Filippine: reclamo ufficiale contro la Cina nel Mar Cinese Meridionale

Pubblicato il 3 ottobre 2019 alle 14:34 in Cina Filippine

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Il ministro degli Esteri filippino, Teodoro Locsin Jr., ha ordinato la presentazione di un reclamo ufficiale contro la Cina, mercoledì 2 ottobre, a seguito del passaggio di navi della guardia costiera cinese nell’area amministrata dalle Filippine nel contestato Mar Cinese meridionale.

Locsin ha accompagnato il presidente filippino, Rodrigo Duterte, in una visita ufficiale in Russia, e in tale occasione ha pubblicato un post su Twitter in cui annunciava l’ordine di redigere un reclamo contro la Cina. Le relazioni tra Manila e Pechino sono notevolmente migliorate sotto la presidenza Duterte, ma le dispute riguardanti la sovranità nel Mar Cinese meridionale rimangono importanti. Il capo dell’esercito filippino e altri funzionari hanno riferito che la Cina sta portando avanti nuove attività tramite la sua guardia costiera.   

Il post su Twitter recita: “Sono a Mosca. Devo volare a casa per inviare il maledetto reclamo diplomatico io stesso? È l’esercito che parla. Non qualche dannato mezzo di comunicazione civile! Inviare ora!”. Non vi è stato alcun commento immediato da parte dei funzionari dell’ambasciata cinese a Manila. L’Asian Maritime Transparency Initiative, un think tank con sede a Washington che monitora i movimenti nelle acque contese, afferma che le navi della guardia costiera cinese pattugliano abitualmente le aree note come second thomas shoal, luconia shoal, che si trova al largo della Malesia, e scarborough shoal, situato al largo delle Filippine Nord-occidentali. Il fine ultimo di Pechino è quello di proiettare una presenza cinese in aree strategiche per la Cina, in cui non siano state costruite strutture permanenti.

Sotto Duterte, funzionari cinesi e filippini hanno portato avanti una serie di colloqui sul tema della sovranità sul Mar Cinese Meridionale. Il 10 settembre, Duterte ha reso noto che il presidente cinese, Xi Jinping, ha offerto la partecipazione ad un accordo energetico in cambio di una posizione favorevole a Pechino nel Mar Cinese Meridionale. La richiesta cinese fa riferimento a un arbitrato internazionale che ha visto il tribunale dell’Aja pronunciarsi a favore delle Filippine, concludendo che la Cina non ha le basi legali per rivendicare diritti storici sulla maggior parte del Mar Cinese Meridionale. Duterte ha affermato che Xi Jinping gli ha promesso una partecipazione di maggioranza in una joint venture esplorativa di petrolio e gas nella regione. L’area in cui questa si svolgerebbe potrebbe rientrare nella zona economica esclusiva di Manila, se le Filippine ignorassero la decisione della Corte, secondo quanto riferisce la CNN. “Metti da parte la sentenza arbitrale”, ha riferito Duterte, citando Xi. “Metti da parte la tua richiesta. Consenti quindi a tutti coloro che sono collegati con le aziende cinesi di esplorare l’area e se c’è qualcosa, hanno detto, saremmo abbastanza gentili da darti il 60%, e loro terrebbero solo il 40%. Questa è la promessa di Xi Jinping”, secondo quanto dichiarato da Duterte.

I commenti di Duterte arrivano a seguito dell’incontro con il presidente cinese a Pechino, il 29 agosto. In tale occasione, Xi Jinping aveva affermato che le due nazioni avrebbero dovuto fare “passi più grandi” nell’esplorazione congiunta offshore di petrolio e gas. “Finché le due parti gestiranno correttamente la questione del Mar Cinese Meridionale, i legami bilaterali saranno solidi e la pace e la stabilità regionale avranno una garanzia importante”, ha affermato Xi. Durante una conferenza stampa, tenutasi mercoledì 11 settembre, la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, non ha commentato direttamente l’offerta, ma ha affermato che le Filippine erano “pronte ad accelerare la cooperazione con la Cina nello sfruttamento congiunto di petrolio e gas”. “Le due parti hanno annunciato l’istituzione di un comitato direttivo congiunto intergovernativo e di un gruppo di lavoro tra le pertinenti imprese dei due paesi sulla cooperazione nel settore petrolifero e del gas”, ha affermato.

Come sottolinea il quotidiano, una zona economica esclusiva (ZEE) conferisce a un Paese diritti marittimi esclusivi per risorse presenti nell’area, entro 200 miglia nautiche dalla costa. La ZEE di Manila, tuttavia, si sovrappone alle acque rivendicate dalla Cina e dal Vietnam nel mar Cinese Meridionale. Tale area è, in realtà, contesa tra numerosi Stati del Sud-Est asiatico. Cina e Taiwan rivendicano in toto la sovranità della zona, mentre Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei portano avanti rivendicazioni concorrenti su alcune parti. La regione marittima rappresenta un importante snodo per i trasporti marittimi, che generano scambi commerciali per un valore di circa 5.000 miliardi di dollari l’anno e sono ricche di giacimenti minerari. Pechino continua a ribadire la sua sovranità sulle acque per ragioni che sono collegate ad una sua storica presenza nell’area.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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