Balcani: morte di migranti al confine con la Croazia, intanto ONU richiama Bosnia

Pubblicato il 2 ottobre 2019 alle 6:43 in Balcani Immigrazione

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Le autorità serbe hanno rinvenuto i corpi senza vita di due migranti all’interno di un lago al confine tra la Serbia e la Croazia.

È quanto reso noto nella serata di martedì 1 ottobre da ANSAmed,  il quale ha altresì rivelato che, secondo le ricostruzioni delle autorità, i migranti sono morti nel tentativo di attraversare il lago e raggiungere la Croazia, meta di passaggio del viaggio dei migranti che scelgono la rotta balcanica per giungere nei Paesi dell’Europa occidentale.

A subire le conseguenze di tale rotta vi è anche la Bosnia, la quale, ha reso noto Reuters, ha accolto, a partire dal 2018, circa 40.000 migranti nel Paese, di cui circa 7.300 si sono stabilizzati nell’area nordoccidentale del Paese, a Bihac, dove si trova il centro di accoglienza di Vucjak, nella speranza di riuscire ad attraversare il confine con la Croazia e proseguire per i Paesi dell’Europa occidentale. Secondo le stime, circa il 20% dei migranti è rappresentato da bambini.

Il confine tra la Bosnia e la Croazia è stato al centro, martedì 1 ottobre, del richiamo che le Nazioni Unite hanno avanzato nei confronti di Sarajevo, a cui è stato richiesto di fermare l’arrivo dei migranti nel centro di accoglienza di Vucjak, un’ex discarica all’interno di un’area contaminata dalla presenza di mine.

Vucjak, ha reso noto Reuters, si trova a circa 8 chilometri dal confine con la Croazia e al momento risultano scarse le risorse di acqua, la disponibilità di elettricità e di cure mediche. Per tale ragione, ha sottolineato l’Inviato speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani dei migranti, Felipe Gonzalez Morales, “il luogo è assolutamente inappropriato e inadeguato ad accogliere gli esseri umani”.

Secondo quanto evidenziato da Morales, inoltre, “l’inverno è alle porte e per tale ragione occorre adottare in tempo una soluzione per coloro i quali non dispongono di un rifugio appropriato”.

Le dichiarazioni di Morales giungono dopo che lo scorso 24 settembre le Nazioni Unite avevano deciso di inviare un esperto in materia di diritti umani, nonché relatore speciale ONU, in Bosnia ed Erzegovina per verificare le condizioni di vita dei migranti nel Paese. A tal fine, Morales è rimasto in Bosnia dal 24 settembre all’1 ottobre e nel corso della sua permanenza ha verificato il vigente sistema normativo bosniaco, oltre alle politiche e alle pratiche attive nel Paese, e l’impatto che queste hanno sui diritti umani dei migranti.

Le parole dell’inviato ONU, però, il quale ha incontrato le autorità dei governi locali di Sarajevo, Banja Luka e Bihac, oltre ad aver visitato i rispettivi centri di accoglienza, sono da intendersi quale prima impressione, dal momento che il report finale verrà presentato al Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU nel mese di giugno 2020.

Secondo quanto reso noto dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), la Bosnia ed Erzegovina si trova nello snodo migratorio tra l’Europa dell’Est e dell’Ovest. Ad oggi, rende noto l’IOM, il ritorno delle persone disperse e l’aumento delle cifre relative all’immigrazione clandestina, soprattutto in riferimento al traffico e alla tratta di migranti, fanno sì che l’immigrazione rappresenti una delle maggiori sfide al recupero e allo sviluppo della Bosnia ed Erzegovina del dopoguerra.

Al fine di coadiuvare i governi bosniaci, l’IOM aveva già avviato una propria missione a Sarajevo nel 1992. Attualmente, secondo quanto diffuso dall’IOM, i programmi attivi sono finalizzati alla prevenzione dell’immigrazione clandestina, all’interruzione del traffico di esseri umani, allo sviluppo nazionale e al supporto al governo bosniaco nell’implementazione di politiche in materia di immigrazione.

Secondo le stime dell’IOM, dall’1 gennaio al 29 settembre 2019 sono stati registrati 21.029 nuovi migranti nel Paese, tutti giunti via terra. Tuttavia, attivisti e operatori umanitari che prestano servizio nei centri di accoglienza del Paese balcanico avevano evidenziato che i centri di accoglienza, i quali hanno una capienza massima di 3.500 persone, sono pieni, costringendo i migranti a dormire all’aperto. Il ministro della Salute bosniaco, Nermina Cemalovic, aveva reso noto lo scorso 15 maggio che i migranti che si trovano all’interno dei centri stanno contraendo malattie infettive, mentre, stando alle rivelazioni della Croce Rossa, coloro che si trovano all’aperto devono affrontare i campi minati.

Stando all’ultimo report regionale dell’IOM, pubblicato nel settembre 2018, i migranti rilevati in Bosnia fino all’aprile 2018 erano principalmente di origine siriana, libica, pakistana, afghana, palestinese, irachena, iraniana, algerina e kosovara. La maggior parte dei migranti è concentrata nelle città di Bihac e Velika Kladusa, nella parte occidentale del Paese, dove le autorità hanno richiesto la chiusura dei centri di accoglienza.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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