Hong Kong: giovane manifestante colpito da un proiettile della polizia

Pubblicato il 2 ottobre 2019 alle 17:07 in Asia Hong Kong

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Un manifestante di 18 anni è stato colpito da un proiettile della polizia ed è tutt’ora in condizioni critiche. Almeno altre 30 sono state ricoverate in ospedale, mentre le proteste crescono in tutta Hong Kong. 

Hong Kong è stata sconvolta dalle proteste, durante le giornate del 1° e 2 ottobre, con barricate nel centro della città, negozi chiusi e una forte presenza della polizia, in occasione delle celebrazioni del 70° anniversario della Repubblica Popolare Cinese. Il 2 ottobre, centinaia di persone, che indossavano uniformi scolastiche e magliette nere, hanno organizzato un sit-in fuori dalla scuola del diciottenne colpito al petto dal proiettile della polizia, Tsang Chi-kin. Consapevoli dell’importanza dell’anniversario, altri manifestanti hanno diretto la loro rabbia direttamente contro le aziende di proprietà cinese in diverse parti della città. Numerose persone hanno vandalizzato una filiale della Bank of China, scrivendo slogan come “Ribalta i Comunisti” e “China comunista, vai all’inferno”, mentre davano fuoco alla bandiera nazionale cinese. Alcuni di questi hanno anche riprodotto un rito funebre cinese. 

Durante le manifestazioni del 1° ottobre, la polizia antisommossa ha utilizzato, per la prima volta, proiettili veri contro la folla di manifestanti. Un gruppo di persone ha reagito lanciando molotov, ma la maggior parte ha tentato di difendersi nascondensodi, secondo quanto riferisce Al-Jazeera English. Parlando del ragazzo raggiunto da un proiettile, i funzionari di polizia hanno definito “ragionevole e lecito” il comportamento dell’agente che ha aperto il fuoco, aggiungendo che l’ufficiale si sentiva minacciato poichè era stato circondato da manifestanti. A seguito di tali dichiarazioni, una serie di proteste spontanee sono nate in tutta Hong Kong, mentre la rabbia contro la polizia cresce. Una grande folla di persone, compresi impiegati vestiti formalmente, si sono radunati in un parco e hanno marciato attraverso il distretto commerciale della città in una manifestazione non autorizzata, mercoledì 2 ottobre, cantando slogan anti-polizia e anti-governo.

Le mobilitazioni ad Hong Kong sono iniziate il 31 marzo e, dopo pochi mesi, si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. Oggi, sono diventate quotidiane e i leader delle proteste stanno cercando il supporto internazionale contro l’ingerenza cinese nella città semi-autonoma.  Il 15 settembre, i manifestanti avevano chiesto anche a Londra di dialogare con la Cina, per costringere Pechino a onorare la Dichiarazione congiunta sino-britannica del 1984, che stabiliva le condizioni per il ritorno di Hong Kong in Cina, nel 1997. In base all’accordo sottoscritto dalle Nazioni Unite, Hong Kong è una città cinese in un quadro noto come “un Paese, due sistemi” che garantisce una serie di libertà alla zona che non sono garantite nella Cina continentale.

Le proteste hanno “colpito l’economia locale, che sta già affrontando una pressione”, ha dichiarato il funzionario del governo di Hong Kong, Matthew Cheung. Le manifestazioni, nello specifico, hanno messo a dura prova gli esercizi commerciali, che ospitano alcuni dei marchi di lusso più famosi al mondo, con molte chiusure nelle ultime settimane in mezzo alla crescente violenza. Il centro commerciale IFC, vicino al centro città, è stato chiuso martedì 1° ottobre. Si tratta di uno dei più grandi centri commerciali di Hong Kong. La chiusura di IFC e di molti altri centri commerciali significa che i rivenditori perderanno quella che normalmente sarebbe una settimana di shopping impegnativa, in occasione delle celebrazioni per l’anniversario cinese. Inoltre, a testimoniare le difficoltà della città negli ultimi mesi, gli ultimi dati hanno mostrato che anche il turismo sta particolarmente soffrendo. Gli arrivi sono precipitati del 39% ad agosto, rispetto all’anno precedente. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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