L’ Arabia Saudita alla ricerca di stabilità

Pubblicato il 2 ottobre 2019 alle 12:43 in Arabia Saudita Iran

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Il ministro di Stato per gli Affari Esteri dell’Arabia Saudita, Adel al-Jubeir, ha smentito, il 1 ottobre, quanto affermato precedentemente da un portavoce del regime iraniano, circa l’invio di messaggi dal Regno verso l’Iran, anche tramite altri Paesi.

Tali affermazioni sono, per al-Jubeir, poco precise e, in particolare, l’Arabia Saudita ha semplicemente affermato che mira sempre a trovare sicurezza e stabilità nella regione. Ciò che è accaduto, a detta del ministro saudita, è che due Paesi hanno provato a calmarsi. Tuttavia, la tregua deve essere promossa dalla parte che ha causato l’escalation e che ha diffuso il caos nella regione attraverso operazioni aggressive.

La posizione dell’Arabia Saudita è stata chiarita in diversi forum ed occasioni e, come affermato da al-Jubeir, consiste nel contrastare il sostegno al terrorismo, le politiche di caos e distruzione, così come l’ingerenza negli affari interni al mondo arabo, lo sviluppo di armi di distruzione di massa e di programmi di missili balistici.

Circa la crisi in Yemen, il ministro saudita ha affermato che non parlerà di tale questione con l’Iran, in quanto si tratta di una questione interna al Paese, riguardante gli stessi yemeniti e le parti direttamente coinvolte nel conflitto. “La causa della crisi in Yemen è il ruolo destabilizzante dell’Iran, che ostacola gli sforzi politici del Paese” sono state le parole di al-Jubeir.

“L’ultima cosa che il regime canaglia in Iran vuole è la calma e la pace nello Yemen”, ha altresì affermato il ministro saudita, secondo cui Teheran continua a fornire ai propri alleati armi e missili, per colpire il popolo yemenita e minare la sicurezza del Regno e dei Paesi della regione. Si tratta, per al-Jubeir, di un approccio adottato da un regime espansionista che cerca di imporre il proprio controllo sui Paesi arabi. “Se il regime iraniano desidera pace e tranquillità per lo Yemen, perché non ha fornito alcun aiuto per il suo sviluppo o assistenza umanitaria, invece della distruzione provocata da armi e missili balistici?” ha poi chiesto il ministro.

La dichiarazione di al-Jubeir giunge dopo che il portavoce del parlamento iraniano Ali Larijani ha accolto con favore le affermazioni del principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, di domenica 29 settembre, secondo cui Riad è aperta ad un dialogo con Teheran per risolvere pacificamente i contrasti nati nell’ultimo periodo. Per Larijani, le porte dell’Iran sono aperte e un dialogo saudita-iraniano potrebbe risolvere molti dei problemi politici e di sicurezza della regione. Non da ultimo, vi sarebbero stati anche messaggi inviati dall’Arabia Saudita, tramite capi di Stato di altri Paesi, su una possibile apertura al dialogo di Riad.

Nello stesso contesto, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Abbas Mousavi, ha dichiarato che il suo Paese è pronto a ridurre le tensioni con l’Arabia Saudita se l’altra parte è pronta. “L’Iran non respinge gli sforzi di coloro che desiderano evitare l’instabilità della regione, sosteniamo sempre tali misure, direttamente o indirettamente” sono state le parole del portavoce.

Lo scambio di affermazioni giunge in un quadro di crescenti tensioni, acuitesi in particolare dal 14 settembre scorso, quando due impianti petroliferi della compagnia saudita Aramco, situati nelle province di Abqaiq e Khurais, nell’Est dell’Arabia Saudita, sono stati colpiti da raid aerei, rivendicati dal gruppo di ribelli sciiti Houthi. L’impianto di Abaiq tratta la materia prima dell’oleodotto più grande al mondo, il gigante Ghawar, e lo esporta a Juaymah e Ras Tanura, l’impianto di carico a largo della costa, anch’esso, a sua volta, il maggiore a livello internazionale. A tal proposito, l’Iran è ritenuto il responsabile di tale accaduto, sia dagli Stati Uniti sia da altri Paesi, tra cui Francia, Germania e Regno Unito, in quanto non vi sarebbero “altre spiegazioni”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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