Uzbekistan: la locomotiva dell’Asia Centrale

Pubblicato il 1 ottobre 2019 alle 6:30 in Asia Uzbekistan

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L’ascesa al poterere di Shavkat Mirziyoyev nel 2016 ha portato l’Uzbekistan fuori da anni di isolamento economico. La sua amministrazione ha rafforzato la moneta, avviato le riforme del sistema fiscale, migliorato la qualità delle statistiche ufficiali e liberalizzato settori in cui vigevano importanti restrizioni commerciali, avviando al contempo una politica di apertura commerciale ai vicini. Sotto Mirziyoyev, l’Uzbekistan è emerso come uno dei principali motori di rilancio economico in una regione rimasta marginale sin dal crollo sovietico – scrive l’economista Sam Bhutia sul network eurasianet.org.

L’Uzbekistan è l’unica repubblica dell’Asia centrale che confina con tutte le altre. Essendo l’economia più diversificata della regione, e con la base manifatturiera più sviluppata, l’Uzbekistan ha molto da offrire ai suoi vicini. Lo sviluppo del settore manifatturiero uzbeko e la conseguente domanda di manodopera potrebbero portare a un aumento delle migrazioni da Kirghizistan e Tagikistan, rafforzando ulteriormente il processo di integrazione e riducendo la pressione migratoria sulla Russia.

I dati disponibili attualmente sottolineano l’importanza della “locomotiva uzbekqa”. Tra il 2017 e il 2018, le importazioni dell’Uzbekistan dal Kazakistan sono aumentate di 569 milioni di dollari, ovvero poco più del 53%. Il fatturato totale del commercio con il Kirghizistan è salito da 242 milioni a 462 milioni di dollari nello stesso anno; con il Turkmenistan da 159 milioni a 274 milioni. Il commercio con il Tagikistan ha registrato un balzo particolarmente marcato pari addirittura al 131%: da 124 milioni a 287 milioni di dollari.

Questa tendenza continua. Secondo gli ultimi dati disponibili dell’FMI, nei primi cinque mesi del 2019 il fatturato commerciale dell’Uzbekistan con gli altri paesi dell’Asia centrale è stato di 1,7 miliardi di dollari, il 27,6% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Il predecessore di Mirziyoyev, Islam Karimov al potere sin dai tempi dell’URSS fino alla morte nel 2016, aveva puntato sull’industrializzazione per raggiungere l’autosufficienza produttiva e sostituir le importazioni con beni di produzione nazionale, un programma ambizioso per un paese uscito dall’esperienza sovietica che puntava sulla “specializzazione” di ogni repubblica in un settore, con il risultato di economie scarsamente diversificate. Il risultato fu un cronico deficit di beni di consumo.

L’attuale politica è un’inversione di tendenza. Le prime notevoli riforme economiche di Mirziyoyev, la svalutazione del som, la valuta locale, e la liberalizzazione dei controlli valutari sono state un passo nella nuova direzione. Facilitando l’accesso alle valute estere per gli importatori, Mirziyoyev ha ridotto un grave ostacolo agli scambi commerciali tra l’Uzbekistan e i suoi vicini. Il forte deprezzamento del som rispetto al dollaro, passato da 8300 a 9300 som nei primi sei mesi del 2019, ha favorito l’economia uzbeka, nonostante un importante passivo commerciale.

Poiché i dollari sono necessari per acquistare beni sui mercati internazionali, ciò porta ad un aumento della domanda di dollari e, di conseguenza, ad un deprezzamento del som. Tuttavia, ciò che l’Uzbekistan sta acquistando dà l’idea della crescita economica. Nel paese vengono importati macchinari, attrezzature e tecnologie avanzate, per migliorare la produttività e rafforzare il settore manifatturiero, sono dunque investimenti che successivamente funzioneranno a beneficio dell’economia, come dimostrano i dati delle esportazioni nei paesi vicini.

 

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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