Mali: attacco contro 2 postazioni militari, 38 soldati uccisi e 60 dispersi

Pubblicato il 2 ottobre 2019 alle 10:00 in Africa Mali

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Un gruppo di militanti jihadisti dell’organizzazione di al-Qaeda nell’Africa occidentale ha attaccato 2 basi militari nel Mali centrale uccidendo 38 soldati. Altri 60 risultano dispersi e le autorità di Bamako hanno già iniziato le attività di ricerca per portarli in salvo. Il numero di vittime provocato dal duplice attacco di martedì 1 ottobre è il più alto subito dall’esercito maliano dall’inizio di quest’anno. Fonti governative hanno confermato che ad essere state prese di mira sono state le postazioni di Boulkessi e Mondoro. In risposta all’attentato, l’esercito maliano ha lanciato un’operazione congiunta con le forze del Burkina Faso, supportata dalle truppe del commando francese operativo nell’area. “Tra i ranghi delle forze armate (FAMA) il bilancio provvisorio delle vittime è di 38 morti, 4 feriti, circa 60 dispersi e pesanti perdite in termini di attrezzatura ed equipaggiamento”, ha dichiarato il governo di Bamako.

Le regioni centrali del Mali sono diventate una sorta di rifugio sicuro per i militanti jihadisti che intendono destabilizzare il potere governativo e attaccare le forze straniere presenti sul territorio nell’ambito di operazioni di peacekeeping. Attentati con ordigni improvvisati sono piuttosto frequenti. Oltre allo Stato Islamico, nel Paese sono attivi, soprattutto al centro e al Nord, diversi gruppi estremisti violenti, di matrice islamista, come il suddetto Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), ma anche al-Qaeda nel Magreb islamico (AQIM), Ansar al-Dine (AAD), e il Macina Liberation Front. JNIM si è formato il 2 marzo 2017 dall’unione della branca sahariana di AQIM, di Ansar al-Dine e del Fronte di liberazione della Macina. Il Global Terrorism Index 2018 ha inserito il Mali al 22esimo posto tra i 163 Paesi di cui è stato analizzato l’impatto della minaccia terroristica, con un indice pari a 6. Il centro ed il Nord del Paese, in prossimità dei confini con il Burkina Faso ed il Niger, essendo poco controllati, continuano ad essere le aree maggiormente interessate dalle attività terroristiche. 

Nel centro del Paese sono diffusi anche gli scontri tra cacciatori di etnia Dogon e mandriani di etnia Fulani. I primi sono una popolazione africana che conta circa 240.000 individui e vive prevalentemente a Sud del fiume Niger. I Fulani, invece, sono un’etnia nomade dell’Africa occidentale, dedita alla pastorizia e al commercio. Nel marzo 2019, alcuni membri Dogon hanno ucciso oltre 150 residenti in un villaggio Fulani.

La sicurezza del Mali è peggiorata da quando, nel 2013, le forze francesi locali hanno respinto i ribelli islamisti e Tuareg dai territori del Nord, che erano stati occupati nel corso dell’anno precedente. Da allora, si verificano periodicamente attacchi. Inizialmente le azioni terroristiche erano concentrate nel deserto del Nord ma, nel corso del tempo, si sono estese anche nel centro e nel Sud del Paese. Le autorità di Bamako si appoggiano soprattutto all’aiuto della missione dell’Onu, la UN Multidimensional Integrated Stabilization Mission (MINUSMA), e delle forze francesi per assicurare la stabilità nella regione, minacciata dai continui attacchi terroristici. Nell’ambito della MINUSMA, le Nazioni Unite hanno dispiegato circa 12.000 unità tra polizia ed esercito. Si tratta della missione più pericolosa tra tutte le quelle dei caschi blu. L’iniziativa è stata creata con la Risoluzione 2100 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il 25 aprile 2013, con l’obiettivo di fornire sostegno al processo di transizione politica e stabilizzazione nel Paese.

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Chiara Gentili

di Redazione

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