Iran e Russia: un incontro per discutere dell’accordo sul nucleare

Pubblicato il 2 ottobre 2019 alle 11:30 in Iran Russia

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Il presidente russo, Vladimir Putin, e la controparte iraniana, Hassan Rouhani, si sono incontrati martedì 1° ottobre in occasione del Consiglio supremo dell’Unione Economica Eurasiatica (UEE), tenutosi a Erevan, capitale dell’Armenia.

In particolare, secondo un comunicato rilasciato dalla presidenza iraniana, Rouhani e Putin hanno discusso dell’accordo sul nucleare, di questioni riguardanti i due Paesi e di altre problematiche a livello regionale ed internazionale. Da un lato, il Cremlino ha messo in guardia dalle continue tensioni, inaspritesi soprattutto nell’ultimo periodo, e da soluzioni considerate “insufficienti” per risolvere la questione del nucleare. Dall’altro lato, il presidente iraniano, secondo quanto rivelato da alcune fonti, ha espresso il proprio rifiuto circa un incontro con il capo della Casa Bianca, Donald Trump, promosso dalla Francia.

Sottolineando il ruolo svolto da Mosca all’interno dell’accordo, Rouhani ha evidenziato la necessità per tutte le parti coinvolte di rispettare gli impegni presi nel 2015, anno della firma del patto sul nucleare. Non da ultimo, Putin ha rinnovato il proprio sostegno a tale accordo, ribadendo altresì che Mosca profonderà sforzi affinché tutti i firmatari adempiano a quanto stabilito.

Prima dell’incontro tra i due presidenti, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha affermato che tutte le iniziative volte a risolvere la crisi sul nucleare iraniano non hanno portato i risultati sperati e, pertanto, tutte le questioni correlate continuano ad essere motivo di tensione. In particolare, la scadenza di 60 giorni proposta da Teheran prima di procedere con la riduzione dei propri adempimenti, è giunta al termine, e ciò suscita una maggiore preoccupazione.

Un’altra questione toccata dai capi di Stato russo e iraniano è la proposta di un’iniziativa pacifica volta a garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz. A tal proposito, per Rouhani è necessaria una cooperazione a più livelli, riguardante altresì la sicurezza energetica, la libertà di navigazione e le esportazioni di petrolio. “Solo attraverso la cooperazione delle superpotenze della regione si potrà garantire sicurezza e pace in modo sostenibile nel Golfo Persico, in quello di Oman e nello stretto di Hormuz” sono state le sue parole.

È del 20 settembre scorso la notizia inerente l’imposizione di sanzioni, da parte statunitense, alla Banca centrale iraniana, dopo circa una settimana dagli attacchi agli impianti petroliferi di Aramco, in Arabia Saudita. L’amministrazione USA ritiene che dietro l’offensiva, avvenuta il 14 settembre, ci sia il governo di Teheran, benché siano stati i ribelli sciiti Houthi a rivendicare gli attacchi e a dichiarare la loro responsabilità.

In tale cornice, a detta di Trump, l’Iran continua a lanciare slogan contro gli Stati Uniti, invocandone la distruzione e, pertanto, le sanzioni non verranno revocate bensì inasprite, a meno che Teheran non ponga fine ai propri comportamenti aggressivi. Non da ultimo, nel discorso tenuto di fronte all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il 24 settembre, Trump ha invitato le nazioni di tutto il mondo a supportare le sanzioni contro l’Iran e a opporsi alla sua “bramosia di sangue”.

Di fronte alle sanzioni statunitensi, dannose per l’economia iraniana, Teheran avrebbe, però, un piano B, che vede la propria integrazione nella rete di nazioni dell’Eurasia, con al vertice Cina e Russia. Quest’ultima, secondo alcuni, sarebbe determinata a sfidare l’amministrazione statunitense e a minarla. Le relazioni commerciali tra Russia e Iran sono minime ma i due Paesi si sono alleati per trovare vie d’uscita dalle sanzioni di Washington e mitigarne gli effetti negativi.

Le relazioni tra Washington e Teheran hanno subito una frattura a partire dall’8 maggio 2018, quando Trump si è ritirato unilateralmente dall’accordo sul nucleare del 2015. Tale patto, firmato il 14 luglio 2015, prevede la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale.

Non da ultimo, il 19 settembre, gli USA hanno avanzato la proposta di formare una coalizione internazionale per la sicurezza marittima del Golfo, in seguito ad alcuni episodi, tra cui l’attacco del 13 giugno, quando due piattaforme petrolifere situate nel Golfo di Oman, a largo delle coste dell’Iran, sono state danneggiate dall’esplosione di alcune mine. Anche in tale occasione, Washington aveva accusato l’Iran, che ha invece negato di essere coinvolto. Precedentemente, il 13 maggio, lo stretto di Hormuz è stato interessato da atti di sabotaggio contro navi commerciali e petroliere saudite ed emiratine, al largo delle coste dell’emirato di Fujairah, nei pressi dello Stretto di Hormuz.

Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Gran Bretagna e Bahrein avevano dichiarato che avrebbero aderito al progetto statunitense nel Golfo. Pompeo ha descritto la sua proposta come “un atto diplomatico”, tuttavia, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammed Javad Zarif, non l’ha accolta con favore e ha dichiarato che la Repubblica islamica “non batterà ciglio” prima di difendersi da qualsiasi attacco militare statunitense o saudita e ha sottolineato che questo porterebbe a una “guerra totale”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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