Hong Kong: maggiori libertà alla polizia per reprimere i manifestanti

Pubblicato il 3 ottobre 2019 alle 15:07 in Asia Hong Kong

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L’esecutivo di Hong Kong ha allentato le linee guida sull’uso della forza da parte della polizia, mentre le proteste antigovernative crescono, a seguito del ferimento di un manifestante con un colpo d’arma da fuoco sparato da un agente.  

Le nuove norme sono state annunciate il 3 ottobre e comprendono la riattivazione di una legge d’emergenza del periodo coloniale britannico, che prevede il divieto di indossare maschere che coprono il viso. L’allentamento delle restrizioni all’uso della forza per gli agenti di polizia è entrato in vigore martedì 1° ottobre, in occasione delle manifestazioni per il 70° anniversario della Repubblica Popolare Cinese. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, il manuale di polizia è stato modificato e permette una maggiore libertà nell’utilizzo della forza. Inoltre, sono state eliminate le disposizioni relative alla responsabilità penale degli ufficiali durante lo svolgimento delle proprie funzioni. La polizia ha rifiutato di commentare le modifiche messe in atto. “Le linee guida sull’uso della forza riguardano questioni tecniche. Queste possono influenzare il normale ed efficace funzionamento delle forze di polizia e la prevenzione della criminalità, in caso vengano resi pubblici “, ha replicato la polizia a Reuters.

Durante le manifestazioni del 1° ottobre, la polizia antisommossa ha utilizzato, per la prima volta, proiettili veri contro la folla di manifestanti. Un gruppo di persone ha reagito lanciando molotov, ma la maggior parte ha tentato di difendersi nascondendosi, secondo quanto ha riferito Al-Jazeera English. Parlando del ragazzo raggiunto da un proiettile, i funzionari di polizia hanno definito “ragionevole e lecito” il comportamento dell’agente che ha aperto il fuoco, aggiungendo che l’ufficiale si sentiva minacciato poichè era stato circondato da manifestanti.

A seguito di tali dichiarazioni, una serie di proteste spontanee è nata in tutta Hong Kong, mentre la rabbia contro la polizia cresce. Una grande folla di persone, compresi impiegati vestiti formalmente, si sono radunati in un parco e hanno marciato attraverso il distretto commerciale della città in una manifestazione non autorizzata, mercoledì 2 ottobre, cantando slogan contro la polizia e il governo.  Inoltre, il 2 ottobre, centinaia di persone, che indossavano uniformi scolastiche e magliette nere, hanno organizzato un sit-in fuori dalla scuola del diciottenne colpito al petto dal proiettile della polizia, Tsang Chi-kin. 

Le mobilitazioni ad Hong Kong sono iniziate il 31 marzo e, dopo pochi mesi, si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. Oggi, sono diventate quotidiane e i leader delle proteste stanno cercando il supporto internazionale contro l’ingerenza cinese nella città semi-autonoma.  Il 15 settembre, i manifestanti avevano chiesto anche a Londra di dialogare con la Cina, per costringere Pechino a onorare la Dichiarazione congiunta sino-britannica del 1984, che stabiliva le condizioni per il ritorno di Hong Kong in Cina, nel 1997. In base all’accordo sottoscritto dalle Nazioni Unite, Hong Kong è una città cinese in un quadro noto come “un Paese, due sistemi” che garantisce una serie di libertà alla zona che non sono garantite nella Cina continentale.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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