Yemen: l’esercito centrale conquista terreno

Pubblicato il 1 ottobre 2019 alle 9:00 in Medio Oriente Yemen

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Le forze dell’esercito yemenita centrale hanno annunciato, il 30 settembre, la liberazione di nuove postazioni precedentemente appartenenti ai ribelli sciiti Houthi, situate nello Yemen settentrionale, nel corso di un’operazione definita “qualitativa”.

In particolare, quest’ultima è stata condotta grazie all’ausilio di armi e artiglieria pesante delle forze della coalizione a guida saudita, ed ha interessato l’area orientale del distretto di Baqim, situato nel governatorato di Sa’dah, nel Nord-Ovest dello Yemen. Si tratta di una delle principali roccaforti dei ribelli. Il generale di brigata, al-Harthy, ha affermato che l’operazione militare, ad opera di unità militari addestrate, ha causato la perdita di vite e attrezzature delle milizie Houthi, così come la morte ed il ferimento di membri delle forze congiunte filo-governative.  

È stato altresì sottolineato che l’attore principale di tale operazione è stato rappresentato dalla formazione militare dell’esercito nazionale di Azal, la quale si è dapprima diretta tra il distretto di Baqim e al-Safra, prendendo il controllo della catena montuosa di al-Zahr. Successivamente sono stati presi d’assalto altri villaggi strategici circostanti, fino ad assumere il controllo di diverse zone del governatorato.

Il comandante dell’asse di Azal ha sottolineato che le telecamere di sorveglianza hanno ripreso gruppi delle milizie Houthi in fuga, mentre si lasciavano dietro i corpi dei morti e feriti e molte armi leggere e di medio calibro, sequestrate dalle forze filo-governative. A tal proposito, è stato evidenziato che l’esercito del governo continuerà le proprie operazioni militari fino alla liberazione dell’intero territorio dai ribelli sciiti.

In particolare, le milizie del governo centrale, sostenute da quelle della coalizione a guida saudita, stanno conducendo diverse operazioni militari su più di 8 assi di combattimento, presso le postazioni e roccaforti Houthi del governatorato di Sa’dah.

Tale nuova operazione si colloca dopo l’accaduto del 29 settembre, giorno in cui i ribelli Houthi hanno annunciato di aver ucciso circa 200 combattenti filo-governativi e di aver catturato altri 2000 prigionieri in un’offensiva nella regione saudita meridionale di Najran. L’operazione faceva parte di un piano “su larga scala” di 3 giorni, lanciato il 25 agosto. Tuttavia, non è chiaro perchè l’annuncio sia arrivato con tale ritardo. Non da ultimo, il giorno precedente, il 28 settembre, i ribelli hanno condotto un altro massiccio attacco al confine con Najran, che ha portato altresì al sequestro di unità e veicoli.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbu Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Secondo un report dell’Armed Conflict Location and Events Dataset, di giugno 2019, dal 2015 ad oggi sono state 91.600 le vittime del conflitto, tra cui circa 11.700 civili, causate da più di 39.700 scontri armati. Finora, il 2018 è l’anno che ha registrato il maggior numero di vittime. La coalizione a guida saudita risulta essere la maggiore responsabile, con il 67% del totale delle vittime civili.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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