Israele: al via il processo contro Netanyahu

Pubblicato il 3 ottobre 2019 alle 11:30 in Israele Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha intrapreso, il 2 ottobre, la fase di udienze che lo vedono imputato con accuse di corruzione.

In particolare, il team di avvocati del premier ed il procuratore generale si sono incontrati per dare inizio alla fase di udienze, in cui Netanyahu deve affrontare tre indagini penali. Il tentativo sarà quello di far cadere almeno una delle accuse, in un momento in cui Netanyahu è stato incaricato di formare un nuovo governo per Israele, alla luce dei risultati delle elezioni tenutesi il 17 settembre scorso ed il mandato ricevuto dal presidente, Reuven Rivlin, il 23 settembre. Il processo contribuirebbe, a detta del team dei difensori del primo ministro, a prolungare la fase di impasse politica e allontanare la speranza di salire nuovamente al potere.

Le udienze preliminari, intraprese il 2 ottobre, avranno la durata di quattro giorni. Il procuratore generale israeliano, Avichai Mandelblit, ha affermato che intende incriminare Netanyahu per i tre casi di corruzione, disonestà e abuso di ufficio in cui il premier è coinvolto. Il primo ministro aveva inizialmente richiesto che le udienze fossero trasmesse in diretta per far fronte ad eventuali notizie trapelate contro di lui, ma Mandelblit ed il proprio ufficio hanno respinto la richiesta, considerandola priva di base legale.

Si prevede che il procuratore generale emetterà la sentenza definitiva entro la fine del 2019. Da parte sua, Netanyahu, ha negato sino ad ora tutte le accuse, ritenendole uno stratagemma mediatico impiegato da chi vuole ostacolare la propria salita al governo. Tuttavia, secondo quanto previsto dalla legge, il premier non è obbligato a lasciare il proprio incarico, fino a quando non verrà ufficialmente accusato e sentenziato.

Le accuse sono state annunciate da Mandelbit nel mese di febbraio scorso e riguardano tre casi. Il primo è noto come “Caso 1000”, dove il premier è accusato di abuso d’ufficio. In particolare, Netanyahu avrebbe ricevuto, tra il 2007 ed il 2016, da miliardari oltreoceano, regali dal valore di circa 280.000 dollari, comprendenti sigari, champagne, gioielli e altro. In cambio, vi sarebbero state agevolazioni fiscali per gli imprenditori mittenti dei regali.

Il “Caso 2000” vede il premier impegnato in presunte negoziazioni con Arnon “Noni” Mozes, il proprietario di uno dei maggiori quotidiani israeliani, Yedioth Ahronoth, volte ad ottenere maggiore copertura mediatica in cambio di una circolazione limitata del quotidiano gratuito rivale Israel Hayom. Quest’ultimo è di proprietà di un donatore di destra, Sheldon Adelson, considerato un portavoce del premier.

Infine, il caso considerato più rilevante è il “Caso 4000”, riguardante la relazione tra Netanyahu e l’azienda di telecomunicazioni Bezeq. Il premier avrebbe offerto regolarmente benefici dal valore di circa 280.000 milioni di dollari, in cambio della pubblicazione di notizie a proprio favore su Walla News!, un quotidiano online.

Se incriminato, Netanyahu rappresenterà il primo premier nella storia di Israele ad essere accusato di reati penali. Sebbene la squadra di avvocati difensori sia pronta a smentire tutte le accuse attraverso prove convincenti, la mancanza di fiducia nei confronti di Netanyahu è stata percepita nel corso delle ultime elezioni, in cui il premier non è riuscito ad ottenere la maggioranza necessaria per formare un nuovo governo. Tuttavia, il primo ministro ha ricevuto l’incarico di formare il prossimo governo. Una missione che dovrà essere compiuta in 28 giorni, altrimenti il mandato passerà al proprio rivale, Benny Gantz, del partito Blue and White. Quest’ultimo, oltre a cancellare un incontro con Netanyahu, previsto per il 2 ottobre, non si è detto disposto a far parte di un governo con a capo un premier sotto accusa.

Le elezioni in Israele hanno avuto luogo il 17 settembre scorso. Secondo quanto emerso, la coalizione di destra/ ortodossa ha guadagnato 55 seggi, mentre il blocco opposto, di sinistra/centro/ arabo ne ha raggiunti 56. A questi si aggiunge il partito Yisrael Beytenu, con 9 seggi. Tuttavia, sin dall’inizio è stato sottolineato che senza un’alleanza tra almeno due di queste parti, nessuna coalizione sarebbe stata in grado di formare un esecutivo per la Knesset, in quanto non si è raggiunta la quota 61, pari alla maggioranza più uno. Il terzo partito di maggiore rilevanza è stato rappresentato dalla Joint Arab List, che ha ottenuto 12 seggi.

Nel suo primo discorso in seguito alle votazioni, Netanyahu ha affermato che Israele ha davanti a sé numerose sfide ed opportunità, rappresentate dal piano proposto dagli USA per risolvere il conflitto arabo-israeliano, il cosiddetto accordo del secolo, e la minaccia iraniana. Tutto ciò richiede la formazione di un governo sionista, forte e stabile, che si impegni negli interessi di uno Stato ebraico. Dal canto suo, la controparte di Blue and White ha affermato di essere riuscito nella propria missione mentre il proprio rivale Netanyahu ha fallito.

La decisione di indire nuove elezioni è stata approvata dal parlamento israeliano il 30 maggio scorso, dopo che Benjamin Netanyahu non era riuscito a formare una coalizione in grado di governare il Paese, nonostante il suo partito, Likud, insieme agli alleati di destra, avesse ottenuto la maggioranza dei seggi.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.