Brexit: Johnson pubblica la proposta di accordo per l’UE

Pubblicato il 2 ottobre 2019 alle 19:58 in Europa UK

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Il governo inglese ha rivelato, mercoledì 2 ottobre, i dettagli dell’alternativa al backstop, la clausola da cui dipende lo stallo delle trattative sulla Brexit tra Londra e Bruxelles.

Tale clausola era stata negoziata dall’ex premier, Theresa May, e prevede che la Gran Bretagna rimanga in un’unione doganale temporanea con l’UE dopo la Brexit, fino a soluzione migliore. Tale clausola impedirebbe il ritorno di un confine duro in Irlanda, unica frontiera terrestre tra Gran Bretagna e UE, misura duramente contrastata da Johnson in quanto renderebbe il Regno Unito dipendente dall’UE.

Nello specifico, il piano alternativo del governo conservatore è stato delineato in due documenti, entrambi pubblicati dall’ufficio del Primo ministro. Nello specifico, Downing Street ha pubblicato, mercoledì 2 ottobre, una lettera per il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, nella quale Johnson introduce l’accordo, definito il “giusto e ragionevole compromesso”. Parallelamente, Downing Street ha anche pubblicato, in allegato, una nota esplicativa in merito ai dettagli delle proposte del Regno Unito per un nuovo accordo da siglare con Bruxelles.

In entrambi i documenti, ha sottolineato il Guardian, il governo di Londra ha lasciato intendere di aver abbandonato l’approccio in base al quale la proposta presentata debba essere “l’ultima offerta” per Bruxelles. Al contrario, secondo quanto si legge nella lettera, le proposte presentate da Londra si pongono quale base “da cui un accordo può prendere forma”.

Tuttavia, le opzioni presentate da Johnson, ha sottolineato il premier, hanno finalità differenti rispetto a quanto concordato con l’ex premier, Theresa May, e sono altresì tese a slegare il Regno Unito dal blocco comunitario in misura maggiore rispetto a quanto proposto dall’ex primo ministro.

Nello specifico, Johnson ha spiegato che “il backstop funzionava come un ponte per una futura relazione con l’UE in cui il Regno Unito sarebbe rimasto sia fortemente integrato con gli accordi doganali dell’UE, sia allineato con il diritto europeo in vari settori”. In particolare, questo elemento, ha dichiarato Johnson, “non è l’obiettivo dell’attuale governo, il quale mira a basare il futuro rapporto con l’UE su un accordo di libero scambio, con il quale il Regno Unito assume il controllo delle proprie politiche in materia di commercio e di affari normativi”. In tale ottica, ha reso noto Johnson, “il backstop non può portare a nulla e deve essere trovata un’alternativa”.

Tale alternativa, in sintesi, consiste nell’istituzione di un backstop con la sola Irlanda del Nord, la quale vedrà, come allo stato attuale, l’inesistenza dei controlli con l’Irlanda per lo scambio di beni, il che consentirà all’Irlanda del Nord di avere gli stessi limiti all’importazione di beni che vi sono negli altri Paesi dell’UE. Parallelamente, però, Belfast rimarrà nel territorio doganale del Regno Unito, divenendo di fatto una dogana con l’Irlanda.

Ciò, però, farà sì, secondo quanto contenuto nella nota esplicativa, che “i beni alimentari che giungeranno in Irlanda del Nord dal Regno Unito verranno sottoposti a ispezioni approfondite o destinati a specifici punti di transito, come verrà sancito dal diritto europeo”.

Parallelamente, l’assemblea dell’Irlanda del Nord dovrà votare sulla sua permanenza nell’unione doganale con l’Irlanda prima dell’entrata in vigore del provvedimento, ovvero gennaio 2021, e ogni successivi 4 anni. Ciò, ha sottolineato Johnson, dipende dal fatto che “parte del Regno Unito deve accettare le regole di un’altra entità politica” e perché “l’unione doganale dipende sul consenso di chi ne subisce gli effetti”.

Con l’istituzione del backstop nella sola Irlanda del Nord, ha sottolineato il Guardian, Johnson di fatto accetta che i beni che circoleranno tra Dublino e Belfast saranno soggetti a norme doganali, ma il premier sostiene che non vi sia il bisogno di effettuare controlli nei pressi del confine. Al contrario, sostiene Johnson, “può essere condotto un controllo elettronico dei documenti e una minima quantità di controlli fisici”, i quali tuttavia esisteranno.

I dettagli del nuovo regime normativo doganale, tuttavia, potranno essere definiti successivamente, dal momento che le norme adottate dall’UE dovranno essere emendate per andare incontro ai bisogni inglesi e, come sottolineato da Johnson, “miglioramenti e semplificazioni potranno essere apportati da ora al termine del periodo di transizione”.

Il fulcro del piano del governo sull’uscita dal blocco comunitario, quindi, riguarda l’Irlanda del Nord, per la quale, “al fine di supportarla in questa transizione”, il governo inglese ha elaborato un piano di investimenti “finalizzato a incentivare la crescita economica e la competitività” della regione.

Il Regno Unito ha assunto l’impegno di lasciare l’UE entro il 31 ottobre rinegoziando l’accordo precedentemente raggiunto tra Buxelles e l’ex premier, Theresa May, il quale era stato respinto per tre volte dai legislatori, oppure andando via senza aver concordato un accordo di recesso. Lunedì 9 settembre, però il Parlamento aveva ottenuto l’approvazione della regina sul disegno di legge che di fatto vieta l’uscita dall’UE senza un accordo. La legge approvata prevede che il primo ministro avrà tempo fino al 19 ottobre, ovvero 2 giorni dopo il vertice con l’Unione, per raggiungere un accordo con l’UE e farlo approvare dal Parlamento inglese o, in alternativa, ottenere il consenso dei deputati sull’uscita senza un accordo. Nel caso in cui ciò non avvenga entro il 19 ottobre, il premier dovrà a quel punto chiedere a Bruxelles un’estensione della scadenza per l’abbandono da parte del Regno Unito del blocco comunitario, prorogandola al 31 gennaio 2020, sempre se l’Unione non propone una data alternativa. In caso contrario, il premier avrà 2 giorni di tempo per accettare la nuova scadenza, che però potrà nel frattempo essere rigettata dai membri del Parlamento.

A tale riguardo, nella lettera a Juncker, Johnson ha dichiarato che “vi è davvero poco tempo per negoziare un nuovo accordo” e ciò deve essere fatto “prima della riunione del Consiglio Europeo” che si terrà il 17 e 18 ottobre.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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