Vertice Pashinyan-Putin a Erevan: relazioni Russia-Armenia strategiche

Pubblicato il 3 ottobre 2019 alle 6:30 in Armenia Russia

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Il Primo ministro dell’Armenia Nikol Pashinyan ha incontrato il presidente della Federazione russa, Vladimir Putin, a margine del vertice dell’Unione Economica Eurasiatica in corso nella capitale armena. “Le nostre relazioni bilaterali sono molto importanti per noi. La Russia è un partner strategico per noi e speriamo di rendere questo partenariato strategico sempre più forte” – ha dichiarato Pashinyan accogliendo Putin dinanzi ai giornalisti prima del vertice a porte chiuse. 

Il premier armeno ha ringraziato Putin per “l’importanza che attribuisce alle nostre relazioni” e si è detto sicuro che il legame tra Armenia e Russia continuerà a rafforzarsi in futuro.

Putin, che secondo quanto riporta il Cremlino si è rivolto a Pashinyan chiamandolo alla russa “Nikolaj Vladimirovič”, ha confermato l’importanza strategica delle relazioni tra Mosca e Erevan. “Le nostre relazioni – ha dichiarato il presidente russo – sono fondate non solo sugli eventi degli ultimi anni o decenni, ma sono cementate dalla storia secolare delle relazioni tra i nostri popoli”.

Il presidente russo si è congratulato con Pashinyan per i risultati della presidenza armena dell’Unione economica eurasiatica. “Voglio congratularmi con lei come presidente dell’Unione economica eurasiatica per i risultati del vertice di Erevan. Sono davvero importanti dal punto di vista dello sviluppo delle relazioni con i nostri partner di paesi terzi. E cosa non meno importante, anzi, forse addirittura più importante per noi: non c’è un singolo fallimento. Al contrario, tutti gli accordi sono stati raggiunti con grande cooperazione e armonia tra i paesi membri di questa unione. Sei la persona che ha fatto il massimo sforzo per ottenere risultati così significativi. Pertanto, mi congratulo con te e voglio ringraziarti per questo”. 

Quella in corso è la prima visita di Vladimir Putin in Armenia dopo la Rivoluzione di velluto che tra aprile e maggio del 2018 ha posto fine al lunghissimo governo del Partito Repubblicano Armeno e in particolare dell’ex presidente Serzh Sargsyan, che dopo due mandati presidenziali aveva assunto la carica di primo ministro, cui, con opportune modifiche costituzionale, era stata attribuita la maggior parte dei poteri.

Esponenti del Partito Repubblicano Armeno avevano sperato in un’intervento di Mosca che ponesse termine alle proteste, tutte pacifiche. Pashinyan per tutta la durata delle proteste e dopo aver assunto la guida del paese l’8 maggio 2018, ha sempre ribadito che le proteste riguardavano la politica interna armena, la lotta alla corruzione e ai monopoli che ruotavano attorno al Partito repubblicano, e che le manifestazioni, a differenza di rivoluzioni avvenute in passato in altre repubbliche ex-sovietiche, non avevano alcun contenuto geopolitico. Mosca decise di non intervenire e pochi giorni dopo la sua elezione Pashinyan volò a Sochi a incontrare Putin per confermare le buone relazioni tra Mosca e Erevan e assicurare che le basi russe nel paese, a Gyumri e Erebuni, non sarebbero state messe in discussione perché “fondamentali per la sicurezza comune, della Russia e dell’Armenia”.

 

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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