Brexit: in arrivo nuova sospensione del Parlamento, Varadkar chiama Johnson

Pubblicato il 3 ottobre 2019 alle 19:23 in Europa UK

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Il governo del Regno Unito ha annunciato, a meno di un mese dalla Brexit, che cercherà di ottenere, martedì 8 ottobre, una nuova sospensione delle attività del Parlamento, in vista del Discorso della Regina del 14 ottobre.

Nello specifico, Downing Street ha rilasciato, nella serata di mercoledì 2 ottobre, una dichiarazione ufficiale, ripresa dal Guardian, con cui ha annunciato che il premier, Boris Johnson, “intende richiedere che la corrente sessione del Parlamento venga sciolta nella serata di martedì 8 ottobre, per poi riprendere lunedì 14 ottobre, con il Discorso della Regina”. Tale periodo, ha reso noto il governo, “è il minore possibile per garantire il completamento delle preparazioni logistiche per un’Apertura di Stato”.

Il discorso della regina è uno dei momenti più solenni della politica inglese ed è consuetudine che prima che questo avvenga il Parlamento interrompa le proprie attività per un periodo di tempo che va dai 5 ai 20 giorni. Tenuto nel corso della cerimonia annuale di apertura del Parlamento, il discorso della regina segna l’inizio di una sessione parlamentare ma, secondo quanto ricostruito da Reuters, l’ultimo si è tenuto nel 2017 

L’intenzione di sospendere nuovamente le attività del Parlamento a meno di un mese dalla Brexit ha attirato numerose critiche da parte dell’opposizione verso il premier che, da parte sua, ha dichiarato che “attraverso il Discorso della Regina, il governo delineerà i suoi piani per la Sanità nazionale, l’istruzione, il contrasto al crimine, gli investimenti per le infrastrutture e la costruzione di una economia forte”.

Tali punti sono al centro della dichiarazione ufficiale del governo, il quale ha reso noto di aver intenzione, nel post-Brexit, di “rafforzare i servizi pubblici, migliorare le infrastrutture e la connettività nel Paese, contrastare il crimine e consolidare l’integrità del sistema giudiziario penale, oltre che di proteggere a lungo termine l’ambiente”.

Poco dopo, il Taoiseach irlandese, corrispondente al primo ministro, Leo Varadkar, ha avuto un incontro telefonico con l’omologo inglese, con il quale ha avuto modo di discutere delle proposte che il Regno Unito ha pubblicato in merito all’accordo alternativo per il recesso dal blocco comunitario.

Tale alternativa, in sintesi, consiste nell’istituzione di un backstop con la sola Irlanda del Nord, la quale vedrà, come allo stato attuale, l’inesistenza dei controlli con l’Irlanda per lo scambio di beni, il che consentirà all’Irlanda del Nord di avere gli stessi limiti all’importazione di beni che vi sono negli altri Paesi dell’UE. Parallelamente, però, Belfast rimarrà nel territorio doganale del Regno Unito, divenendo di fatto una dogana con l’Irlanda.

A tale riguardo, dopo l’incontro telefonico con l’omologo inglese, Varadkar ha rilasciato una dichiarazione ufficiale, con la quale ha reso noto che, secondo l’Irlanda, “le proposte del Regno Unito non rispettano gli obiettivi prefissati dal backstop”. Tuttavia, il premier ha altresì reso noto che avrebbe avuto modo di discuterne con il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, con alcuni Capi di Stato europei, tra cui il premier svedese e danese, e con le principali istituzioni dell’Unione.

Il backstop è la clausola da cui dipende lo stallo delle trattative sulla Brexit tra Londra e Bruxelles, era stata negoziata dall’ex premier, Theresa May, e prevede che la Gran Bretagna rimanga in un’unione doganale temporanea con l’UE dopo la Brexit, fino a soluzione migliore. Tale clausola impedirebbe il ritorno di un confine duro in Irlanda, unica frontiera terrestre tra Gran Bretagna e UE, misura duramente contrastata da Johnson in quanto renderebbe il Regno Unito dipendente dall’UE.

Da parte sua, Varadkar ha ribadito di voler “ottenere un accordo concordato e ratificato” e che “a tale fine intende lavorare in unità con i partner europei”, in tale ottica, i premier di Irlanda e Regno Unito avranno modo di discuterne nuovamente la prossima settimana.

Il Regno Unito ha assunto l’impegno di lasciare l’UE entro il 31 ottobre rinegoziando l’accordo precedentemente raggiunto tra Buxelles e l’ex premier, Theresa May, il quale era stato respinto per tre volte dai legislatori, oppure andando via senza aver concordato un accordo di recesso.

Lunedì 9 settembre, però, il Parlamento aveva ottenuto l’approvazione della regina sul disegno di legge che di fatto vieta l’uscita dall’UE senza un accordo. La legge approvata prevede che il primo ministro avrà tempo fino al 19 ottobre, ovvero 2 giorni dopo il vertice con l’Unione, per raggiungere un accordo con l’UE e farlo approvare dal Parlamento inglese o, in alternativa, ottenere il consenso dei deputati sull’uscita senza un accordo. Nel caso in cui ciò non avvenga entro il 19 ottobre, il premier dovrà a quel punto chiedere a Bruxelles un’estensione della scadenza per l’abbandono da parte del Regno Unito del blocco comunitario, prorogandola al 31 gennaio 2020, sempre se l’Unione non propone una data alternativa. In caso contrario, il premier avrà 2 giorni di tempo per accettare la nuova scadenza, che però potrà nel frattempo essere rigettata dai membri del Parlamento.

A tale riguardo, nella lettera a Juncker in merito alle alternative al backstop, Johnson ha dichiarato che “vi è davvero poco tempo per negoziare un nuovo accordo” e ciò deve essere fatto “prima della riunione del Consiglio Europeo” che si terrà il 17 e 18 ottobre.

Lo scorso 9 settembre, inoltre, era stato l’ultimo giorno di lavori del Parlamento, il quale era stato sospeso per circa un mese, fino al 14 ottobre. Il 24 settembre, però, la Corte Suprema del Regno Unito aveva decretato che la richiesta avanzata dal premier, Boris Johnson, alla regina in merito alla sospensione delle attività del Parlamento fino al 14 ottobre costituiva un illecito, motivo per cui le Camere sono, il giorno successivo, tornate in attività.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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