottobre dalla televisione di Stato, il premier Mahdi ha cercato di calmare la situazione. In particolare, il primo ministro ha dichiarato di aver ascoltato la voce dei manifestanti iracheni ed ha promesso che soddisferà le loro richieste “legittime e giustificabili”. Tuttavia, è stato altresì affermato che il governo non dispone di soluzioni magiche per realizzare i sogni dei cittadini iracheni in un solo anno e per risolvere i problemi legati alla governance e all’abuso di potere. Mahdi ha, però, promesso di approvare una legge che dia alle famiglie meno abbienti un salario minimo che consenta loro di “vivere dignitosamente”. “Rispettiamo la costituzione e dobbiamo riformare il sistema politico. Siamo responsabili della sovranità del Paese in questa fase delicata” sono state le parole di Mahdi.

Il primo ministro ha poi ha esortato i legislatori a prestare sostegno ai cambiamenti ministeriali e ha esortato a una tregua, dopo tre giorni di sanguinosi disordini che hanno sconvolto il Paese. A tal proposito, ha anche promesso un rafforzamento dei controlli, per gestire l’ondata di violenza. Non da ultimo, Mahdi ha invitato il Consiglio dei Rappresentanti e le forze politiche ad impegnarsi per dare al primo ministro la possibilità di completare la formazione del governo e apportare gli emendamenti, abbandonando un sistema di quote politiche.

Nonostante le parole del premier, secondo quanto riportato dai media, la situazione potrebbe nuovamente degenerare nella giornata del 4 ottobre. Si prevede che migliaia di manifestanti scenderanno per le strade irachene, causando nuovi scontri con le forze dell’ordine. Queste ultime, anche nei giorni precedenti, hanno messo in atto una dura campagna di repressione, che ha visto altresì l’utilizzo di proiettili e gas lacrimogeni, provocando morti e feriti.

Il giorno precedente, il 3 ottobre, lo stesso premier ha proclamato il coprifuoco totale nella capitale Baghdad e in altre città irachene, tra cui Nassiriya, Amarah, Najaf ed il governatorato di Babylon. In particolare, è stato fatto divieto a tutti i veicoli e alle persone di circolare nella capitale dalle 5 del mattino del 3 ottobre fino a nuovo ordine, con alcune eccezioni riservate ai servizi governativi. Inoltre, è stato altresì proclamato lo stato di allerta per gli uffici del governo e delle missioni diplomatiche, con l’obiettivo di salvaguardare la sovranità statale ed i centri vitali del Paese.

Nonostante il coprifuoco, le proteste sono continuate anche il 3 ottobre a Baghdad così come nelle altre città, tra cui Nassiriya e Amarah. In particolare, migliaia di giovani radunatisi nella capitale hanno cercato di accedere alla Green Zone, l’area fortificata sede di ambasciate ed istituzioni. Gli scontri con le forze di sicurezza hanno portato ad ulteriori vittime, tra cui 4 a Nassiriya e 3 ad Al Diwaniyah, nel Sud del Paese.

Tra le maggiori richieste presentate dai cittadini iracheni vi è la fornitura di servizi adeguati, il miglioramento delle condizioni di vita, riforme, opportunità di lavoro, il contrasto alla disoccupazione, soprattutto giovanile, e alla corruzione finanziaria e amministrativa che coinvolge in particolare le istituzioni statali. Il tutto riassunto nella richiesta di una “vita giusta e dignitosa”.

Si tratta delle maggiori proteste contro il governo di Adel Abdul Mahdi, sin dall’inizio del proprio mandato, nel mese di ottobre 2018. Per alcuni, tale mobilitazione non è stata organizzata da nessun partito politico ma rappresenta una continuazione di quanto accaduto alcune settimane fa, quando studenti universitari inoccupati sono scesi nelle strade irachene per protestare contro la mancanza di posti di lavoro.

L’Iraq ha lottato per riprendersi dalla sua battaglia contro l’ISIS, durata dal 2014 al 2017. Tuttavia, il sistema “quote” e la corruzione dilagante nel Paese, così come l’abuso di potere e la presenza ai vertici di alcuni partiti religiosi e delle milizie, continuano a ostacolare l’istituzione e il funzionamento dello Stato in modo efficace e rapido. Non da ultimo, le istituzioni e infrastrutture irachene devono ancora riprendersi da decenni segnati da combattimenti settari, occupazione straniera, invasione degli Stati Uniti, sanzioni internazionali e guerre con i propri vicini.

Inoltre, sebbene l’Iraq disponga della quarta più grande riserva petrolifera, a detta del Fondo Monetario Internazionale, la maggior parte della popolazione, pari a circa 40 milioni, vive in condizioni di povertà senza un’adeguata assistenza sanitaria, istruzione, elettricità o altri servizi. Non da ultimo, i giovani criticano l’incapacità del governo di fornire posti di lavoro adeguati. Secondo la World Bank, la disoccupazione giovanile raggiunge circa il 25%. Non da ultimo, l’Iraq ha raggiunto un punteggio di 18 su 100 nella lista Paesi più corrotti al mondo, secondo i dati di Transparency International, dove 0 indica un alto livello di corruzione. Ciò è dovuto al fatto che circa 450 miliardi di dollari di fondi pubblici sono scomparsi dalla caduta del regime di Saddam Hussein nel 2003, ovvero quattro volte il bilancio dello Stato e più del doppio del PIL dell’Iraq.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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