Libia: arrivano a 43 i terroristi uccisi grazie agli USA

Pubblicato il 1 ottobre 2019 alle 10:41 in Libia USA e Canada

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Aerei da guerra statunitensi hanno ucciso almeno 43 terroristi appartenenti allo Stato Islamico nelle città della Libia meridionale, nel corso di una settimana.

In particolare, è il comando statunitense in Africa (AFRICOM) ad essere il responsabile di diversi attacchi aerei condotti in Libia contro le milizie terroristiche, situate in aree definite principali per la produzione di petrolio del Paese. Il giorno della prima operazione risale al 19 settembre, data in cui le forze statunitensi hanno colpito la città di Murzuq con 4 raid aerei, provocando l’uccisione di 8 presunti terroristi. A partire da tale data, Washington ha intensificato la propria offensiva anti-ISIS, la più violenta da quando il presidente statunitense, Donald Trump, ha assunto il mandato, nel gennaio 2017. In precedenza, gli attacchi contro lo Stato Islamico da parte di AFRICOM non superavano i tre in un anno.

Il 25 settembre il bersaglio è stato nuovamente Murzuq, dove sono stati uccisi 11 terroristi. Il giorno successivo, il 26 settembre, in collaborazione con le forze del governo di Tripoli, un ulteriore attacco ha causato la morte di 17 militanti dell’ISIS. È del 30 settembre l’ultimo annuncio da parte di AFRICOM, inerente un nuovo colpo condotto il giorno precedente, il 29 settembre, nella Libia settentrionale, in collaborazione con le forze tripoline, che ha portato alla morte di 7 terroristi.

A tal proposito, il generale a capo delle operazioni, William Gayler, ha affermato che, grazie alle offensive condotte da AFRICOM, sono state indebolite le capacità dei gruppi terroristici insediati in Libia di attaccare la popolazione locale e, di conseguenza, di minare gli interessi degli USA e degli altri partner nella regione. Nello specifico, a detta di Gayler, è stato posto un freno alle attività di pianificazione, addestramento e operabilità. Ciò si inserisce in quadro più generale di sforzi profusi per preservare la stabilità della Libia e della regione.

La presenza in Libia di forze appartenenti allo Stato Islamico è stata ripetutamente confermata nel corso degli ultimi due anni. Già nel dicembre del 2017, il coordinatore dell’antiterrorismo dell’Unione Europea, Gilles de Kerchove, aveva dichiarato che, nonostante l’ISIS fosse stato sconfitto a livello territoriale in Siria e in Iraq, sarebbe potuto rinascere in Paesi caratterizzati da “governi deboli”, come la Libia.

A tal proposito, il Global Terrorism Index 2018 ha inserito la Libia al 13esimo posto tra i Paesi che subiscono maggiormente la minaccia terroristica, con un indice pari a 6,98 su 10. Nonostante le capacità militari dello Stato Islamico siano notevolmente diminuite, il gruppo terroristico è ancora in grado di condurre attacchi contro obiettivi occidentali locali e nella regione circostante. Nel video-messaggio diffuso il 29 aprile dall’ISIS, il leader supremo Abu Bakr al-Baghdadi ha fatto riferimento alla Libia, affermando che, nonostante la sconfitta di Sirte, l’ISIS tornerà forte grazie ad una guerra di logoramento.

Inoltre, il Country Report on Terrorism 2017 del governo americano ha inserito la Libia nella lista tra i Paesi considerati un rifugio sicuro del terrorismo internazionale, motivando tale scelta con la mancanza di controllo di vasti territori che, secondo l’intelligence americana, costituiscono luoghi favorevoli alla proliferazione del terrorismo.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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