USA: non chiuderemo la base in Qatar

Pubblicato il 1 ottobre 2019 alle 13:58 in Qatar USA e Canada

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La portavoce del Ministero della Difesa statunitense, del comando centrale, Rebecca Rebarich, ha affermato che le forze USA non lasceranno la base aerea di al-Udeid in Qatar.

Quest’ultima rappresenta la più grande base statunitense in Medio Oriente, e ospita oltre 5.000 soldati e decine di cacciabombardieri. In tale sede, il 22 maggio scorso, le forze armate del Qatar ed il Comando Centrale dell’Aeronautica Militare degli Stati Uniti hanno firmato un accordo sulle procedure operative standard per le forze della NATO presenti nel Paese. Non da ultimo, la base ospita un deposito di munizioni ed equipaggiamenti degli Stati Uniti, oltre ad aerei impiegati contro lo Stato Islamico e forze di altri membri della coalizione internazionale a guida statunitense anti-ISIS.

Negli ultimi giorni, era stato dichiarato che, a seguito delle crescenti minacce, gli USA avrebbero ritirato le proprie forze da al-Udeid. Dal canto suo, Rebarich ha negato tale “piano”, evidenziando il successo dell’operazione condotta dal comando centrale di al-Udeid dalla base aerea di Shaw, in North Carolina. La portavoce ha chiarito che si è trattato di un trasferimento temporaneo, pianificato in precedenza, e che probabilmente si ripeterà anche in futuro, con l’obiettivo di migliorare le capacità delle forze di al-Udeid.

Il Centro per le operazioni aeree congiunte di al-Udeid include i comandi di circa 20 Paesi. A detta dei funzionari di tale centro, il trasferimento temporaneo del comando delle forze aeree statunitensi dimostra la prontezza e la disponibilità degli Stati Uniti, nonché della coalizione internazionale, a eventuali situazioni e scenari negativi, che potranno essere affrontati in qualsiasi momento e da qualsiasi posizione geografica. Secondo quanto dichiarato, sarebbero 10.000 i membri ospitati dalla base, tra statunitensi e stranieri membri della coalizione internazionale.

Il progetto di espansione della base di al-Udeid, situata a 35 km a Sud-Ovest di Doha, era stato annunciato nel mese di luglio 2018, ed aveva l’obiettivo di costruire altresì caserme residenziali ed edifici di servizio per sostenere gli sforzi congiunti di sicurezza, e “migliorare la qualità della vita delle truppe”. Secondo una dichiarazione del comando centrale statunitense, la presenza della base di al-Udeid nella regione rappresenta una questione di valore ed è stato altresì sottolineato che le relazioni con i partner mediorientali rivestono particolare importanza.

A tal proposito, il Qatar viene considerato dagli Stati Uniti un partner eccellente e in programma vi è altresì un rafforzamento delle loro relazioni. Non da ultimo, non è stata esclusa la possibilità che al-Udeid possa diventare una base permanente per Washington, nonché un impulso maggiore per rafforzare la cooperazione tra le parti in ambito militare ed il coordinamento delle operazioni delle proprie forze.  “L’Afghanistan, l’Iraq e la Siria sono tutti punti di accesso nella regione. Non esagero quando dico che l’80% del rifornimento aereo nella regione proviene da Al-Udeid”, aveva dichiarato, il 29 gennaio 2018, il ministro della Difesa qatarino, Khalid bin Mohammad Al-Attiyah.

Secondo un professore di sociologia politica qatarino, il Qatar rappresenta un partner strategico per gli USA, nonché affidabile per la regione mediorientale. Tuttavia, il Paese ha vissuto, dal 5 giugno 2017, un blocco imposto da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrain ed Egitto. Si tratta di un embargo diplomatico, economico e logistico, in seguito alle accuse contro Doha di sostenere e finanziare gruppi terroristici come Hamas ed Hezbollah e di appoggiare l’Iran, il principale rivale di Riad nella regione. Da parte sua, il Qatar, ha respinto le accuse, pur rimanendo in una condizione di isolamento che ha comportato la chiusura dei confini aerei, marittimi e terrestri, l’espulsione dei cittadini qatarini dai Paesi fautori dell’embargo e la chiusura dell’emittente televisiva qatarina al-Jazeera.

Washington, inizialmente, si era schierata al fianco dei nemici di Doha, accusando esplicitamente il Qatar di avere un’ideologia estremista e di finanziare il terrorismo. Successivamente sono, però, state avviate esercitazioni militari fino a firmare, l’11 luglio 2017, un memorandum d’intesa che ha posto le basi per la cooperazione fra Washington e Doha in materia di lotta contro il terrorismo.

Anche negli ultimi tempi, Kuwait, Oman e Stati Uniti hanno provato a favorire uno scioglimento della crisi. Non da ultimo, il 13 gennaio 2019, il Segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo, si è recato a Doha ed ha evidenziato l’importanza di superare la questione per salvaguardare l’integrità ed il ruolo dell’Alleanza Strategica in Medio Oriente (Mesa). Quest’ultima consiste in un patto politico-militare, chiamato anche “NATO araba”, proposto per la prima volta il 20 maggio 2017 dal presidente della Casa Bianca, con l’obiettivo di favorire una maggiore sicurezza e stabilità nella regione, alla luce della crescente minaccia iraniana.

Il 9 luglio scorso, inoltre, Washington e Doha hanno firmato alcuni accordi bilaterali. Tra questi, un accordo tra il governo del Qatar e Raytheon, ovvero un’importante azienda statunitense operante nel settore della difesa. In particolare, Doha si è impegnata ad acquistare dalla controparte americana aerei, motori ed altri dispositivi di difesa, tra cui il sistema di difesa aerea ad ampio raggio NASAMS, oltre a sistemi missilistici di tipo Patriot.

Un altro accordo ha riguardato l’industria petrolifera Qatar Petroleum e la joint venture americana Chevron- Philips, con l’obiettivo di sviluppare complessi petrolchimici in Qatar, oltre a rafforzare la propria cooperazione in materia di energia e gas naturale liquefatto. A ciò si aggiunge la partnership tra la compagnia aerea Qatar Airways e la controparte americana Boeing e Gulf Stream Aerospace. Sebbene non sia stata rivelata la cifra esatta di tali accordi, questi sono stati valutati miliardi di dollari.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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