Kenya: uccisi 3 militanti che pianificavano attentati, arrestati 7

Pubblicato il 2 ottobre 2019 alle 10:52 in Africa Kenya

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In Kenya, la polizia ha ucciso 3 sospetti militanti intenti a pianificare attentati nella città costiera di Mombasa, martedì 1 ottobre. Gli uomini sono stati eliminati durante un raid condotto in un’abitazione di Majengo Mapya, un sobborgo nei quartieri meridionali della città. È quanto ha riferito il direttore delle inchieste giudiziarie nella regione, Paul Leting, aggiungendo che altri 7 sospettati sono stati arrestati. “Quella casa era un nascondiglio per la pianificazione di attacchi e altre attività criminali”, ha detto Leting ai giornalisti in conferenza stampa a Mombasa. Le armi sequestrate includevano una granata, 1.700 cartucce, un fucile e 15 pistole. La polizia ha anche recuperato 2 giubbotti antiproiettile, uniformi e maschere militari, 8 machete e fogli con su scritti versi del Corano. Due fonti della sicurezza, rimaste anonime, hanno riferito all’agenzia di stampa Reuters che i sospettati stavano sulla lista nera del terrorismo in Kenya e venivano controllati già da diverso tempo.  

Lo scorso mese, un allarme della polizia kenyota aveva reso noto che nel Paese erano presenti alcuni combattenti dell’organizzazione terroristica di al-Shabaab, originari della Somalia, che tentavano di compiere attentati contro obiettivi specifici, come chiese, università, ospedali e scuole della regione costiera dove si trova anche Mombasa. Leting non ha chiarito se i sospettati scovati nel raid di martedì fossero connessi o meno all’organizzazione di al-Shabaab. I suoi combattenti, tuttavia, sono soliti tentare di attraversare il confine che separa la Somalia dal Kenya e compiere attentati contro la capitale, Nairobi, o altre città, soprattutto della costa, per costringere le truppe kenyote a ritirarsi da Mogadiscio, dove partecipano al contingente delle forze di peacekeeping. Per arginare i movimenti transfrontalieri dell’organizzazione somala, le forze militari del Kenya controllano una parte della Somalia meridionale, lungo la frontiera, a partire dal 2011. I kenioti, insieme alle milizie somale alleate, hanno combattuto più volte contro il gruppo terroristico per sottrargli il controllo della regione. Al fine di realizzare l’obiettivo di destabilizzare la regione, il gruppo si avvale spesso anche di rapimenti nell’area keniota

Il 16 luglio, la polizia del Kenya aveva ucciso 3 sospetti estremisti islamici dopo che un loro veicolo era stato fatto esplodere, causando il ferimento di 2 uomini. Ancora prima, venerdì 21 giugno, le forze di sicurezza keniote avevano ucciso altri 3 sospetti militanti di al-Shabaab, dopo che alcuni di loro avevano attaccato un avamposto della polizia di frontiera nella contea di Garissa, nell’Est del Paese. In questa regione si è verificato l’attentato più letale della storia del Kenya, il 2 aprile 2015, quando alcuni militanti armati di al-Shabaab hanno fatto irruzione nel Garissa University College, uccidendo 148 individui.

Al-Shabaab, in arabo “la gioventù”, è un’organizzazione jihadista fondata nel 2006 e affiliata ad al-Qaeda, che mira a rovesciare il governo di Mogadiscio, appoggiato dall’ONU, per prendere il potere e imporre la propria visione della legge islamica, la sharia. Al Shabaab controlla la maggior parte del Paese, ma dal 2010 l’Unione Africana e le autorità locali hanno rafforzato la propria cooperazione militare, costringendo i terroristi ad abbandonare importanti roccaforti urbane. Tuttavia, i militanti, attivi soprattutto nel sud della Somalia, continuano a compiere attacchi sistematici contro hotel, posti di blocco militari e palazzi presidenziali. Il gruppo mira a rovesciare il governo somalo internazionalmente riconosciuto, per eliminare le truppe di peacekeeping dell’Unione Africana, delle quali fa parte anche un contingente kenyota (AMISOM), e imporre la propria interpretazione della legge islamica.

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Chiara Gentili

di Redazione

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