Serbia: la partecipazione al vertice Visegrad e la revoca del riconoscimento del Kosovo

Pubblicato il 3 ottobre 2019 alle 20:10 in Balcani Europa

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I Paesi del Visegrad, ovvero Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia, si sono incontrati, giovedì 3 ottobre, a Praga. Al vertice hanno partecipato anche il presidente della Serbia, Aleksandar Vucic, e dell’omologo della Slovenia, Borut Pahor, invitati dall’omologo ceco, Milos Zeman. A margine, Praga e Belgrado hanno discusso della revoca del riconoscimento del Kosovo.

L’invito rivolto al presidente serbo scaturiva dall’incontro precedente della Commissione degli Affari Europei dei Paesi del Visegrad, anche noti come V4, i quali avevano sottolineato gli sforzi della Serbia nell’implementazione delle riforme, i quali, a detta dei V4, dovevano essere valorizzati aprendo le porte al Paese.

In tale ottica, all’interno del vertice del 3 ottobre è stata dedicata una intera sessione al tema dell’ “Unione Europea e i Balcani occidentali”. A tale riguardo, i Paesi del Visegrad hanno dichiarato di voler condividere con le controparti della regione balcanica la propria esperienza, dal momento che hanno raggiunto la piena integrazione nelle strutture europee e transatlantiche dopo la caduta del muro di Berlino, e hanno affrontato con successo un processo di trasformazione sociale, politica ed economica.

Ad essere stata invitata, però, è stata solo la Serbia, la quale ha dichiarato da parte sua di “essere onorata di partecipare a un incontro con il Gruppo Visegrad e con l’amico Pahor”.

Nel corso del vertice, il presidente serbo ha avuto modo di affrontare con gli omologhi dei Paesi dell’Europa centrale il tema della questione kosovara e delle relazioni con Pristina.

A tale riguardo, Vucic ha annunciato agli omologhi che raggiungere un compromesso con il Kosovo rappresenta l’unica strada possibile per garantire il futuro della regione balcanica occidentale.

In merito all’indipendenza di Pristina, Vucic ha dichiarato di non potere interferire negli affari interni dei Paesi o nella loro eventuale decisione di revocare il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo. Tale specifica deriva dalle notizie in merito alla valutazione, da parte della Repubblica Ceca, della revoca del riconoscimento del Kosovo.

Tale tema era stato oggetto di discussione tra il premier della Repubblica Ceca, Andrej Babis, e Zeman, il quale aveva, il 17 settembre, ribadito di avere “un parere negativo sul riconoscimento del Kosovo”, dopo che il 10 settembre Zeman aveva dichiarato di essere “molto affezionato alla Serbia” e di “non gradire il Kosovo, il quale non è uno Stato democratico”, dal momento che “uno Stato guidato da criminali di guerra non dovrebbe essere nella comunità dei Paesi democratici”.

In virtù di tali dichiarazioni, il ministro degli Affari Esteri della Repubblica Ceca, Tomas Petricek, aveva dichiarato, il 12 settembre, che Praga “ha riconosciuto il Kosovo nel 2008 e non intende cambiare tale posizione nell’interesse della sua sicurezza e nella trasparenza della sua politica estera”. In virtù di tali dichiarazioni, il giorno stesso Zeman aveva però specificato che non avrebbe richiesto la revoca del riconoscimento del Kosovo in caso di vincita delle elezioni di Pristina da parte di un partito democratico privo del peso del passato. Tuttavia, tale eventualità era vista con scetticismo da parte del presidente ceco, il quale ritiene che i partiti democratici siano eccessivamente poco rappresentati in Kosovo. 

Cista la determinazione del presidente ceco, il premier aveva a quel punto annunciato, il 17 settembre, che la questione “verrà ridiscussa in occasione di un vertice di coordinamento della politica estera del Paese, al quale parteciperanno i ministri dell’Interno e degli Affari Esteri e i presidenti di Camera e Senato”.

In merito a tale vicenda, in occasione dell’incontro con il capo di Stato serbo, Zeman ha dichiarato di avere intenzione di tentare di convincere i propri colleghi in merito alla revoca del riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo.

Nello specifico, Zeman ha dichiarato che “al primo incontro che si terrà con i rappresentanti delle autorità della Repubblica Ceca che si occupano delle questioni costituzionali”, avrebbe “avanzato la proposta per il ritiro del riconoscimento” e tentato “di persuadere i colleghi sull’annullamento della decisione sul riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo”.

Da parte sua, Vucic ha accolto con favore le parole dell’omologo ceco, ma ha sottolineato l’importanza di trovare un compromesso con il Kosovo per il miglioramento della regione.

 È un momento delicato per la Serbia e per il Kosovo, entrambi vicini alle elezioni. Dopo la nomina del nuovo Rappresentante Speciale della Casa Bianca per i Balcani occidentali, Matthew Palmer, i Paesi della regione avevano intravisto dopo tempo uno spiraglio di possibilità per la riapertura del dialogo tra Pristina e Belgrado, fattore che vincola lo sviluppo dell’intera regione balcanica. Anche la Serbia aveva inizialmente mostrato apertura, ma il 9 settembre il ministro dell’Interno serbo, Nebojsa Stefanovic, aveva dichiarato che la Serbia continuerà ad opporsi all’ingresso del Kosovo nell’Interpol. Tale dichiarazione rappresentava un cambio di rotta rispetto a quanto finora emerso, dal momento che il Kosovo aveva imposto i dazi sui beni importati dalla Serbia proprio in virtù dell’ostruzionismo portato avanti da Belgrado in merito al possibile ingresso di Pristina nell’Interpol e, da parte sua, la Serbia aveva annunciato che fino a quando permarranno i dazi, Belgrado non avrà intenzione di avviare il processo di dialogo. Poco prima, il premier uscente del Kosovo, Ramush Haradinaj, il quale si è dimesso nel mese di luglio, aveva dichiarato che finché la Serbia non riconoscerà l’indipendenza di Pristina non avrà senso avviare un processo di dialogo. Tuttavia, la Serbia aveva reso noto di riporre speranze nel nuovo governo che assumerà il potere, il quale potrà essere “più costruttivo e positivo”, “abolire le tasse sui beni serbi e aprire la strada per un nuovo dialogo”. Nel frattempo, le elezioni in entrambi i Paesi, il 6 ottobre a Pristina, mentre a Belgrado in primavera, sono considerate positivamente dagli Stati Uniti, che intendono fare da mediatore affinché tra le due elezioni si riapra il dialogo per identificare i punti di incontro, così come le differenze, al fine di raggiungere un accordo che possa essere il migliore possibile per il futuro di entrambi” e per consentire lo sviluppo della regione.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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