Immigrazione: i fatti più importanti di settembre 2019

Pubblicato il 1 ottobre 2019 alle 6:01 in Approfondimenti Immigrazione

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 Il Paese che ha accolto il maggior numero di migranti, al momento, risulta essere la Grecia, seguita da Spagna, Italia, Malta e Cipro. Il numero dei morti in mare nei primi nove mesi del 2019, invece, ammonta a 1.847. Tali cifre costituiscono una diminuzione significativa, soprattutto in termini di sbarchi, rispetto alle cifre dello stesso periodo del 2018, quando arrivarono nei porti europei oltre 81.000 stranieri.

Per quanto riguarda l’Italia, le stime del Ministero dell’Interno indicano che, dal primo gennaio al 30 settembre 2019, sono sbarcati oltre 7.521 migranti, cifra che segna una forte diminuzione rispetto al numero dello scorso anno, quando sono giunti via mare oltre 21.000 stranieri. Le prime cinque nazionalità dei migranti sono tunisina, pakistana, ivoriana, algerina e irachena.

Il mese di settembre si è aperto con la smentita, da parte del ministro dell’Interno turco, Suyleyman Soylu, delle accuse mosse dall’Unione Europea verso la Turchia, ritenuta responsabile dell’aumento degli sbarchi di migranti in Grecia. Secondo i dati presentati da Soylu il 4 settembre, nei primi otto mesi del 2018 i migranti che avevano raggiunto la Grecia erano stati 30.842, mentre nello stesso periodo del 2019 sono stati 29.025, il che significa che vi è stato una diminuzione del 6%”. Le cifre migratorie relative alla Grecia, secondo i dati dell’IOM e delle autorità nazionali di Atene, indicano 23.098 sbarchi dal primo gennaio al 28 agosto 2019. Paragonando i dati allo stesso periodo dello scorso anno, in Grecia sono arrivati 4.330 migranti in più. Per quanto riguarda gli arrivi via terra, nello stesso lasso di tempo sono giunti in Grecia 4.416 migranti. Stando all’ultima rilevazione effettuata nel mese di maggio 2019 dalle autorità di Atene, i migranti che giungono in Grecia sono principalmente provenienti dall’Afghanistan, dalla Siria, dai territori palestinesi, dall’Iraq e dalla Repubblica Democratica del Congo. I migranti che nelle ultime settimane hanno raggiunto le coste elleniche sono per la maggior parte partiti dalla Turchia, prima di sbarcare presso le isole del Mar Egeo, principalmente a Lesbo, dove si trova il centro di accoglienza più grande di Europa, Moria. Il giorno precedente, 3 settembre, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, aveva affermato che Ankara potrebbe riaprire la rotta dei migranti verso l’Europa, se non riceverà il sostegno economico promesso dall’Europa, per far fronte alla crisi migratoria. Nell’ambito di un accordo siglato da UE e Turchia il 18 marzo 2016, Ankara ha accettato di bloccare il flusso di rifugiati e migranti verso l’Europa in cambio di miliardi di euro di aiuti. Il governo turco afferma di aver ricevuto solo una parte del sostegno finanziario promesso.

Il 10 settembre, il governo di Atene ha annunciato di voler costruire due nuovi centri di accoglienza nell’entroterra, al fine di trasferirvi i migranti che attualmente soggiornano presso i centri in stato di sovraffollamento, soprattutto nelle isole dell’Egeo. Secondo quanto reso noto dalle autorità greche, le nuove strutture saranno finalizzate esclusivamente al “transito dei migranti” e saranno due. La prima verrà costruita sfruttando un base militare inutilizzata nella città di Karavomylos, nella regione centro-meridionale della Fthiotida. La seconda, invece, sarà un’estensione del centro già esistente di Corinto. Stando alle stime del Ministero per la Protezione di Cittadini, che si occupa di politiche migratorie, entrambi i centri saranno attivi entro la fine del mese e accoglieranno oltre 900 migranti che vi verranno dislocati dai centri di accoglienza del Mar Egeo.

Il 12 settembre, il Ministero dell’Interno della Germania, per conto della Grecia, ha richiesto alla di accettare le espulsioni verso il suo territorio e di impegnarsi maggiormente nel contenimento degli attraversamenti clandestini delle frontiere che hanno causato il deterioramento delle condizioni dei centri di accoglienza della Grecia. La situazione in Grecia, specie nelle isole, è stata definita dal portavoce del Ministero quale “molto difficile”, a causa del numero sempre maggiore di migranti che giunge in Grecia nelle ultime settimane. Per fronteggiare a tale emergenza, il portavoce del Ministero ha suggerito di “implementare in modo più completo” l’accordo tra UE e Turchia del 2016 in materia di immigrazione, finalizzato a prevenire che i migranti affrontino i pericolosi viaggi verso la Grecia tramite l’invio di diversi miliardi di euro di aiuti ad Ankara. L’accordo, inoltre, prevede che coloro che otterranno lo status di rifugiati potranno restare in Grecia, mentre coloro a cui la richiesta verrà rigettata dovranno tornare in Turchia.

Il 15 settembre, l’Alto Commissariato dell’ONU per i rifugiati (UNHCR) ha evacuato in Italia dalla Libia 98 richiedenti asilo, trasferiti nell’ambito di un nuovo corridoio umanitario diretto verso il nostro Paese. L’agenzia delle Nazioni Unite ha spiegato che, “con il conflitto che continua a infuriare in Libia, le operazioni di evacuazione rappresentano un’ancora di salvezza per i rifugiati più vulnerabili che si trovano nei centri di detenzione e in contesti urbani e che hanno un disperato bisogno di sicurezza e protezione”. Prima di raggiungere l’Italia, i rifugiati sono stati trasferiti nel Centro di Raccolta e Partenza di Tripoli per ricevere le cure necessarie. Gli stranieri in questione provengono da Eritrea, Etiopia, Somalia e Sudan e 52 dei 98 africani sono minori non accompagnati. Il rifugiato più piccolo ha 7 mesi ed è nato in un centro di detenzione. Molte delle persone evacuate hanno vissuto all’interno dei centri libici per diversi mesi, prima di essere trasferiti. Quest’ultima operazione umanitaria porta a 1.474 il numero di rifugiati assistiti dall’UNHCR nell’arco del 2019.

Il giorno seguente, 16 settembre, le autorità di polizia italiane hanno arrestato 3 individui, accusati di sequestro, tortura e traffico di migranti nella rotta tra la Libia e l’Europa. Si tratta di un ragazzo di 27 anni della Guinea e di due cittadini egiziani di 24 e 26 anni, i quali sono stati trasferiti nel carcere di Messina, in Sicilia, dopo che le autorità hanno raccolto le testimonianze di alcuni migranti contro i loro trafficanti. Prima di giungere in Sicilia, i migranti erano sbarcati a Lampedusa. Secondo quanto ricostruito tramite le testimonianze rilasciate dai migranti, gli arrestati sono responsabili di una serie di abusi, primo tra tutti lo stupro sistematico di donne e l’uccisione di numerosi altri migranti. Alcune fonti ritengono che i tre lavorassero presso un centro di detenzione per migranti ricavato da un’ex base militare presso Zawyia, in Libia, dove coloro che intendevano raggiungere l’Europa venivano trattenuti forzatamente fino a quando non erano in grado di pagare un riscatto. In caso di impossibilità nel pagare, “i migranti venivano trasferiti ad altri torturatori per sfruttamento sessuale o lavorativo” oppure per essere uccisi.

Il 17 settembre, il ministro degli Esteri, Luigi di Maio, ha rilasciato una nota ufficiale in materia di immigrazione in risposta all’omologo ungherese, Peter Szijjarto, il quale aveva dichiarato, il giorno precedente, che la decisione del governo italiano di aprire i confini dell’Europa ai migranti rappresenta un errore e che Budapest avrebbe tutelato i propri confini. Nello specifico, Szijjarto aveva definito la decisione dell’Italia di aprire le frontiere “deplorevole” e “pericolosa”. Per tutta risposta, Di Maio ha riferito che il giudizio di Szijjarto sull’Italia è “del tutto strumentale”. Ad avviso del ministro italiano, le condizioni in cui versa il suo Paese sono “da anni” quelle di “un’emergenza causata soprattutto dall’indifferenza di alcuni partner europei come l’Ungheria”.

Lo stesso giorno, un’imbarcazione che trasportava migranti in viaggio verso l’Europa è affondata a largo delle coste tunisine di El Aouabed, causando 8 morti e 14 dispersi. Solo 9 delle persone a bordo sono state recuperate, ha riferito la Guardia nazionale di Tunisi. La barca è affondata a circa 10 km dalla costa, vicino alla città di Sfax e le operazioni di salvataggio per trovare gli ultimi dispersi sono ancora in corso. Tutti i migranti a bordo sono di nazionalità tunisina, ha accertato il portavoce della Guardia Costiera, Houssem Jebabli. L’ultimo disastro avvenuto a largo della Tunisia risale al 3 luglio, quando più di 80 migranti sono risultati dispersi dopo il naufragio di una barca nei pressi di Zarzis.

Il 19 settembre, la Guardia costiera libica ha reso noto il salvataggio di 493 migranti irregolari in quattro giorni, avvenuto, nello specifico, attraverso operazioni condotte dal 15 al 18 settembre da diverse squadre delle proprie forze. I migranti si trovavano a bordo di sei gommoni in totale, a largo delle coste libiche, nel Nord-Ovest e nel Nord-Est di Tripoli. Erano presenti altresì bambini e donne. In particolare, le autorità della Guardia costiera hanno dichiarato che la pattuglia Ubari ha effettuato due operazioni di salvataggio. La prima il 15 settembre, in cui sono stati tratti in salvo 77 immigrati, tra cui 4 donne, mentre erano a bordo di un gommone a Nord di Homs, città portuale situata nella Libia settentrionale. La seconda operazione ha avuto luogo il 16 settembre, quando 96 immigrati irregolari, tra cui 4 donne e un bambino, sono stati salvati. Questi erano di diverse nazionalità, sia asiatiche sia africane. I migranti sono stati trasportati in cinque postazioni differenti della Guardia costiera, dove sono stati fatti sbarcare per ricevere l’assistenza umanitaria e medica necessaria e, successivamente, sono stati trasportati nel centro di controllo di Homs. Nell’ultima settimana, la sezione della Guardia costiera di Tripoli ha poi soccorso altri 3 gommoni. Il primo il 16 settembre, con a bordo 83 migranti, 80 dal Sudan e gli altri 3 egiziani, anch’essi a Nord di Homs. Il giorno successivo, il 17 settembre, altri 83 migranti sono stati tratti in salvo, tra questi anche due donne e un bambino. L’operazione del 18 settembre ha poi portato al salvataggio di ulteriori 108 persone, incluse 18 donne e 3 bambini, che si trovavano a circa 15 miglia a Nord-Est di Zuwara, città nel Nord-Est della Libia. I migranti, tutti irregolari, sono stati portati al punto di sbarco della Guardia costiera presso la base navale di Tripoli e hanno ricevuto assistenza umanitaria e medica.

Il 23 settembre, i ministri dell’Interno di Germania, Francia, Malta, Italia e Finlandia si sono incontrati, a Malta per formulare una risposta coordinata in materia di immigrazione. Nello specifico, l’obiettivo del vertice era l’elaborazione di un sistema automatico di redistribuzione dei migranti salvati in mare, per porre fine alle prolungate trattative tra Stati che hanno causato il blocco, talvolta per settimane, di imbarcazioni con a bordo centinaia di persone in cerca di asilo. All’incontro ha partecipato anche il commissario europeo per le politiche migratorie, Dimitris Avramopoulos, il quale ha dichiarato di ritenere prioritari il salvataggio di vite umane e il contrasto ai trafficanti di migranti.

Il giorno seguente, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha dichiarato che l’accordo in materia di immigrazione siglato a Malta rappresenta “una svolta”. Il sistema concordato durante il vertice del 23 settembre intende porre fine alle prolungate trattative tra Stati che hanno causato il blocco di imbarcazioni con a bordo centinaia di persone in cerca di asilo. Nello specifico, secondo quanto annunciato al termine dell’incontro dal ministro dell’Interno italiano, Luciana Lamorgese, i leader presenti hanno concordato su 4 punti principali. Il primo sancisce l’obbligo della redistribuzione dei migranti, con un meccanismo di ripartizione delle quote stabilite dai singoli Paesi che sottoscriveranno l’accordo. Il secondo punto prevede l’impiego di “tempi rapidi”, ovvero circa 4 settimane, per i ricollocamenti e la redistribuzione sia di chi ha ottenuto lo status di rifugiato, sia della totalità dei richiedenti asilo. Il terzo punto, una volta definita la quota da ridistribuire, i migranti verranno direttamente registrati nel Paese di destinazione, che ne curerà anche i rimpatri, e non più in quello di primo approdo. Secondo quanto sottolineato dal ministro italiano, infine, l’accordo, che verrà ora presentato agli altri Paesi dell’UE, stabilisce anche “la rotazione volontaria dei porti di sbarco, non solo quando quelli di Italia e Malta sono saturi”, il che rappresenta, ha dichiarato Lamorgese, “un primo passo concreto per un approccio di vera azione comune europea”.

Il 26 settembre, Spagna e Grecia si sono opposte all’accordo di Malta. I due Paesi affermano che il sistema cerca, quasi esclusivamente, di risolvere il problema italiano. Il governo spagnolo contesta la possibilità di distribuire solo i soccorsi che sono stati aiutati in mare aperto e hanno richiesto asilo. Questi criteri escludono la maggior parte di coloro che arrivano in Spagna e buona parte di quelli che arrivano in Grecia. Madrid e Atene hanno sottolineato che dopo quattro anni di disaccordi e scontri per raggiungere un quadro europeo comune, questo meccanismo di emergenza è stato concepito come un gesto di sostegno europeo all’Italia, “ora che Matteo Salvini, che ha reso gli sbarchi un problema politico e umanitario, non è più al potere”. L’idea è che, con questa soluzione temporanea, si ponga fine all’idea che l’Italia stia affrontando la questione dell’immigrazione da sola. Il patto sarà attivato ogni volta che un paese sostiene una “pressione migratoria sproporzionata”, un concetto senza concrezione precisa – segnalano Spagna e Grecia – che l’accordo intende misurare sulla base delle “capacità di accoglienza” di ciascuno Stato membro partecipante o sulla base di “un numero elevato di richieste di protezione internazionale”.

Il 26 settembre, l’ambasciatore libico in Italia, Omar Abdelsalam al Tarhouni, ha colloquiato con il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. Nel corso del meeting, il primo tra i due, sono state diverse le tematiche trattate, inerenti alla sicurezza di Italia e Libia. In particolare, hanno affrontato la questione della lotta al terrorismo e al contrabbando e di contrasto all’immigrazione irregolare. Alla fine dell’incontro, i due hanno concordato di organizzare una visita della ministra in Libia, il prima possibile.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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