Kosovo-Serbia, Dacic: “Macron farà ciò che ha promesso a Vucic”

Pubblicato il 1 ottobre 2019 alle 20:09 in Balcani Francia

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Il ministro agli Affari Esteri della Serbia, Ivica Dacic, ha reso noto i dettagli del colloquio avuto con il presidente della Francia, Emmanuel Macron, a margine della 74esima Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York.

Nello specifico, il ministro serbo ha confermato, martedì 1 ottobre, che Macron ha ntenzione di “rispettare quanto promesso a Vucic”, ovvero che avrebbe preso parte attivamente nel dialogo tra Pristina e Belgrado non appena saranno terminate le elezioni in Kosovo, programmate per il prossimo 6 ottobre.

Nel frattempo, il presidente del Kosovo, Hashim Thaci, si è recato a Parigi per rendere omaggio allo scomparso ex presidente francese, Jacques Chirac. Al termine della propria visita in Francia, Thaci ha dichiarato di aver incontrato Macron, il quale ha “ribadito il proprio impegno a supportare il Kosovo e l’intera regione nell’integrazione in UE e nella NATO”.

Le intenzioni del presidente francese erano già emerse lo scorso 27 settembre, quando Macron aveva annunciato a Dacic di essere in attesa della conclusione delle elezioni in Kosovo prima di prendere parte in maniera più risolutiva al dialogo tra Pristina e Belgrado.

A tale riguardo, Reuters ha sottolineato che la popolazione del Kosovo eleggerà, la prossima domenica, i nuovi rappresentanti del Parlamento, in un clima caratterizzato da corruzione, disoccupazione alle stelle e pessime relazioni con la vicina Serbia, elementi sui quali il prossimo parlamento dovrà necessariamente lavorare se intende avvicinarsi all’integrazione nell’Unione Europea.

Le elezioni erano state convocate a seguito delle dimissioni del premier del Kosovo, Ramush Haradinaj, avvenute lo scorso luglio, quando era stato convocato per essere interrogato dal tribunale per i crimini di guerra dell’Aia in merito all’insorgenza contro la Serbia dell’Esercito di liberazione del Kosovo, noto in inglese come Kosovo Liberation Army (KLA), o, in albanese, Ushtria Çlirimtare e Kosovës (UÇK o UCK).

Tale fattore ha attirato lo scontento popolare nei confronti della coalizione di governo, a beneficio dei partiti dell’opposizione, e soprattutto del partito di centrodestra Democratic League for Kosovo (LDK), la cui candidata premier, Vjosa Osmani, ha dichiarato a Reuters di ritenere che i kosovari siano ora pronti per essere guidati da una donna.

Nello specifico, Osmani, 37enne professoressa di legge formata negli Stati Uniti, ha dichiarato che “in oltre il 90% dei casi, sono gli uomini a essere coinvolti nei reati di corruzione, una donna ha una percezione completamente diversa dello stato e di come prendersi cura dei suoi cittadini”.

Ad aver beneficiato dalla vicenda che ha coinvolto il premier dimissionario è stato anche il principale rivale del partito di Osmani, il partito nazionalista e di sinistra, Vetevendosje, il cui leader, Albin Kurti, ha puntato, a differenza della rivale, la sua campagna elettorale sulla ricostruzione delle aziende statali attive nei settori strategici.

Ad accomunare invece i due candidati, l’idea che si debba contrastare ogni sorta di concessione territoriale alla Serbia, opzione che era emersa quale tentativo per sbloccare il dialogo con Belgrado.

Secondo i primi sondaggi, nessuno dei partiti candidati otterrà il consenso necessario per andare al governo, motivo per cui dovrà formare una coalizione.

Il Kosovo ha la popolazione più giovane d’Europa, con una età media di 29 anni, e ha visto una crescita economica a un tasso del 4% nell’ultimo decennio, sebbene sia ancora un Paese povero, motivo per cui dal 2008, anno della dichiarazione di indipendenza del Paese, oltre 200.000 kosovari hanno lasciato il Paese e hanno presentato richiesta d’asilo in Unione Europea.

È un momento delicato per la Serbia e per il Kosovo, entrambi vicini alle elezioni. Dopo la nomina del nuovo Rappresentante Speciale della Casa Bianca per i Balcani occidentali, Matthew Palmer, i Paesi della regione avevano intravisto dopo tempo uno spiraglio di possibilità per la riapertura del dialogo tra Pristina e Belgrado, fattore che vincola lo sviluppo dell’intera regione balcanica. Anche la Serbia aveva inizialmente mostrato apertura, ma il 9 settembre il ministro dell’Interno serbo, Nebojsa Stefanovic, aveva dichiarato che la Serbia continuerà ad opporsi all’ingresso del Kosovo nell’Interpol. Tale dichiarazione rappresentava un cambio di rotta rispetto a quanto finora emerso, dal momento che il Kosovo aveva imposto i dazi sui beni importati dalla Serbia proprio in virtù dell’ostruzionismo portato avanti da Belgrado in merito al possibile ingresso di Pristina nell’Interpol e, da parte sua, la Serbia aveva annunciato che fino a quando permarranno i dazi, Belgrado non avrà intenzione di avviare il processo di dialogo. In tale contesto, la Serbia aveva reso noto di riporre speranze nel nuovo governo che assumerà il potere, il quale potrà essere “più costruttivo e positivo”, “abolire le tasse sui beni serbi e aprire la strada per un nuovo dialogo”.

Le elezioni in entrambi i Paesi, il 6 ottobre a Pristina, mentre a Belgrado in primavera, sono considerate positivamente anche dagli Stati Uniti, che intendono fare da mediatore affinché tra le due elezioni si riapra il dialogo per identificare i punti di incontro e di divergenza, al fine di raggiungere un accordo che possa essere il migliore possibile per il futuro di entrambi” e per consentire lo sviluppo della regione.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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