Migranti, Bonafede: “Italia leader nella lotta alla criminalità internazionale”

Pubblicato il 2 ottobre 2019 alle 20:30 in Immigrazione Italia

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Il ministro della Giustizia italiano, Alfonso Bonafede, è stato protagonista di un’audizione del Parlamento in merito al fenomeno migratorio.

A renderlo noto è stato il Parlamento italiano, il quale ha altresì rivelato che l’audizione ha riguardato il Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen, di vigilanza sull’attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione.

In sede di audizione, che si è tenuta nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla gestione del fenomeno migratorio nell’area Schengen, “con particolare riferimento all’attualità dell’Accordo di Schengen, nonché al controllo e alla prevenzione delle attività transnazionali legate al traffico di migranti e alla tratta di persone”, il ministro ha potuto illustrare la propria posizione in materia di immigrazione, fenomeno che richiama vari temi, tutti dibattuti dal ministro.

Prima di concentrarsi sulle criticità richiamate dall’immigrazione, il ministro ha espresso la propria opinione sul fenomeno migratorio, in merito al quale ha dichiarato che “in ogni epoca, le migrazioni sono determinate da fattori ben definiti. Non fa eccezione l’epoca contemporanea in cui notiamo due tipi di flussi, quelli per motivi politici e quelli per motivi economici. La distinzione non è sempre semplice e i dati sui dichiaranti nazionalità sbarcati in Italia dimostrano che le rotte dei clandestini si incrociano con quelle dei profughi provenienti da aree di guerra”.

In tale contesto, ha dichiarato Bonafede, “le nuove prospettive transfrontaliere dell’azione dei gruppi criminali richiedono una risposta degli Stati sempre più integrata” e ciò rende “necessario che le autorità dei vari Paesi comunichino tra loro”. A tale riguardo, facendo riferimento al “processo di risposta coordinata”, ha reso noto Bonafede, “l’Italia, anche per l’esperienza drammaticamente maturata, è Paese leader a livello globale nella lotta alla criminalità internazionale”.

Il secondo tema che l’immigrazione porta con sé riguarda la questione della tratta di esseri umani. A tale riguardo, Bonafede ha chiarito che essa “costituisce una vera e propria emergenza internazionale” e che “le vittime di tratta sono destinate in un secondo momento a ogni tipo di sfruttamento”. Per tali ragioni, ha sottolineato il ministro, “la gravità e l’estensione del fenomeno hanno determinato un’attenzione sempre maggiore a livello europeo e nazionale”.

In terzo luogo, il ministro ha approfondito il tema del contrasto alla mafia nigeriana e alla radicalizzazione grazie all’azione degli agenti penitenziari. A tale riguardo, Bonafede ha evidenziato “l’importante ruolo di osservazione e di raccolta di informazioni svolto dal Nucleo investigativo centrale della Polizia Penitenziaria all’interno delle carceri”. Nello specifico, ha dichiarato il ministro della giustizia, il “ruolo degli agenti penitenziari è  determinante anche per il controllo nelle strutture carcerarie per analizzare, neutralizzare e contrastare quella zona grigia di proselitismo dei terroristi di matrice jihadista, che fa presa soprattutto sulla seconda generazione di migranti”. Ciò fa sì che “il lavoro di prevenzione effettuato” sia “uno strumento efficace per identificare i circuiti di radicalizzazione anche in prospettiva della carcerazione dei detenuti e della loro circolazione negli Stati dell’UE”.

In tema di carceri, infine, Bonafede ha illustrato i dati sulla popolazione carceraria italiana. Secondo le ultime stime, “al 24 settembre 2019 la popolazione carceraria è di 60.860 detenuti, di cui 20.292 stranieri e 3.211 sono comunitari”. Tale dato, ha sottolineato il minsitro, è rilevante, dal momento che “un terzo di detenuti stranieri rappresenta un numero elevatissimo”. I detenuti stranieri, ha reso noto Bonafede, provengono principalmente “da Marocco, Albania, Tunisia, Egitto, Romania, Senegal e Algeria”.

Secondo le stime dell’IOM, dall’1 gennaio al 29 settembre 2019 i migranti che hanno raggiunto l’Europa sono stati 79.631, di cui 63.653 via mare. Il numero di morti e dispersi ammonta invece a 994, di cui 640 nella rotta del Mediterraneo Centrale, la quale vede la Libia tra i principali porti di partenza. I Paesi europei maggiormente colpiti dal fenomeno migratorio sono la Grecia, la Spagna, Cipro, l’Italia e Malta. In particolare, dall’1 gennaio al 29 settembre 2019, sono giunti 41.615 migranti in Grecia, 21.223 in Spagna, 7.521 in Italia, 4.944 a Cipro e 2.708 a Malta. Paragonando i dati alle cifre totali riguardanti lo stesso periodo del 2018, gli arrivi sono diminuiti del 20%. 

Per quanto concerne gli arrivi in Italia, il Dipartimento per la Pubblica Sicurezza del Viminale rende noto che dall’1 gennaio al 2 ottobre 2019 sono sbarcati in Italia  7.783 migranti che, se paragonati alle cifre dello stesso periodo dell’anno precedente, rappresentano il 63,13% in meno. Coloro che sbarcano in Italia provengono principalmente dalla Tunisia, dal Pakistan, dalla Costa d’Avorio, dall’Algeria, dall’Iraq, dal Sudan, dal Bangladesh, dall’Iran, dalla Guinea e dal Marocco. 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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