Taiwan denuncia la “dittatura cinese” nell’anniversario della Repubblica Popolare

Pubblicato il 1 ottobre 2019 alle 11:00 in Cina Taiwan

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Il governo di Taiwan ha condannato la “dittatura” cinese in occasione del 70° anniversario della fondazione della Repubblica Popolare, affermando che il Paese rappresenta una minaccia per la pace mondiale.

Le forze nazionaliste cinesi sconfitte nel 1949, dopo aver perso una guerra civile contro i comunisti, si rifugiarono a Taiwan, dove tutt’oggi la popolazione gode di un certo livello di autonomia rispetto a Pechino. La Cina, tuttavia, afferma che l’isola rimane un suo territorio sacro e non ha mai rinunciato a riportarla in linea con il resto del Paese. In occasione dell’anniversario della fondazione della Cina comunista, quindi, la popolazione di Taiwan è particolarmente critica nei confronti di Pechino.  

Rivolgendosi al pubblico, durante la grande parata militare per celebrare i sette decenni di governo del Partito Comunista, il presidente cinese, Xi Jinping, ha affermato che la Cina promuoverà lo sviluppo pacifico delle relazioni con Taiwan e “continuerà a lottare per la completa riunificazione della madrepatria”. Il Consiglio Affari Continentali dell’isola, in risposta alla parata e ai commenti di Xi, ha affermato che Taiwan non accetterà il principio del “un Paese, due sistemi”, il modello che concede autonomia ad alcune regioni della Cina, ribadendo il controllo continuo di Pechino su ogni parte del Paese.  

“Il Partito comunista cinese ha continuato con la sua dittatura del partito unico per 70 anni, con tale concetto di governance viola i valori della democrazia, della libertà e dei diritti umani, causando rischi e sfide per lo sviluppo della Cina continentale”, ha aggiunto il Consiglio. “I suoi appelli alla lotta per la coesione, per il grande ringiovanimento e per l’unificazione sono solo una scusa per l’espansione militare e minacciano seriamente la pace regionale, la democrazia e la civiltà mondiale”. Taiwan è democratica da oltre 30 anni e la Cina dovrebbe sfruttare questo momento per riflettere e spingere per la democrazia, ha aggiunto. “L’ancora di salvezza della sopravvivenza e dello sviluppo della Cina continentale non è legata a una persona e un partito”, ha affermato il Consiglio.

Inoltre, le celebrazioni arrivano in un momento particolarmente teso nell’Oceano pacifico. Taiwan e Kiribati hanno annunciato l’interruzione dei legami diplomatici, venerdì 20 settembre. Kiribati è una repubblica insulare situata nel Pacifico centrale e ha una popolazione di 115.000 abitanti. Secondo Taiwan, la Cina avrebbe offerto la fornitura di aeroplani e traghetti per spingere la piccola repubblica insulare a cambiare la sua posizione su Taipei. “Secondo le informazioni ottenute da Taiwan, il governo cinese ha già promesso di fornire fondi per acquistare numerosi aerei e traghetti commerciali, spingendo così Kiribati a cambiare le proprie relazioni diplomatiche”, ha dichiarato il ministro degli Esteri di Taiwan. Tali cambiamenti hanno destato sospetti sulla possibile influenza di Pechino sul piccolo Paese asiatico anche negli analisti della regione. L’isola ad oggi intrattiene relazioni formali con solo 15 Stati: Belize, Città del Vaticano, Guatemala, Haiti, Honduras, Isole Marshall, Nauru, Nicaragua, Palau, Paraguay, Saint Kitts e Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Swaziland. 

La decisione della repubblica di Kiribati è stata un colpo particolarmente duro per Taipei, considerando che, il 16 settembre, anche le Isole Salomone avevano annunciato che avrebbero tagliato i rapporti con Taiwan. Anche questa decisione è arrivata dopo una serie di incontri del governo locale con i rappresentati cinesi, che hanno offerto 8,5 milioni di dollari all’arcipelago in fondi per lo sviluppo. Il 19 settembre, il piccolo Stato di Tuvalu, nel Pacifico meridionale, ha nominato un nuovo primo ministro. Il precedente premier, Enele Sopoaga, non è stato riconfermato, in una mossa imprevista dagli analisti, che suggeriscono che la motivazione sia da ritrovare nel fatto che il politico è stato un forte sostenitore di Taipei, mentre era in carica. Intanto, Kiribati è il settimo Paese che recide i legami diplomatici con Taiwan, da quando la presidentessa di Taiwan, Tsai Ing-wen, è stata eletta, il 20 maggio 2016. Burkina Faso, Repubblica Dominicana, Sao Tome e Principe, Panama ed El Salvador hanno tutti preso decisioni simili negli ultimi 3 anni. Tsai sta affrontando una dura battaglia per le nuove elezioni, previste per gennaio 2020, a causa delle numerose critiche per la sua gestione del rapporto con Pechino.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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