Immigrazione: Grecia adotta misura d’emergenza, 10.000 migranti torneranno in Turchia

Pubblicato il 1 ottobre 2019 alle 18:32 in Grecia Immigrazione Turchia

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Il governo della Grecia ha annunciato di aver adottato una misura d’urgenza secondo cui circa 10.000 migranti verranno rimpatriati in Turchia entro il 2020.

La misura è stata adottata lunedì 30 settembre, a seguito di una riunione di emergenza del Consiglio dei ministri, convocata dopo la morte di 2 migranti avvenuta a causa di un incendio doloso, appiccato dai migranti, nel centro di accoglienza di Moria, sull’isola di Lesbo, domenica 29 settembre.

Nello specifico, secondo quanto annunciato, a seguito del vertice straordinario, il governo ha rilasciato una dichiarazione ufficiale con la quale ha annunciato di voler “incrementare i rimpatri in maniera considerevole se paragonati ai 1.805 avvenuti in 4 anni e mezzo in occasione dello scorso mandato, quando al potere vi era il partito di Syriza”.

Il nuovo governo, quindi, guidato dal conservatore Kyriakos Mitsotakis, intende invertire rotta rispetto a quanto portato avanti dal proprio predecessore, anche in riferimento alle misure da adottare per contenere gli arrivi di migranti clandestini. A tale riguardo, il governo di Mitsotakis ha annunciato di voler rafforzare sia i controlli alla frontiera sia i pattugliamenti in mare. In aggiunta, l’esecutivo ha reso noto di aver intenzione di aprire strutture destinate ad accogliere i migranti che dovranno essere rimpatriati, non avendo ottenuto l’approvazione della richiesta d’asilo ed essendo giunti in Grecia in maniera clandestina.

Per quanto invece concerne il sovraffollamento dei centri di accoglienza, in gran parte dovuto al rapido aumento degli sbarchi dei migranti che giungono dalla Turchia, il governo di Mitsotakis ha annunciato che al fine di ridurre il numero di persone nei centri di accoglienza delle isole dell’Egeo, parte dei migranti saranno trasferiti nell’entroterra.

Il governo di Atene si era già riunito d’urgenza lo scorso sabato 21 e domenica 22 settembre. In tale occasione, l’esecutivo aveva annunciato di aver lavorato a un piano di sorveglianza dell’Egeo “da un estremo all’altro”, al fine di disincentivare lo sbarco di migranti nel Paese. In particolare, secondo quanto rivelato, il piano mira a evidenziare la percezione della presenza di forti controlli presso i confini marittimi del Paese. Ma non solo, visto che “il confine terrestre con la Turchia ad Evros sarà serrato al punto tale che nessuno potrà oltrepassarlo”.

Per quanto invece riguarda la dislocazione dei migranti, tale misura era stata già adottata in precedenza dal governo ellenico. In particolare, lo scorso 24 settembre, circa 150 migranti erano stati trasferiti dall’isola di Symi ai centri di accoglienza di Kos, nell’Egeo sud-orientale, e Leros, non molto distante da Atene, mentre altri 380 migranti erano stati trasferiti da Samo al centro di accoglienza di Corinto, nell’entroterra della Grecia. Il 2 settembre, inoltre, il governo ateniese aveva già deciso di dislocare circa 1.400 migranti da Lesbo al centro di accoglienza di Nea Kavala, nel Nord della Grecia. Tuttavia, alcuni attivisti avevano precedentemente innalzato le proprie preoccupazioni in merito al possibile sovraffollamento del campo di Nea Kavala che, stando a quanto riportato dai media locali, sebbene sia stato costruito con una capienza di circa 800 persone, attualmente ospita oltre 1.000 migranti.

Secondo le stime dell’IOM, dall’1 gennaio al 29 settembre 2019 i migranti che hanno raggiunto l’Europa sono stati 79.631, di cui 63.653 via mare. Il numero di morti e dispersi ammonta invece a 994, di cui 640 nella rotta del Mediterraneo Centrale, la quale vede la Libia tra i principali porti di partenza. I Paesi europei maggiormente colpiti dal fenomeno migratorio sono la Grecia, la Spagna, Cipro, l’Italia e Malta. In particolare, dall’1 gennaio al 29 settembre 2019, sono giunti 41.615 migranti in Grecia, 21.223 in Spagna, 7.521 in Italia, 4.944 a Cipro e 2.708 a Malta. Paragonando i dati alle cifre totali riguardanti lo stesso periodo del 2018, gli arrivi sono diminuiti del 20%. 

Per quanto concerne la Grecia, secondo i dati dell’IOM e delle autorità nazionali di Atene, dall’1 gennaio al 29 settembre 2019, nel Paese sono arrivati via mare 36.128 migranti, ovvero 12.903 in più dello scorso anno.  I centri di accoglienza presenti sulle isole dell’Egeo, inoltre, secondo le stime, sono nel complesso popolati da circa 28.000 migranti, a fronte di una capienza per circa 10.000 persone. Nonostante migliaia di migranti siano stati considerati vulnerabili a causa della loro età o dei problemi di salute, non possono in ogni caso essere trasferiti a causa del sovraffollamento dei centri di accoglienza anche dell’entroterra.  

In virtù di tali cifre, l’Unione Europea aveva avanzato i propri dubbi in merito alla possibile responsabilità di Ankara dell’aumento degli sbarchi in Grecia, ma la Turchia aveva smentito quanto ipotizzato, fornendo i propri dati, secondo cui nei primi 8 mesi del 2018 i migranti che avevano raggiunto la Grecia dalla Turchia erano stati 30.842, mentre nel 2019 sono stati 29.025. Da parte sua, il premier greco, Kyriakos Mitsotakis, ha incontrato, per la prima volta in tale clima di emergenza, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, mercoledì 24 settembre, a margine della 74esima sessione plenaria dell’Assemblea generale dell’ONU. Nel corso dell’incontro, i due leader hanno assicurato il reciproco impegno ad assicurare la stabilità della regione, in riferimento, secondo quanto reso noto da Mitsotakis al termine del vertice, “sia al fenomeno migratorio, sia alla questione cipriota”.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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